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Bastardi senza gloria – Schizzi di Tarantino

Bastardi senza gloria – Schizzi di Tarantino My rating: 5 out of 5

Per la rassegna Schizzi di Tarantino oggi parleremo del film che ha portato il concetto il doppiaggio non ha senso a un nuovo livello: Bastardi senza gloria è recitato in inglese, tedesco, francese, italiano e nelle nostre sale arrivò doppiato con una noncuranza omicida degna della Manson Family.

Io vi stimo molto, lettori di TheMacGuffin, quindi do per scontato che dopo una mesata sana di Schizzi di Tarantino abbiate recuperato tutto ciò che vi mancava e di poter skippare quindi allegramente amenità come la trama di Bastardi senza gloria. Immaginatemi sui vostri schermi in FFW che racconto: “Seconda Guerra Mondiale… zwiiisthlthlthl… soldati dell’esercito americano… zwiiisthlthlthl… uccidere i nazisti… zwiiisthlthlthl orso ebreo… zwiiisthlthlthl… quel gran manzo di Fassbender” ecc.

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Due note giusto due sul cast: Tarantino è il tipo d’uomo che sa quando è venuto il momento di dare una parte a Brad Pitt. Ha aspettato che fosse stagionato al punto giusto con la pazienza di una leonessa acquattata nel Veldt. Poi è balzato fuori e lo ha ghermito con un personaggio badass e grottesco, che si è rivelato uno dei jackpot della sua carriera. Mi duole informarvi che invece Cristoph Waltz, vera rivelazione del film, non era il primo della lista per la parte di Hans Landa: Quentin avrebbe voluto Leo DiCaprio. L’amore tra i due è scoccato solo qualche anno dopo sul set di Django, di cui però vi parlerà il buon Federico Asborno la prossima settimana.

Bastardi senza gloria ha ritmi decisamente insoliti per un film “di guerra” (ma chi vogliamo prendere in giro…): lunghi capitoli, ciascuno con una cornice spazio-temporale definita, in cui è il dialogo tra i personaggi l’elemento principale. Queste macro-sequenze sono vere e proprie monadi narrative con tanto di premessa, climax, epilogo. Obiettivo di ogni macro-sequenza è la costruzione di una tensione sempre crescente, che poi si sgonfia o esplode nel modo più catastrofico: la telecamera indugia su piccoli dettagli, al servizio di questa tensione.

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La tazza di latte offerta ad Hans Landa dal contadino francese prima del massacro nella lunga e maestosa sequenza d’apertura, il dolce che sempre Landa assapora con gusto mentre ci chiediamo se abbia riconosciuto Shosanna, i dettagli gestuali che fanno saltare la copertura del finto soldato tedesco alla locanda, le scarpe di Diane Kruger… ah, no. Quello è il solito feticismo di Tarantino, pardon.

Bastardi senza gloria è un inno mostruosamente ben riuscito alla libertà creativa. Tarantino ha messo sul piatto una serie di personaggi archetipici e una cornice storica abusati dal cinema in ogni posizione del Kamasutra: la Seconda Guerra Mondiale. I tedeschi cattivi. Il baffetto. Lo sterminio del popolo ebraico. I soldati americani cazzuti oltre ogni ragionevolezza.

Sono luoghi narrativi con cui la Settima Arte ha combinato veramente di tutto: polpettoni storici, drammi umani, ricostruzioni rigorose, prodotti umoristici, film di denuncia, enormi vaccate. Nessuno però aveva mai osato prendersi la stessa libertà di Tarantino: stravolgere completamente la realtà storica, in una delle sue pagine più crude e ancora molto sentite.

E non si parla di ricostruzioni inaccurate o licenze poetiche, no: in Bastardi senza gloria, semplicemente, Hitler resta ucciso in un attentato. Così. Debbotto. Raggelando per un attimo anche lo spettatore, che sente dibattersi da qualche parte nello stomaco decenni di istruzione scolastica imbizzarrita. “Ehi, aspetta un momento… cazzo succede?”

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Signori e signore, Tarantino se ne frega. Fa morire il suo Hitler in circostanze immaginarie, per mano di un’ebrea che ha perso la famiglia ed è decisa a vendicarsi (le donne di Tarantino sono sempre particolarmente vendicative. Quentin, che ci combini?).

L’elemento metacinematografico è fortissimo: alla propaganda di regime, realizzata anche attraverso la produzione e la distribuzione di film celebrativi delle gesta belliche dei soldati tedeschi, è dedicata un’ampia porzione della sceneggiatura. E la stessa vendetta ebrea arriva in un cinema, “grazie al cinema” in senso molto materiale (la “miccia” prescelta sono pellicole date alle fiamme) e con una volontaria e consapevole spettacolarizzazione da parte dell’attentatrice. Shosanna appare in primissimo piano sullo schermo quando le porte si chiudono e l’incendio divampa, e racconta la sua “vendetta ebrea” su un telo già avvolto dalle fiamme.

Degna di nota la caratterizzazione sempre interessante dei personaggi secondari: conosco gente a cui Bastardi senza gloria non è piaciuto (sì, conosco persone orribili) ma COMUNQUE si ricordano perfettamente dell’orso ebreo, che spappola crani nazisti a suon di mazzate (rigorosamente con mazza da baseball). Anche se il vero principe del film è l’SS Hans Landa: buffo ma spaventoso, riesce a catalizzare simpatia, odio e disgusto contemporaneamente, come solo i veri mostri.

Nella sequenza finale di Bastardi senza gloria Brad Pitt incide una svastica sulla fronte di Landa, e commenta soddisfatto: “questo potrebbe essere il mio capolavoro”. Dalla terza visione ho cominciato a fargli eco anch’io: “sì Quentin. Forse hai ragione.”

Inevitabilmente mi ricredo ogni volta che vedo Le Iene Pulp Fiction o… eccetera. Sono giunta alla conclusione che il capolavoro di Tarantino non esista, perché quell’uomo è semplicemente un artista troppo figo e completo e ogni sua uscita ha portato al cinema un contributo originale e importante.

Con questa appassionata dichiarazione da fangirl io vi saluto: il mio contributo a Schizzi di Tarantino termina qui, ma non perdete gli ultimi due episodi a cura di Federico e Gaia, che se no fate piangere Jesoo.

Article written by:

Sara Boero

Sua madre dice che è nata nel 1985, a lei sembrano passati secoli. Scrive da quando sa toccarsi la punta del naso con la lingua e poco dopo si è accorta di amare il cinema. È feticista di Tarantino almeno quanto Tarantino dei piedi. Non guardatele mai dentro la borsa, e potrete continuare a coltivare l'illusione che sia una persona pignola.

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