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Come ritorna il rumore de L’Onda!

Come ritorna il rumore de L’Onda! My rating: 4 out of 5

E’ possibile un’altra dittatura in Germania? Una semplice domanda scatena qualcosa di gigantesco.

Premesso che ho impiegato settimane per decidermi a recensire L’onda (2008, Dennis Gansel), perché l’averne preso visione mi ha lasciata con una sensazione di panico che poche volte mi è capitato di provare. Si tratta, infatti, di un film densissimo di contenuti, tematiche, e conseguentemente di riflessioni che mi sono ritrovata a compiere. Sarà difficile esporvele tutte come si deve, ma sono qui apposta per provarci, no?

La trama

Andiamo con ordine: Rainer è un professore nella Germania odierna, che prende parte alla settimana a tema, ovvero il periodo dell’anno nel quale a ciascun professore spetta un argomento da esporre agli studenti, per una settimana intera, appunto. Al professore in questione tocca l’autocrazia, e se dapprima questo gli dispiace (da rockettaro qual è avrebbe preferito l’anarchia) successivamente ha un’idea piuttosto insolita: stabilire, simulando, un’autocrazia in classe, seguendone le caratteristiche che, mano a mano, gli studenti individuano. Tra queste, l’avere un nome: L’Onda, appunto.

In un primo momento il film sembra porre la dinamica de L’attimo fuggente: un professore molto umano che conduce gli studenti svogliati a scoprire l’importanza di certi valori dimenticati. Non sarei qui a parlarvene, se così fosse, perché appunto il tema è stato egregiamente estinto dal sopracitato film. No, tutt’altro; quel che succede qui è degno di un trattato pedagogico. Piuttosto pesante e poco felice, aggiungerei.

Crescere cheffatica

Senza entrare troppo nel dettaglio della trama, onde evitare di privarvi della tanto dolorosa quanto formativa sofferenza in conclusione di film, posso dirvi che  i ragazzi coinvolti sono tutti adolescenti con tutti i problemi che questo comporta, e che il film segue in particolare ragazzi che vivono una realtà priva di figure di riferimento. Cosa succede allora – questo si chiede il film – quando si crea qualcosa, una cosa sola, che va a tentare di riempire tutti i vuoti?

Lo avrete capito: L’onda va a toccare un tema psicologicamente centrale nella crescita, ovvero il disperato bisogno di punti fermi, certezze, che quasi sempre vengono fornite in modo sbagliato o insufficiente. Ci spiega, inoltre, le difficoltà che questi vuoti creano, tanto a chi li subisce quanto a chi poi tenterà di colmarli. Inutile dire che questi ultimi sono (o dovrebbero essere) gli insegnanti, sui quali il film non indugia con fare santificante: Rainer, anzi, è vittima fino all’ultimo istante di quello che alla fine si rivela un tentativo ingenuo di fare qualcosa di buono. Ne subisce le conseguenze quasi più di tutti.

Questo perché L’onda è un film che non scende a patti con lo spettatore, ma vuole mostrargli l’essere umano per ciò che è: una creatura fragile, bisognosa di certezze e di riconoscimenti. Da questo al desiderio di potere, di controllo, il passo è breve: basta un esperimento scolastico, o un gruppo di amici con una caratteristica in comune.

Non solo ricordare, ma anche fare

Con un pretesto originale e che non può non destare curiosità (e per giunta realmente avvenuto), L’onda mostra non solo quanto una nuova dittatura non sia affatto distante quanto la crediamo, ma mette in evidenza il pensiero del regista, secondo il quale la memoria storica, per quanto importante, è sopravvalutata come soluzione al problema: continuare a parlare di nazismo, di autocrazia, tirandola fuori dai manuali di storia, comporta una dissociazione dal problema, una percezione del fenomeno come qualcosa di lontano.

Il problema da risolvere, sembra dirci il film, sta da un’altra parte: sta nella formazione di una mente stabile, di un giovane sicuro di sé e delle proprie basi. 

Impariamo dunque a ricordare il passato, ma impariamo anche ad individuarne i problemi e le cause alla luce di studi e strumenti nuovi, che non ci lascino passivi rispetto a qualcosa che è accaduto per ragioni umane, e non storiche. Impariamolo, prima che il passato ci colga impreparati e ci travolga, di nuovo, proprio come un’onda.

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1994, ma nessuno ci crede e ancora bersi una birra è complicato. Cinema, libri, videogiochi e soprattutto cartoni animati sono nella mia vita da prima che me ne possa rendere conto, sono stata fregata. Non ho ancora deciso se sembro più stupida di quello che sono, o più furba; pare però che il cinema mi renda, quantomeno, sveglia. Ah, non so fare battute simpatiche.

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