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Heath’s Ledger: “Il destino di un cavaliere”

Heath’s Ledger: “Il destino di un cavaliere” My rating: 4 out of 5

Il destino di un cavaliere

Eccoci al terzo appuntamento dedicato alla filmografia dell’attore Heath Ledger!

L’avevamo lasciato a seguire le orme di Mel Gibson ne Il patriota. Film della Columbia, diventa il trampolino di lancio per il successivo ingaggio. Il ragazzo, ora ventunenne, viene infatti per la prima volta convocato senza sostenere un’audizione, per il ruolo principale nella nuova produzione Columbia: la pellicola Il destino di un cavaliere, prima regia di Brian Helgeland (sceneggiatore premio Oscar per L.A. Confidential).

Stavolta stiamo parlando di un film carinissimo, il classico da tenere in DVD sulla mensola e da vedere e rivedere. Un film di ambientazione medievale ma senza nessuna pretesa di aderenza storica, anzi, una sorta di mash-up tra epoche. La caratteristica principale è la colonna sonora, infarcita di brani rock come Golden Years di David Bowie o, appunto, We Will Rock You dei Queen, con cui il film si apre (e che la fa salire tantissimo già da subito).

Heath viene ufficialmente lanciato come nuova stella di Hollywood. Confesso che questo è il primo film assoluto in cui l’ho visto e che, nella bilancia che nella sua carriera ha oscillato tante volte tra talento e bellezza, questo è forse uno dei rari casi in cui pendeva anche troppo pesantemente nella seconda direzione. Lo scorsi per la prima volta su Mtv nelle scene tratte dal film inserite nel video della canzone We are the Champions ri-cantata da Robbie Williams, e pensai seriamente che per il protagonista del film non avessero scritturato un attore, ma un modello. Biondo, bello, solare, Heath bucava il video anche troppo vistosamente in questo film.

La presidentessa della Columbia dice che la parte più difficile del casting fosse trovare un giovane attore non solo attraente, ma soprattutto capace di andare a cavallo, ballare, cantare, avere una certa predisposizione sportiva – le scene di giostre medievali sarebbero state girate dal vero. E, in quel momento, Heath era l’unico nome possibile. Nel suo curriculum attoriale è curiosamente pesata molto la sua capacità, appresa fin dalla sua infanzia australiana, di stare con naturalezza a cavallo. Caratterizzerà, infatti, molti dei suoi ruoli più importanti.

Dimostra anche di essere un ballerino molto capace, disinvolto e con un ottimo senso del ritmo. È strano pensare che in uno dei suoi ruoli più importanti, quello di Ennis in Brokeback Mountain, Heath invece appaia talmente legnoso nella scena in cui balla assieme a Linda Cardellini da farti quasi credere che non sia capace davvero.

Ma il talento degli attori è anche questo: se ti convinci che loro siano come i personaggi, sono riusciti a ingannare te, spettatore, alla perfezione.

Amo Il destino di un cavaliere perché è la classica pellicola da guardare quando si è un po’ giù di morale: divertente, positiva, intrisa di gioia e fiducia giovanile. Nel cast, a fianco a Heath, ci sono Paul Bettany nella parte dello scrittore Chaucer – l’attore si cimenta in una scena di nudo col posteriore all’aria, un po’ il topos della sua carriera (Cfr. Il Codice da Vinci e altri film), Mark Addy (che molti anni dopo ritroviamo ne *TU SEI ROBB, VINOOO*, volevo dire, nel suo ruolo di Robert Baratheon, prima stagione de Il Trono di Spade) e l’esordiente Shannyn Sossamon, splendida ragazza in quel momento futura promessa di Hollywood (promessa purtroppo non mantenuta: ha subito la damnatio professionale per essere rimasta incinta di padre ignoto, ma questa è un’altra storia e dovrà essere raccontata un’altra volta – cit.), e merita anche menzione Laura Fraser nel ruolo della “fabbra” (si dice? La sindaca, la fabbra), attrice che ormai conosco bene grazie al suo ruolo di quella stronza di Lydia in Breaking Bad. Lei, il suo tacco 12 e la sua stevia.

Il film fu girato nei dintorni di Praga, che Heath batté in quei mesi in lungo e in largo finendo per fare amicizia e poi innamorarsi dell’attrice più grande di lui di nove anni Heather Graham (Twin PeaksScrubs) che in quel momento stava lavorando nella stessa città a From Hell – La vera storia di Jack lo Squartatore con Johnny Depp.

Heath/Heather. La storia avrebbe valso la pena di andare avanti anche solo per i nomi.

Comunque, tornando al nostro cavaliere William Tatcher, biondissimo scudiero che si finge cavaliere per ottenere finalmente un riscatto tanto agognato, il più grande colpo di scena relativo al film avvenne una volta finite le riprese e iniziato il processo di marketing. La Columbia, infatti, evidentemente colpita dal carisma in scena di Heath, decide di puntare la promozione interamente su di lui. Heath si ritrova davanti, dunque, i poster del film con il suo faccione gigante in primo piano, enfatizzato dalla scritta He will rock you.

Decisione che avrebbe pesato sulle spalle di chiunque, tanto più di una persona riservata come Heath, più interessato al lavoro in sé nel cinema che non alla “fama” pura. Leggenda vuole che il ragazzo, dopo la prima riunione del marketing, si sia chiuso in bagno colto da uno degli attacchi d’ansia che caratterizzeranno poi la sua vita. In seguito attraversa un momento di rottura molto difficile con la casa di produzione: non ama sentirsi un prodotto in vendita. Il compromesso viene trovato solo quando la Columbia accetta di portare tutta la famiglia di Heath negli Stati Uniti per un periodo, ottenendo in cambio carta bianca con la promozione.

Nonostante il traguardo notevole, che pochi alla sua età raggiungono a Hollywood, Heath vive male la sua fama crescente, soprattutto perché basata su presupposti che non sente corrispondergli. I giornalisti, soprattutto in virtù della sua storia con Heather, cominciano a notarlo e a pedinarlo. Inizia, da quel momento in poi, un rapporto molto travagliato tra Heath e i paparazzi, che avrà in seguito anche risvolti drammatici.

Ma questa è un’altra storia, e dovrà essere raccontata un’altra volta.


Gli articoli precedenti dell’Heath’s Ledger:

Article written by:

Francesca Bulian

Posata su uno scoglio da un gabbiano nell'agosto '86. Storica dell'arte, fangirl, cinefila. Ama i blockbusteroni ma guarda di nascosto i film d'autore (o era il contrario?). Abbonata al festival di Venezia. Lettrice compulsiva e consumatrice di serie tv. Ha sempre un occhio di riguardo per i suoi attori feticcio - per meriti professionali ma più spesso estetici.

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