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Berserk: la nostra epoca d’oro

Berserk: la nostra epoca d’oro My rating: 4 out of 5

L’epopea di Berserk

Tutto iniziò quando lo sbarbatello Pierfrancesco approdò al primo anno di ginnasio. La nuova era scolastica aveva un sacco di novità: il greco, il latino e il sabato a casa. Inutile dirvi che fu proprio quest’ultima a colpire maggiormente il nostro giovincello, che prese subito a esplorare un territorio che fino a quel momento era rimasto sconosciuto: il venerdì sera. Che emozione poter stare svegli fino a tardi, senza dover andare a scuola! Certo anche il sabato potevo, ma farlo il venerdì era diverso, più eccitante, più trasgressivo (se vi stesse venendo il dubbio che io sia pazzo, ebbene sì, lo sono).

Proprio facendo zapping durante una di quelle sere maledette mi imbattei in un cartone animato. Non riuscivo a credere ai miei occhi e controllai l’orologio. “Che ci fa un anime a quest’ora?” mi chiesi. Ragazzi era tardi, quasi mezzanotte. Molto dopo l’orario in cui veniva trasmesso Anime Night su Mtv (e qui so che i nostalgici piangeranno) e poi era su Italia Fucking 1. La mia curiosità venne catturata da quel cartone e iniziai a vederlo senza quasi pensarci. Fu così che Berserk entrò nella mia vita e ancora oggi, dopo quasi vent’anni (davvero sono trascorsi vent’anni!? Attacco di panico in corso…), ancora non mi ha abbandonato.

“L’uomo si illude di essere il fautore della propria vita ma esistono elementi superiori che guidano e controllano il destino di ognuno di noi. Chiamateli forze sovrannaturali o intervento divino; cioè che è certo è che le nostre azioni non sono il risultato del libero arbitrio.”

Me ne innamorai subito e il venerdì divenne un appuntamento fisso. Io, nel cuore della notte, avvolto nelle coperte del divano, fissavo lo schermo illuminato della tv, cercando di non perdermi neanche una puntata. Il buio mi osservava fuori dalla finestra, mentre il mio cuore sobbalzava al ritmo delle melodie sinistre ed evocative della ost composta da Susumu Hirasawa.

Ragazzi probabilmente non mi capirete, ma quelle notti mi segnarono e per me è difficilissimo scrivere quest’articolo senza cadere sul personale. Quindi cercherò di mantenere la calma e di andare con ordine. Dopo l’anime, recuperai in fretta il manga di Miura, il quale è decisamente superiore al cartone per crudezza e approfondimento. Purtroppo, come è tristemente noto ai fan della serie, il fumetto di Berserk non è ancora terminato e ogni nuova uscita avviene praticamente ogni mille anni. Di conseguenza il mio attaccamento è diminuito, anche se non è mai scomparso. Sotto sotto è rimasto, qualche volta riemergendo in maniera furente, per poi affievolirsi nell’oceano come un’onda che ha terminato il suo impeto.

In qualche modo Berserk mi ha segnato, anzi, sarebbe più calzante dire forgiato, come se fossi la spada ammazzadraghi di Gatsu. Proprio per questo, quando ho saputo che sarebbero usciti dei film che avrebbero ripercorso i momenti iniziali della trama di Berserk sono trasalito. Si tratta di un unico arco narrativo chiamato Berserk: l’epoca d’oro e diviso in tre capitoli: L’uovo del Re dominatore, La conquista di Doldrey e L’avvento. Ma questo film è davvero alla altezza del manga? Quali sono gli elementi del manga che rendono Berserk un capolavoro e come vengono tradotti nel film? Insomma questa età dell’oro è davvero un’epoca felice o no?

Più avanti trovete le risposte a questi quesiti e anche qualche SPOILER.

Selve oscure e castelli non incantati

Berserk è ambientato in un medioevo oscuro e immaginario, in cui i vari regni sono in continua guerra tra loro. Gatsu è un orfano nato praticamente col spada in mano. La sua monotona vita da taglia gole viene sconvolta dall’incontro con la Squadra dei Falchi, un gruppo di mercenari capeggiato dal magnetico Griffith. Dopo aver perso a duello con quest’ultimo, Gatsu sarà costretto ad unirsi a lui e al resto del gruppo. Insieme ai suoi nuovi compagni Gatsu combatterà numerose battaglie, ottenendo vittorie su vittorie e iniziando a vedere nella Squadra dei Falchi la sua nuova famiglia. A spezzare l’idillio è però lo stesso Griffith, la cui smodata ambizione farà precipitare le cose, fino al punto di non ritorno. Mazzate, sangue e intrighi la fanno da padrone, ma anche buoni sentimenti quali la fratellanza, l’amicizia e l’amore.

