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Coraline e la porta magica: elogio alla paura che ci fa grandi

Coraline e la porta magica: elogio alla paura che ci fa grandi My rating: 4.5 out of 5

Un’Alice moderna nata dalla penna di Neil Gaiman e dallo stop motion di Henry Selick: Coraline è una bambina dai capelli blu, che schiaccia insetti a mani nude, gioca alla rabdomante, e fa della paura il suo più grande punto di forza.

C’era un’epoca in cui gli adulti non avevano paura della paura dei bambini: l’epoca delle fiabe attorno al focolare. Ma niente “e vissero felici e contenti”, capiamoci: le fiabe non nascono come racconti per bambini, eppure i bambini le hanno sempre ascoltate lo stesso. Le fiabe fanno conoscere la vita vera ai bambini, perché dicono che al mondo esistono davvero cose spaventose. E che nessuna deve essere censurata, nascosta. Se non ci credete, è arrivato per voi il momento di guardare Coraline e la porta magica.

UNA CASETTA TUTTA ROSA, MA SOLO DI NOME

Coraline Jones si trasferisce con la famiglia a Pink Palace, un’elegante residenza isolata fra colline e boschi. Lì ci abitano altri eccentrici inquilini: l’attico è occupato dall’atletico Bobinski e dal suo circo di topi ballerini, mentre nel seminterrato vivono le due famose attrici in pensione Miss April Spink e Miss Miriam Forcible, circondate da tè con pasticcini stantii, ricordi dei giorni di gloria sul palcoscenico e cani – tutti: quelli morti sono stati impagliati ed elegantemente vestiti da angioletti. I vicini sembrano affabili e simpatici, ma come tutti i grandi hanno poco tempo per le cose dei bambini, senza contare il fatto che nessuno sembra aver capito che Coraline si chiama così, e non “Caroline”.

I genitori di Coraline non fanno eccezione: tutti presi dal loro lavoro e dagli ultimi dettagli del trasloco, dedicano alla bambina pochi e distratti momenti della loro giornata. Ma quando Coraline, durante le sue esplorazioni dentro e fuori la casa, scova una porticina murata sotto la carta da parati del soggiorno, le si apre davanti agli occhi un altro mondo – ma un altro mondo sul serio, uno specchio dove tutto ha il suo doppio: una casa identica alla sua, mobile per mobile, quadro per quadro, in cui abitano un’Altra Madre e un Altro Padre. Un mondo in cui Coraline può mangiare e bere quello che più le piace, ascoltare fantastiche melodie al pianoforte, avere un personale giardino lavorato a forma di faccia (la sua faccia!), avere tutte le attenzioni che merita e anche di più… insomma, dove tutti i suoi desideri possono diventare realtà, e dove la sua vita può essere perfetta.

Un sogno. O forse (senza fare spoiler eh, ma tanto ce lo immaginiamo tutti), un incubo. Perché in questo perfetto mix tra Alice nel Paese delle Meraviglie e la casetta di marzapane di Hänsel e Gretel, il prezzo per la felicità eterna è lasciarsi cucire due bottoni neri al posto degli occhi. E quando Coraline, nonostante il suo andirivieni tra i due mondi, si rifiuta di farlo, cominciano i guai. E sono guai belli grossi.

QUANTO È DIFFICILE UN PROTAGONISTA BAMBINO

Fare un film d’animazione bello con dietro un’idea giusta dell’infanzia, oggi, non è sempre facile. Henry Selick ci è riuscito con Coraline e la porta magica – considerando anche l’ottima base che è il racconto di uno dei mostri sacri della letteratura per l’infanzia contemporanea, Neil Gaiman.

