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Batman Ninja: il trash non basta a salvare la storia

Batman Ninja: il trash non basta a salvare la storia My rating: 2 out of 5

Il trash qualche volta non è abbastanza per giustificare un prodotto: con Batman Ninja è sicuramente questo il caso. L’opera diretta da Junpei Mizusaki e Tetsuro Satomi disponibile su Netflix è un ibrido tra quello che sembra un tentativo di trash fallito miseramente e un esercizio di stile tenuto con una certa disattenzione.
La trama, in breve, tralasciando tutti i colpi di scena non necessari e gli snodi del tutto discutibili, di cui parleremo dopo, è questa: Batman, a causa di una macchina del tempo costruita da Gorilla Grood, si ritrova trasportato nel Giappone Feudale, nel bel mezzo del periodo Sengoku. Insieme a lui vengono scagliati nelle fibre temporali anche i suoi alleati (Robin, Red Robin, Red Hood, NightWing e Alfred, ovviamente) e i suoi nemici (Joker, Harley Quinn, Cat Woman, Deathstroke, Due Facce, Pinguino, Poison Ivy, Bane).

Un bel po’ di gente insomma, tecnicamente tutti quelli che si trovavano nelle immediate vicinanze della macchina di Gorilla Grood (lui stesso trasportato nel Giappone feudale). Ho detto tecnicamente, perché in pratica si tratta in realtà di una bella maniera per creare una mischia epica situata a metà tra un’anime e forse pescando anche dalla Cina, con gli wuxia. Questo perché Bruce Wayne arriva in Giappone con due anni di ritardo rispetto agli altri; ciò significa che al posto dei daimyō in Giappone regnano i nemici dell’uomo pipistrello, ognuno con un bel castello (rima non voluta, scusate), armati fino ai denti, pronti a unificare il Giappone sotto un regno di caos e follia. Ora, indovinate un po’ chi è in cima alle classifiche? Ovvio, il Joker.

Adesso, diciamo quello che funziona (molto poco) e quello che non funziona in Batman Ninja. Siamo qui per questo, ma anche perché non vi saprei certo riassumere questo film del tutto nonsense.

Quello che funziona è l’aspetto grafico; gli scenari sono reinterpretati secondo l’ukiyo-e: scenari malinconici, panorami privi di prospettiva, densi, esperimenti grafici vincenti. Anche il character design non fallisce nell’intento, e la rivisitazione di ogni personaggio in chiave nipponica ne esce vincente. Ecco, tutto il resto crolla e si accartoccia su sé stesso.

Perché per continuare nella mutazione nipponica la pellicola fa uso dei tòpoi dell’anime, e il tutto assume proporzioni certo trash, ma che non vogliono essere esplicitamente tali. In pratica il fatto che Batman Ninja non sia altro che un super sentai sembra essere non una gustosa scelta apprezzabile e divertente, ma parte integrante della trama. Questo avviene con castelli che diventano prima erranti (esatto) e poi si trasformano in mecha e poi si uniscono per creare un Megazord. Batman Ninja si prende sul serio e diventa i Power Ranger. E andrebbe anche bene, anzi benissimo, se non fosse noioso oltre misura.

Perché cercando di motivare ogni cosa che accade si mettono insieme castelli mecha, creature che sinceramente non riesco che a definire come Pokémon, power up sempre più inutili e immotivati, tutto per infilzare continui eventi, in una lunga e non necessaria sequela di cui non sentivamo sinceramente il bisogno. Batman è monocorde, Joker è meglio caratterizzato, ma manca di acume, lo stesso utilizzo del tema del viaggio nel tempo viene preso, ripreso e poi abbandonato, la trama si fa sempre più dispersiva e frettolosa mentre, accumulandosi gli eventi, cerca disperatamente di avviarsi verso il finale.

Quindi non funziona? Ecco, come ho già detto funziona, ma non è sufficiente. Non è così male, ma arrivare in fondo costa molta fatica. Lo spettatore tende ad annoiarsi, annoiandosi perde il filo degli eventi, già caotico di per sé, e ogni scelta, anche la più godibile in maniera trash, appare insulsa. Io lo consiglio con due gin tonic in corpo.

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Classe '91. Pur avendo studiato Beni Culturali ed editing credo di saperne di più sui viaggi nel tempo e sulle zone infestate. Leggo un sacco di libri e cerco sempre di avere ragione, bevo tanto caffè, e provo piacere nell'essere un’insopportabile so-tutto-io. Per intrattenervi posso recitare diversi sketch dei Monthy Python.

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