Contagion
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Contagion: quando Steven Soderbergh previde il Coronavirus

Contagion: quando Steven Soderbergh previde il Coronavirus My rating: 4 out of 5

Era da un po’ che volevo rivedermi Contagion. Precisamente dall’inizio dell’emergenza Coronavirus. Memore di quanto fosse realistico il film a tema epidemia di Steven Soderbergh, era infatti mia intenzione fare un confronto tra la finzione cinematografica e la situazione attuale. Ebbene, sono rimasto stupito dalle incredibili similitudini tra i due scenari. Verrebbe quasi da dire che la pellicola del 2011 ha “previsto” con 9 anni d’anticipo il Covid-19 e le sue drammatiche conseguenze nel mondo.

Caso vuole che la storia cominci proprio in Cina, non a Wuhan ma ad Hong Kong, dove Beth (Gwyneth Paltrow), impiegata in viaggio di affari di una compagnia americana, entra in contatto con un nuovo ceppo virale che danneggia polmoni e cervello. Rientrata a casa dalla sua famiglia (non prima di una sveltina a Chicago con un suo ex), inizia a mostrare i sintomi di un’influenza, per poi morire pochi giorni dopo. Nel frattempo il virus si diffonde in tutti gli Stati Uniti e nel resto del pianeta, provocando milioni di vittime e scatenando il panico. Il tutto mentre le autorità cercano disperatamente di arginare la minaccia.

Gwyneth Paltrow

Parlavo prima del realismo del film. In effetti uno dei maggiori punti di forza di Contagion è l’accuratezza scientifica. Durante la fase di pre-produzione, Soderbergh e lo sceneggiatore Scott Z. Burns si sono avvalsi della consulenza di rinomati esperti, tra cui gli epidemiologi Laurence “Larry” Brilliant e W. Ian Liptick (beffardamente infettato dal Covid-19 in questi ultimi giorni) e la divulgatrice scientifica Laurie Garrett. Tali contributi sono stati utili per delineare un quadro verosimile di quello che potrebbe verificarsi durante una pandemia globale, sia per quanto riguarda le modalità di trasmissione del virus sia in riferimento ai metodi di contrasto delle organizzazioni sanitarie (CDC e OMS).

Kate Winslet

Il risultato è un disaster movie lontano anni luce dalle solite americanate (da quelle a base di zombie sicuramente). Malgrado la presenza di un ricco cast composto da star di un certo peso (Matt Damon, Lawrence Fishburne, Jude Law, Marion Cotillard, Kate Winslet, Bryan Cranston, Elliott Gould e così via), non siamo affatto dalle parti di Virus Letale o 28 giorni dopo. Al contrario, Contagion è una ricostruzione asciutta e precisa, nonché esente da assurdità pseudoscientifiche, di un evento che, come purtroppo possiamo vedere oggi, può benissimo accadere nella realtà.

Marion Cotillard

Tutto quello che stiamo sperimentando nell’ultimo mese di fatto è già stato descritto perfettamente nel film di Soderbergh: l’isolamento, l’isteria, il blocco dei trasporti, gli assalti ai supermercati, la proliferazione delle bufale, gli inviti a lavarsi le mani e a non toccarsi occhi e bocca… Lo stesso virus fittizio, denominato MEV-1, ha molti punti di contatto con il Covid: se a distinguerli per fortuna è il tasso di mortalità (30% il primo, solo 3% il secondo), entrambi agiscono come un aggressivo ceppo influenzale, che colpisce con violenza apparato respiratorio e sistema nervoso (è dimostrato che tra i sintomi del Coronavirus vi è la perdita di gusto e olfatto).

Matt Damon

In tutto ciò, Contagion rimane un thriller avvincente e inquietante, dal ritmo incalzante (amplificato dalla martellante soundtrack elettronica di Cliff Martinez), pieno di suspence e capace di demolire molti dei cliché più comuni legati a questo genere di film (tipo l’immune da cui ricavare il vaccino). Ciò che rende però il film interessante è il suo porsi come un’indagine sulla natura umana e sugli effetti di un disastro di tale portata sulla gente.

Adottando come in Traffic la forma del film corale, Soderbergh divide l’intreccio in vari microcosmi, ognuno focalizzato su uno specifico personaggio, per mostrare le diverse reazioni della comunità nei confronti dell’epidemia. C’è l’uomo comune, Mitch (Damon), vedovo di Beth, che cerca di proteggere la figlia mentre il Paese precipita nel caos più totale. Vi sono i medici e gli scienziati che tentano eroicamente di isolare il virus e trovare una cura, anche a costo della vita. E poi c’è il blogger (Law) che lucra sulla situazione diffondendo fake news (argomento oggi quantomai attuale).

Jude Law

Motivo ricorrente di tutte le storie è la paura, spettro terribile e pericoloso a cui nessuno è immune. E che può essere più contagioso di qualunque malattia. Perché, come dice il dottor Cheever (Fishburne) in una scena del film, “per ammalarsi, si deve entrare in contatto con una persona malata o con qualcosa che abbia toccato. Per spaventarsi basta entrare in contatto con una calunnia, con la televisione o con internet”. Soderbergh qui piazza una stoccata al ruolo dei media nella società moderna, mettendo altresì in risalto i lati oscuri della globalizzazione: se già per un virus è facile propagarsi in un mondo perennemente collegato dai mezzi di trasporto, altrettanto virali possono diventare le notizie false o distorte, con conseguenze gravi ed inimmaginabili.

Da questo punto di vista, Contagion è un film profondamente politico, in cui la messa in scena di un’apocalisse epidemica diventa occasione per riflettere sulla decadenza sociale e culturale del genere umano. A tal proposito, vi è una sorta di poetic justice in quel finale in cui (SPOILER) scopriamo che la causa della nascita del virus è indirettamente (?) l’uomo stesso. Ma Soderbergh non è così cattivo e lascia comunque intravedere un po’ di speranza. Così, in mezzo alla crisi generale, emergono sacche di resistenza, rappresentate da amore, altruismo, coraggio e fiducia nella scienza.

Laurence Fishburne

Non particolarmente apprezzato all’epoca della sua uscita (incassò “solo” 135 milioni di dollari su un budget di 60, marketing escluso) nonostante il parere positivo di critica e scienziati, Contagion è in realtà una delle pellicole più intriganti e riuscite dell’eclettico regista di Ocean’s Eleven e Sesso, bugie e videotape. A prescindere dalle malcapitate circostanze, mi fa perciò piacere che in questo periodo venga riscoperto. Di certo può essere utile per farsi un’idea di cosa ci riserverà il futuro, a me basta che il pubblico si goda finalmente un bel film.

Article written by:

Fabio Ferrari

Classe 1993, laureato al DAMS di Torino, sono un appassionato di cinema (soprattutto di genere) da quando sono rimasto stregato dai dinosauri di "Jurassic Park" e dalle spade laser di "Star Wars". Quando valuto un film di solito cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma talvolta so essere veramente spietato. Oltre che qui, mi potete trovare su Facebook, sulla pagina "Cinefabio93".

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