Coraline è una bambina strana, la definizione migliore che possiamo dare quando non riusciamo a classificare bene qualcuno: si aggira per la casa nuova con un blocchetto per fare l’inventario di finestre che perdono, strani quadri, infestazioni di insetti; schiaccia questi stessi insetti a mani nude; prende un bastone biforcuto e va a fare la rabdomante sotto la pioggia cercando un pozzo; trova la porticina e vuole scoprire cosa c’è dietro. Coraline, fondamentalmente, gioca da sola. Anche quando fa amicizia con Wybie e con il suo gatto, conserva sempre quella particolare autonomia che possiedono solo i bambini che, giocando da soli, sanno affrontare la noia e la solitudine (io da piccola passavo le ore a raccogliere i gusci di lumaca nei vasi dei fiori di mia nonna. Dai, lo so che anche voi facevate qualcosa del genere).

Ci si riempie tanto spesso la bocca con questo “bambino interiore”, declinato in trentamila modi diversi, ma la verità è solo una: una buona storia di bambini ha il loro punto di vista, nient’altro. L’autore vede il mondo come lo vedono i bambini, considera importanti e legittimi tutti i loro vissuti – anche la paura. Dà loro dignità e ragione, magari anche conforto, sì, ma non vuole insegnare niente. Se c’è una cosa che vuol fare, invece, è questa: conoscere meglio i bambini e far capire agli adulti come sono fatti. Perché, udite udite, adulti e bambini non si capiscono, e non si capiranno mai.

PAURA E PROTEZIONE

Coraline e la porta magica è una storia paurosa. Anzi, no, sarebbe più corretto dire che Coraline e la porta magica è una storia di paura, perché la paura è ovunque: è nel buio delle profondità di un pozzo misterioso, è nelle stanze ancora vuote di una casa nuova, è nella perfezione di un mondo ideale materializzato in tutto il suo splendore, è nell’abbandono, è nella solitudine, è nel silenzio, è nella morte. È subito, già nei titoli di testa, accompagnati da una mano metallica che cuce una misteriosa bambola.

Se si pensa all’infanzia in termini di protezione, allora non si scriverà più niente. Coraline e la porta magica non vuole proteggere nessuno dalla paura: niente censure, la storia è provocatoria e sovversiva (stare dalla parte dei bambini significa, implicitamente, schierarsi contro i genitori). È pur sempre fiction, sì, e una finzione surreale, ma questa finzione paradossalmente dice cose ancor più vere, perché non si occupa di fatti nudi e crudi, ma di quello che c’è alla base, di cose emotivamente profonde. E cosa c’è alla base di ogni emozione, sentimento, esperienza negativa? Esatto. La paura.

EVADERE DALLA SICUREZZA

I latini dicevano curiositas contra securitas, noi siamo più abituati a pensarla come “uscire dalla comfort zone. Il messaggio, nei secoli, è lo stesso: mettersi in pericolo serve. La voglia di evasione comincia nelle avventure da bambini, nel correre rischi che vanno dai rimproveri dei genitori alle ginocchia scorticate. E se c’è un messaggio da non trasmettere ai bambini, è proprio quello di non mettersi a rischio.

Se Coraline e la porta magica fosse riassumibile in quattro concetti, sarebbero questi: autonomia, intraprendenza, resilienza e indipendenza. Coraline e la porta magica è un film che vuol far pensare questo, da bambini e sempre: ho sofferto, sono andato incontro a momenti drammatici, ho creduto di non farcela, me la sono fatta addosso dalla paura – ma ero nel posto giusto.

Una storia che dicesse [alle mie figlie] ciò che avrei desiderato sapere io quando ero piccolo: ovvero che essere coraggiosi non significa affatto non avere paura. Essere coraggiosi significa proprio avere paura, molta paura, una paura da matti, e ciononostante fare la cosa giusta.

(Prefazione di Neil Gaiman al suo racconto Coraline).


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La mia data di nascita è il primo pezzetto della tabellina del 3. Campo di grammar nazismo in più lingue, teatro amatoriale, tè e altre splendide cose che non fanno curriculum. Finché non mi crasha photoshop faccio anche l'illustratrice. Se esistesse un posto con i tramonti del Lago Trasimeno e le porte di Bologna, abiterei lì. Guardo film per poter dire che vabè comunque il libro era meglio.

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