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Heath’s Ledger: Le quattro piume

Heath’s Ledger: Le quattro piume My rating: 3 out of 5

Dopo il successo de Il destino di un cavaliere, Heath potrebbe avere il mondo ai suoi piedi. Lanciato come nuova stella giovanissima e attraente, riceve proposte allettanti che lui stesso rifiuta, come quella di diventare il primo Spider Man cinematografico – ruolo che andrà a Tobey Maguire.

A detta sua, “ruoli di quel genere hanno troppe controindicazioni“. E poi: “accettare quel ruolo significherebbe impossessarmi del sogno di qualcun altro“.

In quel momento della sua carriera, Heath sa di essere un prodotto, ma non ha piena fiducia nelle sue capacità effettive ed è perfettamente consapevole di essere considerato l’ennesimo attore belloccio, di certo non un attore “bravo”.

Alla ricerca di un ruolo di maggior spessore, Heath sceglie la parte del protagonista de Le quattro piume, remake del film omonimo del 1939. Il regista è Shekhar Kapur, che aveva diretto un’altra celebre australiana, Cate Blanchett, in Elizabeth.

La storia è quella di un soldato inglese che diserta pochi giorni prima di partire per il Sudan tra le guarnigioni inviate in aiuto del generale Gordon. Le quattro piume del titolo sono un simbolo di vigliaccheria, donategli da tre dei suoi commilitoni e dalla sua stessa fidanzata (‘sta stronza! Interpretata da Kate Hudson). Il senso di colpa lo dilania al punto che alla fine decide di partire per l’Africa e riscattarsi.

Travestitosi da arabo – e in quelle vesti ricordando esteticamente un po’ il Gesù di Nazareth figaccione che ci hanno impresso nella retina varie pellicole hollywoodiane – fa amicizia con un contadino del luogo.

Non sto scherzando, sembra Gesù veramente

Un personaggio talmente identico all'”amico nero” del film Il gladiatore da essere interpretato dallo stesso attore, Djimon Hounsou.

La cui catch phrase in questo film è “li rincontrerai un giorno, ma non ancora” “Dio ti ha messo sulla mia strada!”.

Siamo ne Il gladiatore o in La passione di Cristo?

Il film divenne anche abbastanza famoso negli studios per una scena molto pericolosa che Heath girò senza stunt-man. L’attore doveva saltare letteralmente su un cavallo al galoppo. Il regista, che si beccò una lavata di capo dai produttori per questo, aveva cercato di impedirlo a Heath, ma il ragazzo, parafrasando una battuta del film, aveva risposto “Morirò, se questa è la volontà di Dio.”

Non avendo mai fatto scuole di recitazione, Heath comincia da questo punto in poi la sua pratica (diventata tragicamente celebre in relazione a Il cavaliere oscuro) di perseguire una sua visione autodidatta del “Metodo”, cercando di diventare il più possibile il suo personaggio, tenendo diari come se fosse lui, calandosi fino ad assorbire la psiche dell’altro dentro di sé, sparendo in esso.

Il film, molto retrò, fu purtroppo un flop al botteghino del 2002. In realtà, a parere di chi scrive, è un film molto godibile, uno di quei prodotti di ampio respiro e di vecchia scuola che si riguardano almeno una volta all’anno con estremo piacere. Lungi da essere noioso, è anzi passionale, coinvolgente, pieno d’atmosfera e di sentimenti basilari quanto potenti. Un film classico nel senso migliore del termine, che ricorda le atmosfere dei romanzi di primo Novecento – e infatti Le quattro piume prima delle due versioni cinematografiche, nasce come romanzo, uscito nel lontano 1902.

E, allo stesso tempo, è una lettura metaforica del presente: il film, girato durante l’anno 2001, risente molto degli avvenimenti di cronaca e infatti il film percorre sottilmente ma costantemente l’argomento dei rapporti tra occidentali e arabi, partendo dalle radici.

Ma devo convincervi? Il film va visto perché Heath sembra Gesù. Punto.


Qua i capitoli precedenti della rubrica Heath’s Ledger:

Article written by:

Francesca Bulian

Posata su uno scoglio da un gabbiano nell'agosto '86. Storica dell'arte, fangirl, cinefila. Ama i blockbusteroni ma guarda di nascosto i film d'autore (o era il contrario?). Abbonata al festival di Venezia. Lettrice compulsiva e consumatrice di serie tv. Ha sempre un occhio di riguardo per i suoi attori feticcio - per meriti professionali ma più spesso estetici.

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