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Extra Quentin: le collaborazioni – Schizzi di Tarantino

Extra Quentin: le collaborazioni – Schizzi di Tarantino My rating: 4 out of 5

Grindhouse, Sin City e Four Rooms. Quentin Tarantino non lavora solo. Cosa succede?

Iniziamo con le precisazioni per i pignoli, così nessuno romperà: se in Sin City e in Four Rooms Quentin dirige un solo episodio (rispettivamente, Un’abbuffata di morte e L’uomo di Hollywood) nel dittico di Grindhouse è invece regista dell’intero primo film, Grindhouse – A prova di morte. Contenti, sapientoni? Volevate tutto questo nel titolo o nel sottotitolo? Non si può. Quindi silenzio.

Seconda precisazione, odiosa ma doverosa: le trame. Ragazzi, io resto convinta che molti dei film dove c’è la zampa tarantiniana siano impossibili da riassumere, specialmente qualora foste di quegli infedeli che non li hanno mai visti, perché pensereste solo a parole come follia, delirio, magari anche bruttura. E io mi rifiuto di far pensare a qualcuno cose simili su Tarantino. Tuttavia, qualche precisazione la farò.

Four Rooms (1995)

Il film ci racconta le disavventure del povero Ted (un Tim Roth giovine giovine e pazzo pazzo) che si ritrova a fare da fattorino nel vecchio albergo Mon Signor, la notte di capodanno. Dopo un breve prologo, abbiamo appunto 4 episodi, rispettivamente legati a 4 diverse stanze. Nell’ultimo episodio, oltre a un Quentin alla regia, abbiamo un Quentin anche attore.

"Ma certo, certo che abbiamo bevuto! Ecco perché siamo qui!"

“Ma certo, certo che abbiamo bevuto! Ecco perché siamo qui!”

 

Sin City (2005)

Tratto dal fumetto di Frank Miller, si svolge nell’omonima città e tratta le bizzarre vicende che vi hanno luogo, tutte dal sapore pulp-noir-thriller-horror e tutte intersecate con la malavita, la corruzione, le belle donne e i brutti uomini, gli omicidi e gli amori impossibili. Insomma, nulla di nuovo quanto a tematiche tarantiniane. Il film si divide in tre vicende/episodi, di cui due frammentati a loro volta, tutti comunque legati internamente tra loro: Il cliente ha sempre ragione, Quel bastardo giallo e Un’abbuffata di morte.

"Sarai mia per sempre.." "Sempre..e mai."

“Sarai mia per sempre…”
“Sempre… e mai.”

Grindhouse – A prova di morte (2007)

Ancora una volta abbiamo a che fare con un Tarantino attore e regista. Il film racconta della perversione di Stuntman Mike (interpretato da uno dei membri dello squadrone Tarantino, Kurt Russell), uno (ma dai?) stuntman che appunto prova eccitazione nell’uccidere gruppetti di gioviali e libertine fanciulle in tragici incidenti, stando lui sempre a bordo della sua auto a prova di morte. Se dapprima sarà in grado di farla franca, la seconda volta avrà a che fare, sfiga vuole, proprio con due donne stuntman, che gli faranno vedere i cosiddetti sorci verdi. (Ah, spoiler alert?)

“Ehi, Pam, ti ricordi quando ho detto che quest’auto era a prova di morte? Non dicevo una bugia… quest’auto è al cento per cento a prova di morte. Ma per godere di questo vantaggio, tesoro, dovresti essere seduta esattamente dove sono io!”

La confessione

Ora, io ci ho pensato davvero tanto a come trattare Quentin, che mi spaventava da morire come mi spaventano tutte le cose che adoro. Questa è la prima confessione. La seconda è che a parlare di tre film così al cospetto della filmografia di Tarantino, detta francamente, mi sentivo un po’ quella che parla della merda quando potrebbe parlare dell’oro. Poi però ci ho pensato e sono giunta ad una conclusione che mi ha fatta sentire in colpa, e dunque qui lo dico e qui mi siete testimoni: scusami Quentin per aver dubitato di te. Perché quando si parla di lui non esiste merda vera, è questa la realtà.

Se sapessimo tutti sballarci così

La verità è che senza stare a sottilizzare troppo, senza fare partizioni da cinefili “accademici” all’interno della produzione di un autore, ci è evidente come Tarantino abbia dato qui libero sfogo alle sue perversioni (vien da aggiungere che accanto a un pazzo come Robert Rodriguez non poteva essere altrimenti). Se già nei propri film “autonomi” Quentino ci mostra piedi, splatter e trashaggine qui e là, questo qui e là diventa l’intero film, o l’intero episodio, nelle sue collaborazioni, e ne è il centro portante.

Quella roba, insomma, che i sopracitati accademici definirebbero “di serie C”. Beh, lasciatemelo dire: Tarantino quelli li ha fottuti tutti. Perché vedete, se lui si diverte a lavorare a un film, quel film non esce mai male. Che non vuol dire che esce capolavoro, ma che noi spettatori ne usciremo sempre divertiti quanto lui, perché guardando il film sentiremo Quentin lì accanto dirci “Oh, hai visto che figata? Ahaha, guarda questa roba qui quanto è assurda”.

Cosa fa di Quentin Tarantino un genio, insomma?

O ancora: perché dico che li ha fottuti tutti? Semplice: Quentin ha mescolato nella sua persona l’ignoranza splatter di un Robert Rodriguez, le sue perversioni sessuali e non, i peggiori generi cinematografici e al contempo una cultura cinefila di prim’ordine, una padronanza tecnica invidiabile, una serie di contenuti alti e importanti e un citazionismo carico di amore, prima di tutto. Perché dietro a quella faccia un po’ spaventosa, dietro al sangue, alle belle donne (e ai loro piedi) e alle parolacce, c’è un uomo che il cinema lo ama, e che per questo, appunto, non smette mai di sballarsi a stare dietro una macchina da presa. E fino a quando non smetterà, noi, tutti, per quanto inorriditi, non riusciremo mai a condannarlo in toto. E allora tac, fottuti. Un inchino a Quentin, perché questo solo si merita.

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1994, ma nessuno ci crede e ancora bersi una birra è complicato. Cinema, libri, videogiochi e soprattutto cartoni animati sono nella mia vita da prima che me ne possa rendere conto, sono stata fregata. Non ho ancora deciso se sembro più stupida di quello che sono, o più furba; pare però che il cinema mi renda, quantomeno, sveglia. Ah, non so fare battute simpatiche.

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