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Captain America: Civil War – Una schiacciante dimostrazione di superiorità (NO SPOILER)

Captain America: Civil War – Una schiacciante dimostrazione di superiorità (NO SPOILER) My rating: 5 out of 5

“Da un grande potere, derivano grandi responsabilità”

Il grande potere al quale mi riferisco non è quello di arrampicarsi sui muri ed avere una forza sovrumana, ma quello di avere fra le mani personaggi che per milioni di persone rappresentano gli eroi di tutta una vita. Spider-man, Iron Man, Capitan America (altro che Captain di sta minchia) e compagnia bella mi hanno accompagnato e cresciuto fin da quando ho memoria. Perché che cos’è un bambino senza il suo eroe da sognare?

E si potrà anche crescere, cambiare vita e aspetto, ma i sogni dell’infanzia rimangono. Certo, la loro radiosità non sarà più quella di un tempo, e spesso bisogna rovistare sotto un mucchio di spazzatura per ritrovarli, ma a volte fanno capolino dalla polvere. Ed è una sensazione bellissima, un vero e proprio ritorno a casa. Il grande potere è quindi quello di poter giocare con i sogni delle persone. Ma questo potere comporta anche una responsabilità: non approfittarsene. Perché i sogni vanno sempre rispettati, per quanto piccoli e insignificanti possano sembrare dall’esterno. E questo alla Marvel lo sanno maledettamente bene.

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Perché, senza tanti giri di parole, Captain America: Civil War è uno dei migliori cinecomic mai realizzati. Un’opera grandiosa, emozionante, drammatica e spettacolare. Certo, qualche piccolo difettuccio qua e là si può trovare, ma non stiamo a pettinare le bambole: Civil War prende l’asticella qualitativa dei cinecomics e la spara dritta dritta su Saturno. Eppure, incredibile ma vero, quando quel sant’uomo di Kevin Feige annunciò che il terzo film dedicato a Captain America avrebbe avuto il nome di Civil War, non furono pochi ad essere scettici.

Per i due che ancora non lo sapessero Civil War è il titolo della famosissima serie a fumetti creata da Mark Millar nel 2006 che racconta il clamoroso scisma avvenuto nel mondo dei supereroi a seguito dell’approvazione dell’“Atto di registrazione dei superumani”. Il decreto, appoggiato pubblicamente da Tony Stark, obbliga gli individui dotati di super poteri a rivelare la loro identità segreta al governo degli Stati Uniti, in modo da poter entrare in un programma che non permetterebbe più ai superumani di agire al di sopra della legge, con il costante rischio di provocare disastri e vittime fra i civili. Capitan America, convinto che i supereroi non possano difendere la società con la costante intromissione delle istituzioni governative, che potrebbero approfittarsi del loro potere per controllare l’azione dei superumani, decide di ribellarsi al sistema, diventando capo della resistenza. Da queste premesse nasce lo scontro fra le due fazioni, che avrà effetti devastanti nel mondo Marvel.

Dall’alto della sua saggezza, la Marvel decide di prendere spunto dalla serie a fumetti per raccontare un’altra storia, coerente con l’universo che ha pazientemente creato in otto lunghi anni. L'”Atto di registrazione” si trasforma quindi negli “Accordi di Sokovia”, un documento che vorrebbe spostare le operazioni dei superumani sotto il controllo diretto delle Nazioni Unite, in modo da porre un freno alle ripetute tragedie mondiali che hanno causato un alto prezzo di vite umane, e che hanno visto gli Avengers come protagonisti. Certo, nelle vesti di eroi, ma non per tutti. Non per chi a New York o in Sokovia ha perso la famiglia. La gente ha paura, come dice il Generale Ross al team di supereroi.

Marvel's Captain America: Civil War L to R: Falcon/Sam Wilson (Anthony Mackie), Ant-Man/Scott Lang (Paul Rudd), Hawkeye/Clint Barton (Jeremy Renner), Captain America/Steve Rogers (Chris Evans), Scarlet Witch/Wanda Maximoff (Elizabeth Olsen), and Winter Soldier/Bucky Barnes (Sebastian Stan) Photo Credit: Film Frame © Marvel 2016

E se Tony Stark si trova subito d’accordo con la necessità di inserire gli Avengers nella legalità degli organismi internazionali, sconvolto dalla responsabilità di aver indirettamente causato la morte di centinaia di innocenti, Steve Rogers non ci sta, in quanto ritiene che per difendere il mondo e salvaguardare la giustizia sia necessario essere al di sopra della politica e della burocraziaCiò che farà scoppiare la guerra civile fra i supereroi sarà però Bucky Barnes, alias Soldato d’Inverno. Nel tentativo di aiutare l’amico, ricercato per terrorismo dalla polizia di tutto il mondo, Capitan America si ritroverà per la prima volta ad agire contro la legge. E quando sarà proprio Iron Man ad assumersi l’onere di consegnare alla giustizia il suo compagno, lo scontro fra i due supereroi diventerà tragicamente inevitabile, trascinando tutto il supergruppo in una guerra fratricida, mentre, nell’ombra, un misterioso nemico (Daniel Brühl) tramerà la sua vendetta

Dietro la macchina da presa tornano Anthony e Joe Russo, la talentuosa coppia di fratelli che aveva reso Captain America: The Winter Soldier il film probabilmente più riuscito del MCU. Se però il capitolo precedente era permeato da un’atmosfera da thriller politico, Civil War è a tutti gli effetti un vero e proprio Avengers 2.5. A prescindere dal gran numero di supereroi presenti, torna infatti l’umorismo tipico delle produzioni Marvel, che però, a differenza di Age of Ultron, risulta meno forzato, e di conseguenza estremamente più godibile. In ogni caso, non è certo l’humor a farla da padrona, quanto il dramma di una coppia di amici, improvvisamente ritrovatisi l’uno contro l’altro. L’umorismo è infatti il più delle volte semplicemente una maschera dietro la quale i protagonisti dello scontro celano la loro angoscia, in un climax di drammaticità che deflagrerà nello scontro finale fra Iron Man e Cap, nel quale non ci sarà più alcuno spazio per le battute.