Zodd, il diavolo cornuto, è il primo essere mostruoso a comparire nella storia. E lascia il segno, eccome se lo lascia

Il tutto giocato in un’ambientazione, in grande parte realistica ma che non disdegna il sovrannaturale. Dimenticatevi però elfetti, fate buone e simpatici gnomi. Il fantastico di Miura è popolato da creature mostruose, annidate nell’ombra e pronte a divorarti. Il confine tra i due piani viene flebilmente sfumato fino a esplodere con la scena dell’Eclissi. Il film segue questa transizione in maniera abbastanza puntuale. La regia, infatti, è molto d’atmosfera (grazie anche alla bellissima ost, rinnovata per l’occasione dallo stesso Hirasawa) e l’uso della CGI, nuovo olio di palma per gli appassionati di animazione, è a mio parere molto efficace.

Certo, alcuni elementi della trama sono stati sacrificati per esigenze tempistiche, ma coerenza degli eventi e l’evoluzione dei personaggi scorre comunque bene. A rimetterci è stato sopratutto l’aspetto fanta-politico: gli intrighi orditi nella corte delle Midlands a scapito di Griffith sono decisamente ridimensionati rispetto al manga.

Preparatevi ad assistere a un’eclissi che non vi sareste mai immaginati

L’uomo e le sue mille sfaccettature (mostruose)

L’epoca d’oro ti insegna che nulla è ciò che appare e che tutti nascondiamo qualcosa. Ci sono alcuni che celano le proprie fragilità, come Caska che arriva a reprimere la propria femminilità per sopravvivere in un mondo di uomini, o altri come Judo che covano un segreto che mai ti aspetteresti. E poi c’è chi custodisce dentro di sé pulsioni malvagie e mostruose. Ad esempio la pederastia del Signore di Doldrey o gli istinti incestuosi del Re delle Midlands. La perversione, insita nell’animo umano, nel manga viene sviscerata con tutta la crudezza del caso, nei film invece pare solo essere accennata. Mi sarei aspettato più coraggio dai registi che in alcuni casi hanno ripiegato sul “non visto” o sul “sottinteso”. E no cavolo, questo è Berserk, mica Don Matteo! Mi si è arricciato il naso quando ho visto che anche la scena in cui Gatsu e Caska fanno l’amore era stata ridotta ai minimi termini. Lo dico non perché abbia chissà che manie yoyeuristiche bensì perché nel manga  quel momento è l’occasione per i due personaggi di mettersi totalmente a nudo, esibendo anche le cicatrici del loro animo.

Si potrebbe scrivere un libro sul rapporto tra Gatsu e Griffith. Chissà…magari un giorno! (Paura eh?)

Griffith x Gatsu o Griffith VS Gatsu?

L’epoca d’oro narra essenzialmente il nascere, il crescere e il deteriorarsi del rapporto tra Gatsu e Griffith. Ora, tenetevi pronti perché la sto per sganciare bella forte: secondo me una delle relazioni più complesse che sia mai stata partorita in un’opera di finzione. Il film, seguendo la scrittura di Miura, divide gli esseri umani in due categorie: chi ha un sogno proprio e chi si appoggia a quello degli altri. A esprimere questo concetto è lo stesso Griffith, rivolgendosi alla principessa Charlotte, mentre Gatsu lo ascolta. Questa è una scena chiave per lui: è qui che capisce di essere solo uno strumento nelle mani del suo comandante. Paradossalmente è proprio questa presa di coscienza a far cambiare la consapevolezza che Griffith ha di lui, trasformandolo in un’ossessione. Quando Gatsu se ne andrà il mondo di Griffith andrà in pezzi. Ma che cos’è che li lega? Odio? Amore? Amicizia? È probabile che una risposta a questa domanda non ce l’avremo mai. E forse è meglio così.

 

Ps:  se mai leggerai quest’articolo sappi che quella spada ce l’ho ancora con me.

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Io e il cinema compiamo gli anni nello stesso giorno e questo mi ha illuso che ci fosse una qualche predestinazione dietro ai miei natali (cosa che si sta sementendo con il passare del tempo). I miei amici mi chiamano Pierpolemica perché ho il vizio di distruggere film e serie tv, sopratutto quelli più amati. Per questo, esiste una discreta lista di persone che mi odia e sono sicuro che, scrivendo per MacGuffin, questa si allungerà sensibilmente.

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