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Elvis and Nixon: uomini soli

Elvis and Nixon: uomini soli My rating: 3.5 out of 5

Elvis Presley è una persona estremamente sola. Il ragazzo che arrivava da Memphis, Tennessee, con una chitarra e un pugno di canzoni è ormai sepolto sotto un mucchio di anelli vistosi, costumi di scena, cinturoni dorati e folle adoranti. La gente non vede Elvis Aaron Presley, ma solo The King. Il re del rock and roll, l’icona dell’America anni ’50-’60. Elvis Presley è un uomo che poteva avere qualunque donna, ma che ad ognuna di loro si rivolge con un rispettoso “Ma’am”. Come un gentiluomo del Sud. E come tale, Elvis Presley è preoccupato per la deriva che sta prendendo il suo paese. Le strade sono piene di giovani. Giovani che si drogano. Giovani che protestano.

Anche Richard Nixon è una persona estremamante sola. È il 37esimo presidente degli Stati Uniti d’America, l’uomo più potente del mondo. Eppure il suo paese ha nostalgia di JFK, che era così piacevole, così simpatico, così popolare. Così cool. Nixon no, tutt’altro. Non è amato, anzi. Da tempo è impantanato nel Vietnam, e il suo non essere un campione di simpatia non lo aiuta. È diventato (o lo è sempre stato) un paranoico ossessionato che ha cominciato a registrare tutte le sue conversazioni. La sua popolarità è a picco e gli servirebbe un amico.

Il 21 dicembre 1970 Elvis Presley si presenta ai cancelli della Casa Bianca. È lì con una lettera strettamente confidenziale che deve arrivare sulla scrivania del Presidente. Elvis ha un piano: salvare la moralità degli Stati Uniti diventando agente sotto copertura della narcotici. In effetti nel suo paese è considerato un Dio sulla Terra. Non avrebbe difficoltà ad arrivare ai Beatles o alle Pantere nere per ottenere informazioni da girare a chi vigila sulla moralità U.S.A.

Che poi ancora ancora passino i drogati, passino i neri che vogliono più diritti. Ci sarebbe un altro problema.

Eh sì, ci sono pure i comunisti. I Beatles!! I Beatles sono comunisti! Bisogna fermarli! Elvis però non parte da solo. Ha richiamato in servizio Sonny West e soprattutto Jerry Schilling, il suo ex collaboratore più fidato, che era sotto contratto con la Paramount. E niente, la richiesta di Elvis manda in fibrillazione lo staff della Casa Bianca. The King si piazza in hotel sicuro di essere ricevuto, Nixon lo considera poco più che un pupazzo che si agita su un palco. Tuttavia acconsente a dedicargli cinque minuti del suo tempo quando capisce che una foto con lui potrebbe portare un bel po’ di voti. I due, così diversi, scopriranno di avere più di un punto in comune.

Il resto lo vedrete poi da soli, sempre che ne abbiate voglia. Il film scorre rapido e gustoso, aiutato da un cast notevole. Nixon è interpretato da Kevin Spacey, per il quale non occorrono presentazioni. Straordinario il lavoro di mimica e voce, ma visto il soggetto era difficile aspettarsi una prestazione mediocre. Tra parentesi Richard Nixon è un personaggio molto cinematografico, da Frost/Nixon a Tutti gli uomini del presidente dove di fatto non compare mai ma la sua presenza si sente eccome. E poi ci sarebbe anche Futurama, ma questo è un altro discorso.

Molto buona anche l’Elvis Presley fatto da Michael Shannon, attore con una solida carriera alle spalle. Era facile cadere nella trappola del fare Elvis col solito vocione e le mosse sexy. In realtà un po’ di mosse sexy ci sono, qua e là. Il vocione no, ed è già qualcosa, e nel complesso comunque l’interpretazione convince. Alex Pettyfer, per dirla alla Zoolander, è un attore-slash-modello che comunque se la sfanga, nella parte del “P.R. manager” di Elvis. Ruoli più o meno di contorno per Colin Hanks (figlio di Tom), Johnny Knoxville (quello di Jackass) e Sky Ferreira, che pare essere anche una cantante.

Film del 2016 diretto da Liza Johnson, Elvis and Nixon scorre via leggero nella categoria di quei film che non faranno di certo stampare poster da appendere in camera, ma che magari fra un paio di mesi me lo potrei anche riguardare con piacere. I diritti del film furono comprati da Amazon per 4 milioni di dollari. L’esito al botteghino fu però deludente, con soli 1,4 milioni incassati. Ma tant’è, il film è assolutamente valido.

Ah: è una storia vera. Sarebbe un po’ come se oggi Justin Bieber chiedesse di essere ricevuto da Donald Trump. Probabilmente la cosa farebbe meno rumore di allora. Forse sarebbe un pelo più triste. Ma anche qui, giudicate voi.

Article written by:

Simone Forte

Nato nel 1984. Nel 2012 scopro che l'anagramma del mio nome e cognome è "termosifone". Spero che scrivere di cinema senza averlo studiato per davvero non mi renda come quelli che leggono articoli complottisti sui vaccini e poi vanno a contraddire i medici. Io scriverò lo stesso, ma prometto di limitare al minimo indispensabile l'uso dei "................" e dei "!!1!!1!".

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