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Ma se c’è un argomento che ha letteralmente monopolizzato i mesi di avvicinamento a Civil War è uno e uno soltanto: il ritorno di Spider-Man fra le braccia della Marvel. Non posso negarlo, vedere questa nuova versione del mio vecchio eroe mi ha davvero emozionato come un bambino. Perché questo Uomo Ragno è semplicemente fantastico. Il minutaggio è ristretto per esigenze di trama, ma in quel lasso di tempo ruba letteralmente la scena. Il nuovo Spidey di Tom Holland è giovane, euforico, logorroico, costantemente stupito dai titani con i quali si ritrova a dividere il campo di battaglia, vagamente pirla ma anche maledettamente intelligente e forte come pochi nell’universo Marvel. Pure il costume è una gioia per gli occhi, mentre le movenze sembrano prese di peso dalle pagine di Steve Ditko. Perfetto. Madonna ma quanto manca a Spider-Man: Homecoming?

Il Bimbo-ragno non era però l’unica new entry del team, poiché in Civil War ha potuto finalmente sfoderare gli artigli (letteralmente) anche uno stracazzutissimo Pantera Nera (un Chadwick Boseman perennemente incazzato) Freddo, letale e veloce. Un monumento alla badassitudine. E anche per lui scatta il conto alla rovescia in attesa del suo stand-alone.

Se tutta l’orchestra suona che è una perfezione, il merito però è anche dei fratelli Russo, che si riconfermano dei registi con i controcazzi.  La gestione del cast è ancora una volta eccellente, come era stato per i precedenti film degli Avengers. Bello e delicato il rapporto fra Scarlet e Visione, sempre cruciale il ruolo della Vedova Nera nei rapporti fra i vari personaggi, spassoso e spettacolare l’Ant-Man di Paul Rudd. Il più sacrificato è probabilmente Occhio di falco, che tuttavia ha sempre uno spessore tutto suo grazie al talento e al carisma di Jeremy Renner.

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Raramente poi si sono viste al cinema scene di combattimento così ben coreografate, così lineari e chiare nella messa in scena. La scena della battaglia all’aeroporto rappresenta da questo punto di vista un apice di ritmo e di spettacolarità con il quale tutti i futuri cinecomics dovranno confrontarsi. Tutti i personaggi riescono ad essere protagonisti di una scena corale che riesce a passare con fluidità da uno scontro all’altro senza mai farsi prendere dalla frenesia o dalla confusione. Intrattenimento allo stato puro. Uno spettacolo unico.

Civil War riesce così ad essere allo stesso tempo un’inarrestabile corsa action e un film profondamente politico, capace di sollevare questioni profonde sulla giustizia, sulla responsabilità del potere e sull’amicizia. Il duello ideologico fra Iron Man e Cap colpisce proprio perché entrambe le posizioni hanno degli aspetti condivisibili, ed entrambi i personaggi sono coerenti nelle loro scelte, alla luce di come sono stati meticolosamente costruiti e rappresentati in tutti questi anni. Una menzione speciale merita tuttavia la prova di Robert Downey Jr., che sfodera una performance da attore drammatico di primissimo livello, dando a Tony Stark un’umanità che va definitivamente oltre al “genio, miliardario, playboy, filantropo” che avevamo imparato ad amare.

Per concludere, mi viene in mente la nota frase di un vecchio mafioso politico italiano: “il potere logora chi non ce l’ha”. Erano in tanti ad aspettare il cadavere della Marvel sulla riva del fiume, presumibilmente vestiti con una maglietta della DC. Purtroppo per loro, ancora una volta, la Casa delle Idee si è dimostrata semplicemente di un’altra categoria rispetto alla Distinta Concorrenza. Perché mai come adesso, ad un mese di distanza da quella porcata di Batman v Superman che ha fatto collezione di pernacchie in giro per il globo, la differenza fra i due filoni è clamorosamente evidente.

Captain America: Civil War è una volgare dimostrazione di potenza e di superiorità che non ammette repliche, ed è anche l’ennesima dimostrazione di come anche i cinecomics possano essere grande cinema. Cazzo, che bello essere nerd in quest’epoca. 

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Article written by:

Roberto Lazzarini

25 anni, cresciuto fin dalla tenera età a film, fumetti, libri, musica rock e merendine. In gioventù poi ho lasciato le merendine perchè mi ero stufato di essere grasso, ma il resto è rimasto, diventando parte di quello che sono. Sono alla perenne ricerca del mio film preferito, nella consapevolezza che appena lo avrò trovato, il viaggio ricomincerà. Ed è proprio questo il bello.

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