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Hold the Dark – Il demone lupo viene dall’Alaska ed è qui per confondervi

Hold the Dark – Il demone lupo viene dall’Alaska ed è qui per confondervi My rating: 3.5 out of 5

Nel cinema di oggi abbiamo bisogno di forze ed idee fresche… un po’ come l’acqua nel deserto. In particolare ne ha bisogno Hollywood, dove all’ordine del giorno vengono sfornati cinecomics, remake o sequel. Jeremy Saulnier è uno di quei pochi registi rimasti fuori da questa logica. Uno della generazione di nuovi piccoli (e grandi) autori e amanti del Cinema di genere. Non voglio mentire: rimasi letteralmente folgorato da Blue Ruin (neo noir al limite del capolavoro) e di recente mi sono divertito abbestia con Green Room. Vado in brodo di giuggiole per questa roba.

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Mi duole pure ammetterlo, ma una volta tanto Netflix decide pure di combinarla giusta: sulla piattaforma sbarca la conclusione di quest’ideale trilogia del colore con Hold the DarkUn film che fin dalle prime immagini si presentava cupo, ricco di atmosfere in pieno stile Saulnier. Diciamo che mi ha conquistato subito, per farla breve.

Bernard… no scusate, un lapsus! Russell è un naturalista e scrittore in pensione; famoso per aver vissuto tra i lupi, viene chiamato da Medora, una madre disperata che si è vista portare via il proprio figlio da un lupo. Russell accetta, ma non ha idea di che cosa scoprirà una volta arrivato in Alaska.

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Il bello di non avere risposte

Tratto dal romanzo di William Giraldi, nato da una sceneggiatura di Macon Blair (attore feticcio e amico del regista), Hold the Dark è puro cinema di genere… che distrugge il genere: Saulnier mette in scena un thriller glaciale che si muove tra l’horror, l’action e il revenge movie. Con una narrazione e un ritmo tutti suoi, Hold the Dark mantiene per due ore un’identità forte, un stile auto-citazionista e che richiama vagamente alla cinematografia di Taylor Sheridan. (Wind River e Sicario in particolar modo).

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Vabbè, ciao.

Tra i punti di forza del film due protagonisti diametralmente opposti e molto, MOLTO interessanti: il primo, il Russell di Jeffrey Wright, è spaesato, catapultato in una realtà misteriosa; arriva in un paese abbandonato da Dio, colmo di violenza pronta a sfogarsi da un momento all’altro. Un cucciolo di cane in mezzo a un branco di lupi famelici. Tra i predatori di quelle lande innevate si nasconde l’altro protagonista, Vernon, padre del ragazzino scomparso. Alexander Skarsgård ha per questi ruoli una presenza scenica pazzesca: algido, freddo, un soldato andato in guerra senza bandiera, un capobranco mosso da puro istinto. Una belva feroce, pronta a sbranare chiunque sul cammino verso la vendetta.

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Saulnier fa di Hold the Dark una metafora antropologica, in cui l’uomo si fonde con l’animale fino a scomparire; Keelut è una cittadina malata e maledetta, colma di segreti rimasti seppelliti sotto la neve per anni. Un paese senza futuro dove il Demone Lupo ha trovato dimora. Molto diversa dall’Alaska dei Simpson, eh?

Senza risposte e con una manciata di dubbi

A bruciapelo. Ho dovuto vedere il film due volte prima di poter poter elaborare un pensiero che fosse vagamente pertinente. Oltre al colpo d’occhio magnifico, Hold the Dark si prende la licenza (e la spocchia) di non spiegare praticamente nulla: dell’ideale trilogia, questa è l’opera più complessa, più concettuale e chiusa in se stessa; distanti anni luce dalla logica di un blockbuster o di un film da piattaforma streaming, si corre il rischio di perdersi in uno schema narrativo tanto affascinante quanto ricercato. Diciamo che è un po’ come una donna bellissima, misteriosa… “che se la tira”.

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Parlano le immagini, i volti e le (poche) espressioni dei personaggi; tempi dilatati, passo pachidermico e tanto da fare viene lasciato allo spettatore. I momenti di alta tensione si mescolano all’ambiguità dando un risultato un po’ spiazzante. Per non dire pretestuoso.

Alla fine Hold the Dark è come suggerisce il titolo stesso: oscuro, pieno di misteri e cose non dette; va oltre la legge dell’uomo e della bestia… riuscendo a essere perfino maleducato. Rarità tra il pattume, un film girato benissimo che trasporta su schermo una ben definita idea di Cinema. Sta a voi scegliere se farvi stregare dall’uomo lupo, abbracciare la notte… o tornare a vedere Natale a 5 stelle.

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Article written by:

Davide Casarotti

Antipatico e logorroico since 1995. Scrivo di Cinema da quando ho scoperto di non saper fare nulla. Da piccolo volevo fare il cuoco, crescendo ho optato per il giornalista; oggi mi limito ad essere pessimista, bere qualche birra con gli amici e andare al Cinema da solo. Giuro, non sono una brutta persona.

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