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Gli occhi della notte: una Audrey Hepburn incantevole per un thriller mozzafiato

Gli occhi della notte: una Audrey Hepburn incantevole per un thriller mozzafiato My rating: 4 out of 5

Mai avrei pensato, nella mia fausta vita, che avrei scritto una recensione di un film che ha come protagonista Audrey Hepburn ma, davvero, non posso farne a meno.

Mi spiego meglio. Qualche settimana fa, mentre come al solito facevo il beone girovagando per la rete, mi sono imbattuto nella pagina Wikipedia di sua maestà, sua magnificenza, sua bellezza soave: Audrey Hepburn, appunto. Ebbene, dopo essermi letto tutta la sua vita privata in maniera ancor più analitica di come lo avrebbe fatto quel doma draghi di Alfonso Signorini (per la cronaca, ho scoperto che la signora Hepburn adorava la carne di quaglia) ho dato una veloce occhiata alla sua filmografia.

Naturalmente, fra i tanti titoli, uno è spiccato subitamente alla mia vista: Colazione da Tiffany. Eh beh, per Giove signori, che titolo, che ambientazione, che interpretazione. L’ho rivisto qualche mese fa, e devo dire che una storia d’amore come questa, oramai, non la si vede più. Ma passiamo oltre, non sono qui per parlarvi della pietra miliare girata da Blake Edwards nel 1961, no. Su Colazione da Tiffany si è già parlato sin troppo, e di sicuro non mi metterò a farne l’ennesima cazzo di recensione, non sono mica un povero scemo coglione decerebrato leso.

No, io vi voglio parlare di un’altra pellicola che ha come protagonista la Hepburn. Una pellicola sicuramente “minore” all’interno della filmografia dell’attrice americana, ma che, tuttavia, merita assolutissimamente una visione. Sto parlando de Gli occhi della notte (titolo originale, Wait Until Dark).

La Nostra Dea col lupo cattivo

La Nostra Dea col lupo cattivo

Che cos’è Gli occhi della notte? Innanzitutto è un film (sono simpatico, lo so), ma soprattutto, è un film che io, qualche settimana fa, inizialmente credevo di non aver mai visto, ma, dopo pochi istanti dall’inizio della visione ho capito che avevo già visto! Eh sì, signori. È andata proprio così. Leggendo la filmografia su Wikipedia, alla voce Gli occhi della notte, il mio cuore ha mormorato qualcosa del tipo “Lorenzo. Allarme. Titolo già udito. Ricercare nuove informazioni. Veloce” e così ho deciso di avviarmi alla visione, ed era proprio come pensavo io: quando ero un giovane fanciullo avevo potuto fruire di questo piccolo gioiello cinematografico. Quindi, insomma, ne ho fatto un re-watch, ed è stata davvero una bellissima esperienza.

La trama, sebbene sembri semplice, svela in realtà molti misteri ed incastri. Il genere è un cosiddetto “home-invasion”, un tema cinematografico spesso collegato al genere thriller che, come suggerisce il nome, consiste nell’invasione di uno o più criminali all’interno di abitazioni. Ecco, non aspettatevi una “sentimentalata” anni ’60 con puledre che la fanno annusare a giovani maschioni arrapati o cose simili, no. Se di solito associamo Mrs. Hepburn a commediuole anni ’60, dobbiamo metterci bene in testa che ne Gli occhi della notte la nostra Dea si discosterà tout-court dal classico prototipo di personaggio che solitamente le veniva affibbiato.

Vi narro in breve il succo della vicenda. Tre criminali bastardi vogliono trovare a tutti i costi una bambola (sì, una bambola) strapiena di cocaina. La bambola è in casa della Hepburn (Susy, nel film). La Hepburn, almeno inizialmente, non sa di avere la bambola. A un certo punto, i criminali, da buoni criminali, dicono: “Ragazzi, entriamo in casa di questa stronza? Le fottiamo il giocattolino e arrivederci”.

C’è ancora un dettaglio da sottolineare. Susy è cieca. Non ci vede, niente. Quindi provate ad immaginarvi la scena. Tre panciuti criminali che entrano in casa di una non vedente e tentano di estorcerle informazioni sulla presunta esistenza di una bambola che la donna stessa non ha mai visto (e fin lì, mi direte… ovvio che non l’ha mai vista, è cieca, eheh), ma che, soprattutto, ella non sa neppure di avere in casa!

