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Ghost in the Shell, ovvero perchè gli occidentali non dovrebbero toccare i prodotti orientali

Ghost in the Shell, ovvero perchè gli occidentali non dovrebbero toccare i prodotti orientali My rating: 2.5 out of 5

Allora, facciamo una premessa: giuro solennemente e con sincerità inequivocabile che non metterò a confronto il film live action con l’anime. Perfetto, ora possiamo cominciare: ecco a voi la recensione di Ghost in the Shell, regia di Rupert Sanders.

ghost in the shell scarlett johansson

MI HANNO COMPLETAMENTE SVUOTATO L’ANIME! Dovete leggerlo con tono da bambino piagnucoloso, perché è questo quello che sono oggi, un bambino piagnucoloso. Sì, lo so, avevo promesso di non paragonarlo all’anime, ma con un film di questo tipo (e con un anime di quel calibro) risulta impossibile. E voi stupidi addetti alla promozione dei film dovete smetterla di far uscire trailer che non solo mi mettono una scimmia assurda, ma mi fanno addirittura diventare una scimmia per quanto catturano il mio interesse. Ma andiamo a fare ordine su questo Ghost in the Shell.

SCARLETT JOHANSSON

Parlo subito di lei così stiamo tutti più tranquilli. Al di là di quanto la “cambiocoloredicapelliaognifilm” Scarlett in genere mi stia sul cazzo come attrice, qui ha fatto decisamente un buon lavoro. La resa sullo schermo del maggiore Mira Killian è infatti ottima sia stilisticamente che interpretativamente: il personaggio è ben caratterizzato e rappresentato, a parte per quanto riguarda il lato psico-emotivo, ma di quello parleremo dopo. Per il resto davvero ben fatto Scarlett, un’ottima calata nel personaggio, uno sguardo di ghiaccio deciso ed efficace e una camminata un po’ robotizzata che ricorda molto la postura del maggiore nell’anime, grazie anche a una somiglianza non indifferente. Ho solo una domanda da fare: PERCHÉ LE AVETE CAMBIATO IL NOME?! Ma non soffermiamoci su queste sciocchezzuole, in fondo Scarlett è figa e le sue tette sono molto brrr, quindi andiamo avanti.

scarlett johansson ghost in the shell

mlml boobs

AMBIENTI

Allora, l’ambientazione cyberpunk è senza ombra di dubbio una delle cose più fighe che potrebbero apparire su uno schermo se realizzata con cognizione di causa. Il problema in questo caso risiede nel fatto che il voler rendere il clima così cyberpunk si è trasformato in un’esasperazione esosa del cyberpunk stesso. Purtroppo anche in questo caso ci sono da fare i conti con l’anime, e dico purtroppo perché per un film del genere, che in molti aspetti prova a riprendere la produzione originaria di Mamoru Oshii, esagerare così tanto la resa grafica di questo Giappone futuristico causa disordine e incongruenze. Assolutamente nulla da dire sull’impatto scenico del tutto, che è a dir poco incredibile e ben realizzato, ma a guardare il film sembra che debba spuntare un replicante da un momento all’altro… e invece siamo in Ghost in the Shell, per quello dovremo aspettare il 6 ottobre. 

ghost in the shell

FILOSOFIA INTROSPETTIVA

O forse avrei dovuto dire NON introspettiva. Questa è forse la nota più dolente di tutto Ghost in the Shell: la mancanza di profondità. Per tutta la durata del film si ha la costante sensazione che ci dovrebbe, e non potrebbe, DOVREBBE essere qualcosa di più: riflessioni a vuoto, deliri dei personaggi che non portano a nulla e soprattutto la fastidiosissima predilezione per l’azione al posto della riflessione. Per chi conosce l’anime sa di cosa sto parlando, per tutti gli altri vi basti capire che la visione di Ghost in the Shell (il film) ti lascia per tutto il tempo con svariati interrogativi aperti, i quali si ingigantiscono sempre di più col passare dei minuti e che alla fine cadono nel dimenticatoio portando lo spettatore a sentirsi stupido per l’incomprensione del messaggio finale. State pure tranquilli voi che siete appena usciti dal cinema e state cercando di capire se siete dei completi idioti o se la colpa non è vostra, andate a guardarvi l’anime, vi sentirete Stephen Hawking. NON FATE BLACK HUMOR!

ghost in the shell scarlett johansson

GHOST IN THE SHELL

Piccolo paragrafo di sfogo, dopo aver visto il film mi capirete, per ora non posso fare spoiler. Poco fa dicevo che il film apre interrogativi senza chiuderli. Ottimo: fa anche la cosa opposta. E indovina indovinello È ANCORA PIÙ FASTIDIOSO! Difatti durante la narrazione capita di ritrovarsi con situazioni ancora non introdotte o tematiche mai discusse CHE VENGONO RISOLTE E SPIEGATE ANCORA PRIMA DI ESSERE PRESENTATE! E non scherzo se dico che tutta e dico TUTTA la filosofia del film viene spiegata nei primi 3 minuti. Bestemmierete forte.

FEDELTÀ ALL’ANIME

Datemi del nerd e del purista, ma questo è un discorso che va fatto. Ghost in the Shell (film) è, narrativamente parlando, praticamente identico all’anime. Ci sono però due problemi enormi: la sequenza cronologica e il tono della trattazione. Difatti, causa scene aggiunte non si sa per quale motivo, alcune sequenze del film sono disposte cronologicamente in ordine diverso rispetto all’anime. Perché? Perché vaffanculo! Per quanto riguarda invece il tono, il problema è sempre lo stesso: troppa azione che va a corrompere la filosofia originaria che sta alla base di un capolavoro. Quella che era una riflessione introspettiva sull’Io, sull’essere umano e sull’esistenza in quanto tale è diventata un’assurda americanata per il grande pubblico.

Voglio la testa di Rupert Sanders nella mia sala trofei.

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Un paesaggio in ombra e una luce calante che getta tenebra su una figura defilata. Un poco inutile descrivere chi o cosa sono io se poi ognuno di voi mi percepirà in modo diverso, non trovate?

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