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Devil’s Pass: stupido è chi lo stupido fa

Devil’s Pass: stupido è chi lo stupido fa My rating: 2.5 out of 5

Lo ammetto, ho un problema quando vedo un film horror stupido. O meglio, quando vedo uno stupido che viene massacrato senza pietà nei peggio modi su uno schermo. Anche se avrebbe cento e più occasioni per intuire che qualcosa non va.

Per esempio:

Papà la bambola ha cominciato a parlare

E toglici le pile

O:

John se apro i rubinetti esce sangue

Lunedì mattina ricordiamoci di chiamare l’idraulico

Salve, io sono quello belloccio e questo alza sensibilmente la mia speranza di vita

Non so voi, ma io se avessi anche solo il sentore di possibili presenze demoniache in casa, tanti saluti e via, di corsa in autostrada direzione il più lontano possibile. Altro che penso che potremmo passare ancora una notte qui, magari più di una, fino ad esaurimento membri familiari. Per carità, è anche vero che così facendo il 90% degli horror durerebbe 10 minuti circa. Quindi, via! Fate largo agli stolti.

Non mollerò mai questa dannata telecamera!! Mai! Tutto riprendo, tutto!!!

Tutto questo per dire che Devil’s Pass è un film che parla di stupidi che muoiono male. Persone che intuiscono il pericolo ma non fanno nulla per evitarlo, anzi. Si inserisce nel canone un sacco di gente è morta lì, in quel posto isolato, proprio 50 anni fa nelle stesse circostanze: andiamoci subito.

Renny Harlin lo ha girato nel 2013. Il regista, per chi non lo sapesse, non è esattamente un signor nessuno: non avrà partorito dei capolavori, ma intanto un Esorcista ed un Nightmare li ha portati a casa.

Se poi non sapete resistere a “I bellissimi di Rete 4”, lo conoscete anche per:

Feels

Ma torniamo allo stupido che muore male. A dire la verità l’idea di partenza è perfino intrigante: un fatto vero (sembrerebbe vero per davvero, non il solito fatto vero che poi si rivela finto) accaduto nel 1959 in piena Unione Sovietica. Nove ragazzi trovarono la morte in modi inspiegabili durante un’escursione sui monti Urali. Nessun testimone oculare. Alti livelli di radioattività. A uno di loro era sparita la lingua. Altri erano esplosi dall’interno. Alcuni si erano spogliati (a -30 gradi, eh) ed erano corsi nudi nella neve, per poi morire.

Aggiungiamoci poi quel tocco di cortina di ferro/depistaggio sempre dietro l’angolo; militari che non si sa bene cosa stiano facendo e insomma, le premesse non sono niente male. Tutto giusto? Non proprio.

Da qui non se ne va nessuno, ormai non ci rimborsano l’aereo

Devil’s Pass è una via di mezzo tra il falso documentario e il found footage alla Blair Witch Project. In altre parole, per la maggior parte del tempo la visuale è quella dello stupido-che-riprende-tutto-con-una-telecamera-portatile. Una ragazza americana, Holly, studentessa di psicologia all’Università dell’Oregon, deve fare una specie di progetto scolastico. Un tranquillo modellino in scala di un vulcano? No. Perché essere banali quando puoi reclutare altri stupidi, mettere su una spedizione e andare in Russia a cercare rogne sul Passo Djatlov (là dove sono morti quei ragazzi, n.d.r.)?

Che poi alcuni sono anche carini.

Una volta arrivati in Russia, i ragazzi (il regista, bontà sua, perlomeno ci risparmia il solito ragazzo di colore che muore per primo) provano a contattare l’unico superstite della spedizione originaria del ’59. Che è stato internato in manicomio, ma in un momento di lucidità li implora di tornare a casa. Che dite, basterà per farli andare via? Ma neanche per sogno.

Sul cammino i segnali inquietanti si moltiplicano. A dirla tutta anche le occasioni per salutare tutti e portare in salvo la pelle, ma ovviamente non se ne parla. E lo capisco, altrimenti parleremmo di un cortometraggio.

Ma questo è un KOMPLOTTO!!1!!1

Il film cade con tutte le scarpe negli stereotipi dell’horror contemporaneo. Ammetto che al di là dei miei personalissimi pregiudizi su un certo tipo di trama, cosa ovviamente opinabile, Devil’s Pass ha dalla sua una buona premessa e, in minima parte, un tentativo di twist finale che sì, ti fa venire tanta voglia di urlare MADDAI, ma che forse ci potrebbe anche stare. A mancare è la sostanza. Oltre al fatto che, in definitiva, a tratti è noioso. E per un horror è un difetto importante.

Insomma, si poteva fare decisamente di meglio. La narrazione è lenta, e gli attori, detto con il massimo rispetto per tutte le autorità militari, civili e religiose, non mi sembrano dei fuoriclasse. Gli effetti speciali alla fine mi hanno fatto ripensare a WordArt e Windows 95.

Un film che sa tanto di occasione persa. Peccato.

Paura eh?


P.s. se gli horror sono la vostra passione, fate un salto dai nostri amici di Horror Italia 24

Article written by:

Simone Forte

Nato nel 1984. Nel 2012 scopro che l'anagramma del mio nome e cognome è "termosifone". Spero che scrivere di cinema senza averlo studiato per davvero non mi renda come quelli che leggono articoli complottisti sui vaccini e poi vanno a contraddire i medici. Io scriverò lo stesso, ma prometto di limitare al minimo indispensabile l'uso dei "................" e dei "!!1!!1!".

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