La Nostra Dea in una delle poche scene girate all'aperto (qui stava per dare il cinque al suo vicino di casa, Edison)

La Nostra Dea in una delle poche scene girate all’aperto (qui stava per dare il cinque al suo vicino di casa, Edison)

Vi assicuro che c’è da ridere, anche perché i tre ne provano di cotte e di crude. Prima si fingono vicini di casa, poi poliziotti e ancora dopo amici del marito, al fine di creare un colossale giochi di imbrogli nei suoi confronti e farle finalmente sputare fuori dove si trovi la tanto agognata bambola.

Insomma, avete immaginato il tutto? Ne dovrebbe uscire un delirio. Ma un delirio coi controcazzi, cari lettori. Il regista Terence Young (per gli amici “Il giovane Terenzio”) dirige con l’esperienza di un maestro. Quasi tutte le vicende si svolgono al chiuso, all’interno dell’abitazione della giovane ragazza non vedente. Anzi, se devo essere preciso, quasi tutto risulta essere girato nel salotto di casa Hendrix. I dialoghi fra Susy e i criminali sono scritti e interpretati magistralmente. Il gioco di imbrogli è studiato e messo in scena alla perfezione.

Sua maestà in versione angelo. Notare reggiseno taglia seconda coppa "z".

Sua maestà in versione angelo. Notare reggiseno taglia seconda coppa “z”.

Tuttavia vi è da fare un appunto importante. Sebbene tutto quanto, all’interno del film, sia di indubbia qualità artistica – dai dialoghi, alla fotografia, alle musiche, alla scenografia, per arrivare alla regia, devo ammettere che la riuscita totale del lungometraggio è opera, anzitutto, della magistrale interpretazione offerta da Audrey Hepburn. In lei non c’è nulla di caricaturale o esageratamente ampliato.

Probabilmente, in un ipotetico remake odierno de Gli occhi della notte la protagonista non vedente ingigantirebbe follemente i tratti peculiari della cecità, creando nello spettatore un senso di odio e rifiuto verso la merda che si sta palesando di fronte ai suoi occhi. Ma Audrey qui è perfetta. Il suo senso di appartenenza al personaggio è davvero armonico. Audrey, donna viva e vedente, si incarna in Susy, fittizio personaggio non vedente, e ne acquisisce i tratti essenziali, introducendosi con naturalezza in essa e tenendo il livello d’attenzione dello spettatore altissimo. Una prova recitativa gigantesca, forse fra le migliori mai viste.

Importante sottolineare anche l’eccellente prova artistica degli altri tre attori che prendono parte alla vicenda (Jack Weston, Alan Irkin, Richard Crenna), tutti e tre interpreti eccellenti di personaggi caratterizzati divinamente. La loro performance, degna dei migliori attori teatrali, risulta precisa, puntuale, quasi catalizzatrice per quella della Hepburn che sì, come ho già detto, si arroga il diritto di “dominare” con maestria la scena, ma che non ce l’avrebbe evidentemente mai fatta senza la splendida collaborazione di questi tre signori qui.

Un frame della scena finale. Il culmine della suspance.

Un frame della scena finale. Il culmine della suspance.

Il finale da cardiopalma fa di questa pellicola un piccolo capolavoro del genere thriller. Negli ultimi dieci minuti, quando astutamente Susy si renderà conto di essere stata raggirata, decide di distruggere tutte le luci della casa, ed è lì, nel buio più totale, che riuscirà a prendersi gioco dei truffatori. Una sequenza esplosiva, lo “spannung” della vicenda, la fine di quel climax continuo che Young ci aveva mostrato con così tanta perizia. Un finale che testimonia come quelli di Susy non siano gli occhi di una non vedente, ma, piuttosto, “gli occhi della notte”, quegli occhi che, nelle tenebre più oscure, funzionano alla perfezione.

Ronald Reagan, sua maestà, un uomo con la barba. Frame inutile ma divertente.

Ronald Reagan, sua maestà, un uomo con la barba. Frame inutile ma divertente.

Insomma, lo guardate, giusto? O vi devo dire dell’altro? Potrei aggiungervi che la sceneggiatura deriva da un’opera teatrale di Frederick Knott. Sapete che Knott è anche colui che scrisse l’originale pièce teatrale dalla quale deriva Il delitto perfetto di Alfred Hitchcock, vero? E se vi aggiungessi che le musiche le ha composte “nientepopodimenoche” Henry Mancini? Dai, non voglio scuse, andate e godetene, si parla davvero di un piccolo capolavoro.

Article written by:

Lorenzo Montanari

"Il ragno rifugge dal bugigattolo, ma è ben attento alla preda. Sarà l'ora di fare un bagno, Edison?" Sestri Levante, Genova, Italia.

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