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Charlie Countryman deve morire: ecco perchè non prenoterò mai una vacanza a Bucarest.

Charlie Countryman deve morire: ecco perchè non prenoterò mai una vacanza a Bucarest. My rating: 3.5 out of 5

Ho usato un titolo clickbating per il quale potrei ricevere minacce di morte da Nigel (un cattivissimo Mads Mikkelsen) o venire bandito a vita dalla Romania.

In realtà Bucarest sarà sicuramente una capitale con molte cose da scoprire, anche se effettivamente non è molto considerata. Si può anche rischiare di confondersi con Budapest,  perché in infondo sono entrambe nell’Est Europa e hanno le stesse iniziali e le stesse vocali. Questo succede facilmente agli americani,  un popolo che non sa nulla dell’Europa, tranne che i  loro abitanti sono mangiatori di spaghetti e grandi bevitori di birra. Vero Donald Trump?

Ah cazzo mi sono appena fatto un altro grande nemico! Dovrei imparare a tenere a freno la lingua.

Espressione tipica dopo aver fatto o detto una cazzata

Anche Charlie Countryman probabilmente pensava una cosa del genere quando, in preda allo sconforto per la morte della madre, ha deciso di abbandonare Chicago per partire verso una nuova metà. Già in questa scelta c’è tutta l’essenza di Shia LaBeouf, un ragazzo giunto alla ribalta sotto la distruzione artistica di Michael Bay  e le sue esplosioni a casaccio, per diventare l’uomo che si addormenta davanti ai suoi film rivisti in loop.  Si è proprio un personaggio e io l’adoro.  Amo il suo modo di sbattersene delle critiche o il fatto di non tradire se stesso tanto per guadagnare di più o far urlare una massa di ragazzine in pieno sviluppo ormonale.

Hollywood per questo l’ha un po’ emarginato, trattandolo non più da enfant prodige, ma da artista stralunato.  Un classico esempio si può fare rapportando due pellicole che trattano il disagio della periferia americana uscite a distanza di un annetto. Il primo è American Honey. Il mio eroe giganteggia, ma non se ne accorge ne lo vede praticamente nessuno. L’altro, molto più celebrato dalla critica e dal botteghino è Un sogno chiamato Florida. Due film simili per idee e messaggi, ma con un diverso pubblico.

Tornando a Charlie Country deve morire,  Shia LaBeouf verrà venerato dai suoi fan, che inevitabilmente avranno sviluppato un ossessione quasi compulsiva nei suoi confronti, sapendo a memoria le suo battute. Vabbè le scene  della saga di Transformers , dove c’è anche Megan Fox, hanno fatto perdere parecchie diottrie a molti di noi, non facciamo i timidi su.

Lui, e anche i suoi personaggi, sono sempre in bilico tra il disagiato cronico, il romanticone bohémien e uno in crisi d’astinenza. I più esperti dicono che il trip al quale assistiamo in questo film, nato da una semplice birra in compagnia tra l’altro del roscio di Harry Potter, e qualche pastiglia, sia stato girata con l’attore veramente sotto acidi. Rupert Grint in questo film è un nome non da poco. Peccato che la sua carriera abbia patito  il fatto di essere il miglior amico del maghetto famoso e di avere una somiglianza con Paul Dano.

Un altra attrice con un palmares niente male è Evan Rachel Wood, donna che farà  innamorare appena arrivato Bucarest, in circostanze abbastanza sinistre, Charlie. Gabi, questo è il suo nome, però non è proprio una ragazza con cui stare tranquilli, postare foto su Facebook e vivere un amore spensierato e felice. Infatti è la ex moglie di un boss, quel Nigel nominato all’inizio, del quale tutti hanno paura.

La nuova coppia appare un pochino forzata. Non è molto credibile, ma sostanzialmente utile alla storia. Infatti il tutto si basa su questa nuova relazione e le conseguenze che i due saranno costretti a subire.

La tensione piano piano aumenta, con picchi pulp e ansiolitici che porteranno ad un finale addirittura non troppo scontato.

Fredrik Bond, gira un opera prima ambiziosa e particolare. Alcuni dialoghi sono assurdi e fantastici. Messi completamente a casaccio e geniali tipo questo:

Se non potessi viaggiare con la mia scorta di droga i terroristi avrebbero vinto

Anche le varie inquadrature e le scene sono interessanti come le due diverse fughe in metropolitana. Romantica quella tra Charlie e Gin, mentre è probabilmente un omaggio a James Bond la sequenza con il povero Shia LaBeouf  in pericolo che corre giù dalle scale.

Rimane qualche dubbio sulla parte thriller, la vecchia cassetta e il rapporto tra i cattivi. Si è scelto di lasciare più spazio all’amore, non osando fino in fondo, ma tutto sommato sono cose che si possono perdonare ad un regista esordiente.

Viene descritta una Bucarest non proprio ospitale, dove se si intralcia la persona sbagliata si rischia seriamente di non tornare più a casa. Per questo motivo non è il film perfetto da consigliare a chi sta per partire alla scoperta a della capitale rumena. Sono sicuro invece che aumenterà l’ammirazione verso  Shia LaBeouf, attore talentuoso e spesso lasciato a marcire nel suo limbo, a metà tra l’essere star e l’essere solo un personaggio stravagante.

Ps mentre scrivevo questa recensione mi sono imbattuto nel trailer di  The Peanut Butter Falcon dove troveremo Shia LaBeouf insieme a Dakota Fanning. Chissà se sia finalmente arrivato il momento per la consacrazione definitiva per uno dei miei attori preferiti.  Non resta che attendere, sperando che sia distribuito in Italia.

 

 

Article written by:

Nicolò Granone

Simpatico, curioso, appassionato di cinema, sono pronto a esplorare l'universo in cerca di luminosi chicchi di grano da annaffiare e far crescere insieme a voi, consigliandovi ogni tanto film da scoprire qui alla luce del Sole.

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