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Denti: da ode alla castità a rivincita del gentil sesso

Denti: da ode alla castità a rivincita del gentil sesso My rating: 3 out of 5

Vi ricordate quando qualche anno fa un horror apparentemente senza pretese aveva scosso le coscienze di buona parte del mondo occidentale? Bene, a distanza di soli otto anni anch’io ho perduto l’innocenza avventurandomi nella visione di Denti, e posso pertanto dire la mia.

Questo insolito teen-movie è stato girato nientemeno che dal figlio di Roy Lichtenstein, Mitchell, ma siamo lontani dai pupazzetti ballerini e psichedelici che avevano reso famoso il padre: tenetevi forte, esponenti del cosiddetto sesso forte, perché qui si parla di vagine munite di denti.

Zanne simili a quelle degli squali, per la precisione.

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La fortunata che si è trovata in dote questo gadget è Dawn (Jess Weixler), che per i primi venti minuti di film è quanto di più irritante si possa immaginare: biondina adolescente partorita dalla provincia americana – che qui è rappresentata come una distesa di prati e villette a schiera con centrale nucleare sullo sfondo quale che sia l’angolazione, fondamentalista come solo in quei posti si può essere (anche se ultimamente pure chez nous stanno emergendo personaggi improbabili), se ne va in giro a predicare la totale castità fino al giorno del fatidico sì. Senonché a quell’età gli ormoni sono in fermento, per cui presto anche Dawn si ritrova invischiata in una cotta per il compagno di classe Tobey (Hale Appleman), pure lui fervente sostenitore dei fidanzamenti in bianco – questo finché non vede la bella Dawn in costume da bagno e perde la testa al grido di “è da Pasqua che non mi masturbo!”. Ah, il Dolce Stil Novo.

Solamente che a Dawn non va, e a forza di insistere succede che Tobey si ritrova, diciamo così, con un pezzo in meno. E considerando l’afflusso di sangue che doveva esserci da quelle parti in quel momento e il dolore causato da un taglio netto proprio lì, il focoso Tobey ci lascia le penne.

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È a questo punto che Dawn diventa simpatica: da timida suorina, dopo il comprensibile sconcerto iniziale capisce di avere tra le mani, pardon, tra le gambe, un’arma potentissima, e si trasforma in una sorta di paladina dei diritti delle donne: mutila senza alcuna pietà ragazzini deficienti che fanno scommesse su di lei e ginecologi ignari della faccenda, fino ad arrivare al fratellastro Brad (John Hensley), metallaro strafatto che già in tenera età ci aveva rimesso un dito e che ora si è reso colpevole della morte della madre di Dawn.

Non siamo di certo di fronte a un capolavoro, ma Denti ha il merito di aver mescolato vari generi, dall’horror, allo splatter, al teen-movie, e di aver trattato i primi passi nel mondo del sesso in modo del tutto inedito. Oltre ovviamente a regalare momenti indimenticabili: uno su tutti, l’evirazione di Brad e gli istanti immediatamente successivi con un cane protagonista indiscusso e genio assoluto.

Momenti che la sottoscritta ha definito “comici e appaganti”, ma che la sua controparte maschile ha invece trovato “agghiaccianti e disumani”. Sta a voi decidere – e ragazze, se pensate di vederlo in dolce compagnia, per quanto arrapato possa essere il tizio che è con voi, la verità è che vi conviene abbandonare ogni speranza di quagliare dopo questo film. Perché pare che ai maschietti faccia davvero paura.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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