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Holidays, o come non rimpiangere tutti i ponti mancati del 2020

Holidays, o come non rimpiangere tutti i ponti mancati del 2020 My rating: 1 out of 5

Uno dice “siamo in zona Halloween”, in un periodo in cui la realtà di per sé sarebbe già sufficientemente terrificante, però insomma, pare che l’ultimo svago ancora concesso sia guardarsi un film dal divano di casa, e allora via, cerchiamo qualcosa a tema. E, sempre perché siamo del 2020, troviamo qualcosa che parli delle feste comandate, tutti quei bei ponti che da marzo ad oggi abbiamo saltato a pie’ pari, uno dopo l’altro, facendo battute che sono diventate stantìe dopo circa sette secondi. Ed ecco che, dopo serrate ricerche, compare Holidays, film indipendente presentato al Tribeca Film Festival nel 2016 e firmato da un collettivo di autori.

Primo campanello d’allarme: da uno dei festival indipendenti più fighetti del globo, Holidays è approdato direttamente all’home video, senza sfiorare mezza sala cinematografica. Secondo campanello: gli autori, dopo questo formidabile trampolino di lancio, ad oggi continuano ad essere degli illustri sconosciuti. Epperò fermarsi all’apparenza sarebbe sbagliato, una chance la si dà a tutti, e poi Holidays ha un predecessore illustre in I tre volti della paura. Spoiler: piuttosto, guardatevi quello.

Holidays si compone di otto episodi da pochi minuti ciascuno, ma che sembrano comunque eterni, girati nell’ordine da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer, Gary Shore, Nicholas McCarthy, Sarah Adina Smith, Anthony Scott Burns, Kevin Smith, Scott Stewart e Adam Egypt Mortimer. L’elenco degli attori di queste perle ve lo risparmio, ché è inelegante scavare nelle gavette altrui.

Si parte da San Valentino: una manciata di luoghi comuni adolescenziali conditi dal solito splatter-soft finale, con cuori pulsanti in bella vista e un sacco di fango e di sangue. Il problema è che andando avanti le cose peggiorano: con San Patrizio ci troviamo davanti a un’improbabile gravidanza che osa addirittura chiamare in causa Rosemary’s Babye definirla “brutta copia” sarebbe ancora un complimento. Galoppiamo poi verso Pasqua, per venire spiazzati da un incrocio mal riuscito fra Rabbits, Donnie Darko, un pizzico di fanatismo religioso e un’apocalisse zombie; stendiamo un velo pietoso sulla Festa della Mamma, dove ci ritroviamo in una specie di comune hippie iper femminista e in perenne isterismo da ciclo mestruale (e prima che ci sia la levata di scudi su questa frase, fidatevi, so di cosa parlo per esperienza più che diretta).

Per un attimo ci risolleviamo con la Festa del Papà, salvo poi imbatterci nella chiusura più scontata della storia del cinema. Non male l’episodio su Halloween, se non fosse che Denti era più originale e ci era arrivato prima, e stesso discorso per Natale e per Black Mirror. Gran finale, si fa per dire, con il solito maniaco da Capodanno.

Tuttavia, un merito Holidays ce l’ha: riuscirà a non farvi rimpiangere tutte le feste che quest’anno ci ha portato via. E, visto che i cinema sono tornati ad abbassare la serranda, vedervelo da un divano vi permetterà di interrompere la visione dopo dieci minuti senza provare alcun imbarazzo.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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