Old Movies

Harvey: la coscienza libera da tutti i pesi

I conigli giganti non sono una cosa da poco. Ovviamente vi verrà in mente Donnie Darko.

Ma un altro coniglio gigante, alto all’incirca due metri, ha infestato lo schermo: Harvey l’amico, anzi il miglior amico, di James Stewart nell’omonimo film del 1950.

Elwood P. Dowd è l’angoscia e il tormento più profondo di sua sorella Veta e sua nipote Myrtle Mae che, fin dai primi minuti della pellicola, vediamo impegnate a far uscire di casa l’uomo, in modo che non sia presente alla festa ideata per far trovare marito a Myrtle Mae. Perché Elwood ci tiene a presentare a chiunque Harvey, il suo invisibile amico lapino. Per lui non è stata una sorpresa quando un coniglio alto quasi due metri gli si è presentato una sera chiedendo «Come va stasera, Signor Dowd?», del resto la città è piccola e tutti conoscono il suo nome, ma per gli altri questa (non)presenza è un impiccio non da poco.

Ma Elwood è uno spirito leggero, un uomo dalla coscienza quasi sganciata da sé stesso, ma in una maniera non dolorosa, ma purissima; molto probabilmente per questo Harvey ha scelto lui.
Perché non si tratta di un semplice coniglio, ma di un pooka, una creatura appartenente alla mitologia celtica, una specie di trickster, che ha personalmente designato Elwood con il suo compagno.

Il film, basato su una commedia di Broadway di Mary Chase, disegna un ghigno sul volto dello spettatore ogni volta che uno stralunato sconosciuto incontra Elwood e questi gli si pare davanti, posa il suo cappello e un secondo cappello, dotato di fori per le orecchie di Harvey, e ordina due Martini, uno per lui e uno ovviamente per l’amico.
Parte centrale del film è tenuta in vita dai meccanismi della commedia degli errori, una volta che Veta si decide a portare il fratello in una clinica psichiatrica, dove sarà lei ad essere internata, a causa delle sue folli descrizioni del coniglio di due metri. Anche perché in fondo Elwood è troppo buono, gentile. Nessuno crede che possa essere un pazzo.

E infatti non lo è. Harvey è una storia sull’immaginazione, ma è sopratutto la narrazione di come la coscienza umana possa liberarsi di tutti i suoi pesi e delle sue afflizioni: il rapporto di fiducia, il legame che tiene vivo Harvey, non è unilaterale. Elwood e Harvey fanno parte di un meccanismo complesso, una specie di forza spirituale in fondo. La pellicola ha un tono filosofico quasi disarmante. In mezzo agli equivoci e alle delusionali uscite di ogni personaggio, sopratutto da parte di quelli che sembrano più sobri, appare chiaro che ogni cosa si rimette a posto non perché è una commedia, ma perché la potenza del pooka, e dello stesso Elwood è superiore a qualsiasi cosa.

Well, I’ve wrestled with reality for 35 years, Doctor, and I’m happy to state I finally won out over it.

Elwood ha lo stesso dono, e fortuna forse, del Joker, solo che in lui è stata la parte positiva a rimanere in superficie.

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Classe '91. Pur avendo studiato Beni Culturali ed editing credo di saperne di più sui viaggi nel tempo e sulle zone infestate. Leggo un sacco di libri e cerco sempre di avere ragione, bevo tanto caffè, e provo piacere nell'essere un’insopportabile so-tutto-io. Per intrattenervi posso recitare diversi sketch dei Monthy Python.

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