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Cracks: tante donne e tanto disagio

Cracks: tante donne e tanto disagio My rating: 5 out of 5

Nella mia mente in questi giorni si è fatto il vuoto pneumatico, e le idee su cosa recensire erano vaghe e già viste. La lampadina mi si è accesa quando su Faccialibro c’è stata una piccola invasione di immagini e gif per festeggiare il compleanno di Sua Maestà Eva Green. Ideona, vi recensisco Cracks, pellicola ad alto tasso di disagio datato 2009, diretto dalla signora Jordan Scott. Non sapete chi è? Nientemeno che la degna erede di babbo Ridley. Raccomandazione? Se c’è stata, meno male! Perché questo film è meraviglioso.

Questo gioiellino di suspence e dramma è tratto dal romanzo omonimo di Sheila Kohler.

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                                                              È in arrivo il disagio

 

Disagio in collegio

Siamo in Inghilterra, anno 1934. In un  collegio femminile il gruppetto della squadra di nuoto fa il bello e il cattivo tempo nei corridoi. Le ragazze, capeggiate da Di Redfield (Juno Temple), bulleggiano e si atteggiano e intimoriscono mezza scuola. Ma l’adorazione delle ragazze è tutta per lei, Miss G (Eva Green), insegnante di nuoto che nel bel mezzo di un’atmosfera cupa, rigida e religiosa, istruisce le ragazze a seguire il desiderio, l’istinto e l’anticonformismo. Miss G è ben contenta di avere un tale potere sulle ragazze, complice anche la sua innata figaggine e il suo fascino. Le allieve, mollate in collegio dai genitori, sono felici di contendersi le attenzioni dell’unica insegnante che se le fila. L’equilibrio regge fino a quando non arriva Fiamma (Maria Valverde), giovane aristocratica spagnola spedita in collegio dai genitori per punizione (leggi: tresca con un contadino marxista).

Le ragazze si incacchiano di brutto: Fiamma è più elegante e bella di loro, si tuffa meglio e sembra immune al fascino di Miss G. La docente invece è turbata dalla dolce bellezza di Fiamma. Di si sente spodestata dal suo ruolo di capoccia della squadra.

Da qui ci potrebbero essere gigaspoiler.

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Disagio al femminile

Cosa succede quando metti insieme una regista brava, un’attrice talentuosa e faiga e una pletora di ragazze adolescenti e le parcheggi in un collegio dai rigidi costumi?

Esatto, succede il casino. O per essere meno prosaici, si ha del disagio. A un occhio disattento il film potrebbe sembrare lento e trascinato. Uh uh! Non ci sono spargimenti di sangue e cadute dalle rupi… ma vi assicuro che l’ansia e la tensione di questo film si tagliano col coltello. Il Triangolo delle Bermuda è composto da loro, Fiamma, Di e la perturbante Miss G.

Di è una ragazza lasciata in collegio senza troppi complimenti dai genitori. La sua ammirazione per Miss G sconfina nell’idolatria, e probabilmente sconfigge le sue insicurezze e la sua solitudine conquistando l’affetto dell’insegnante e dominando le altre ragazze della squadra. Fiamma è più matura ed esperta delle altre ragazze, ha viaggiato, conosce il mondo e cerca di tutelarsi come può dalle frecciate delle altre ragazze.

Miss G catalizza l’attenzione di tutti in maniera discreta ma incontrollabile. È fascinosa, si veste alla moda, fuma con le ragazze e conquista tutte con le sue storie di viaggi e donna indipendente.

Peccato che le cose comincino a scricchiolare nel momento in cui Fiamma, di cultura superiore alle altre, informa Di che alcune avventure narrate da Miss G siano tutte contenute in un libro letto in Spagna, ma mai pubblicato in Inghilterra.

Man mano che il film procede sale la tensione (e il disagio) tra le tre. Di è gelosa, Fiamma è spaventata e Miss G… scivola pian piano in una passione morbosa e malata nei confronti dell’allieva.

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Jordan Scott non ci risparmia nulla dell’universo femminile, nel bene e nel male. C’è l’invidia, la vendetta sotterranea, l’ansia, la crudeltà sottile, ma anche l’amicizia e la compassione e la ricerca della propria identità di donna.

A voler essere precisi, nessun personaggio (ok quasi) è del tutto malvagio. Ma l’incantesimo di Miss G è troppo potente per un gruppetto di ragazze adolescenti che ancora non capiscono, o non vogliono capire, il confine che c’è tra affetto e attaccamento morboso, tra un dispetto infantile e un possibile crimine.

Le adolescenti della scuola sono le future donne che la società si aspetta che diventino: spaventate, rigide, con un concetto alterato di innocenza. Da un lato abbiamo sei ragazze confuse, spaventate dalla solitudine in cui sono state lasciate dai genitori, hanno bisogno di conferme e di affetto. Ma non possono trovarlo in un gruppo di insegnanti timorate di Dio che controllano le loro lettere o ignorano i loro desideri. La scuola incita a sopprimere i propri impulsi e le proprie passioni, mentali e fisiche. Miss G canta il desiderio e la passione, e la libertà di seguire i propri sentimenti.

…e Miss G, l’apoteosi del disagio

L’insegnamento di Miss G sarebbe sacrosanto, se non fosse una bieca manovra passivo-aggressiva per esercitare il proprio dominio sulle ragazze. Non accetta un “no” come risposta, e il rifiuto di Fiamma alle sue avances la condurrà a violenze sottili e crudeli. È a questo punto che finalmente le altre ragazze si riscatteranno e per la prima volta prenderanno coscienza di sé e si toglieranno la catena del dominio altrui.

Tutto il cast è ottimo e credibile, ma Eva Green è come sempre un passo avanti. La sua Miss G cade in un abisso di depravazione fisica e morale che turba e inquieta. Sarebbe disonesto dire che non si rimane affascinati da questa donna bella e misteriosa, ma la bravura della Green sta nel mostrare poco a poco la vera anima del personaggio, una vittima che diventa un carnefice spietato, un concentrato di malvagità che esplode nelle ultime scene del film. È Miss G a causare la morte della sua pupilla, e la sua trasformazione fisica da donna affascinante a demone incarnato la vediamo in alcune inquadrature che disturbano lo spettatore. Molti spettatori hanno parlato di amore saffico tormentato, ma credo che la definizione sia fuorviante. Quella di Miss G è un’ossessione che non può essere definita amore, e forse è proprio la totale amoralità del personaggio a turbare il pubblico.

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Scena migliore

Il film ha in squadra Javier Navarrete alle musiche (ha fatto Il labirinto del fauno e non dico altro) e John Mathieson (premio Oscar per Il gladiatore) alla fotografia. Ciò è bene. Molto bene. Tutto il film si appoggia a musiche insinuanti e la fotografia è pulita, ma abbastanza “nebbiosa” da dare l’idea dell’incantesimo che grava sul collegio. La sequenza del bagno di mezzanotte è meravigliosa, forse l’unico momento di calma e placidità in tutto il film. Poetica e intensa, ci dà qualche piccolo indizio sulla personalità di Miss G.

Guardatevi questo drammone e fate gli auguri (anche se in ritardo) alla nostra Eva Green!

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Nasce nel 1990 in mezzo ai colli toscani dove impara la dura legge della provincia. Coltiva la sua passione per i libri,il cinema,il disegno e la misantropia. Le piace confrontarsi con persone disagiate almeno quanto lei.

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