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I Love Radio Rock, o il potere della musica

I Love Radio Rock, o il potere della musica My rating: 5 out of 5

State facendo le cose sporche? Cose che non direte a mamma e a papà? State infrangendo la legge, sì?

Non sono impazzita, ma affetta da citazionismo acuto. E quelli che leggono e non hanno visto il film in questione? Si attaccano. Anche perché per quello che mi riguarda non aver ancora visto I Love Radio Rock è come non aver ancora vissuto un pezzo di vita. Non aver ancora dato il primo bacio, non so… Va be’, la smetto. Guardatelo però, accidenti a voi.

In breve: siamo nel Regno Unito ed è il 1966. La BBC radio ha deciso che la musica leggera fa brutto, ed intervengono così le radio pirata, che allietano i giovani con successi pop e rock del periodo. Noi assistiamo alla vita di tutti i giorni su una nave, la Radio Rock, e familiarizziamo coi suoi abitanti, i deejay, ovviamente, nonché alla loro stoica resistenza anche nel momento in cui verranno dichiarati illegali a tutti gli effetti. Assistiamo, però, anche a qualcosina più di questo.

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Il film infatti, portandoci ad una conoscenza così approfondita dei personaggi da farci sentire letteralmente parte della ciurma, ci mostra personalità differenti, ma tutte, tutte, inevitabilmente innamorate della musica. Non retoricamente parlando, proprio innamorate, come amerebbero una donna (eppure le donne se le concedono solo nel sesso giorno – guardate il film e saprete). Persone innamorate al punto di essere disposte non solo a diventare fuorilegge, ma anche a morire.

Oltretutto, non sarebbe un film sulla musica come si deve se non avesse una colonna sonora di quelle magistrali. State pure certi che non riuscirete a disprezzare neppure un brano di quelli che i deejay vi proporranno, e di alcuni non vi libererete mai, proprio resteranno nella vostra testa, come All day and all of the night dei Kinks (The only time I feel alright is by your siiiide… ok basta).

Ma più di tutto e molto nostalgicamente, I Love Radio Rock ci mostra il valore della musica, l’importanza, l’essenzialità che ha nelle nostre vite, che ci piaccia o no. Un valore che, in quegli anni, si mostrava in tutta la sua forza forse proprio perché per ascoltare qualcosa di vero bisognava farsi il mazzo, cercarlo. E dico nostalgicamente perché a volte vien da chiedersi quanto sia applicabile oggi, nell’epoca di Youtube e Spotify, negli anni in cui la musica viene martoriata e mercificata così tanto. Viene anche da rispondersi che però qualunque forma abbia questa musica, tutti noi, non importa quanti anni si abbia o di quale umore si sia, sappiamo di potere, quasi dovere, cercare la musica. E I Love Radio Rock ci mostra come questo, in un certo senso, ci unisca tutti indistintamente.

Non starò qui a farvi i pippotti sui tecnicismi perché sinceramente ci sono film che sono così densi contenutisticamente che non riesco, e non mi biasimo per questo, a soffermarmici, ma non posso prescindere dai dialoghi, nei quali si esplica perfettamente la bellezza di questo film, che è proprio la capacità di passare da un discorso quasi poetico per quanto riguarda la musica ad un discorso spassosissimo. Per questa ragione vi citerò due momenti, tanto perché vi salga e – lo so, sono noiosa – ve lo andiate a guardare.

Stiamo assistendo ad una partita di “Frizzi e Lazzi” (bisogna indovinare un personaggio famoso descritto da un’altra persona), che si svolge così:

– È un bravo ragazzo…Tanto bravo ragazzo…Ha tanti amici…Ha i capelli lunghi…

– Jimi Hendrix?

– No molto più vecchio… non porta scarpe… ha una veste!

– Oh su, non sarà mica Gesù?

– Sì. È Gesù!

– Ma perché non hai detto ‘il figlio di Dio’?

– Figlio di chi?

E infine ci regalano anche il monologo emozionante, interpretato da uno dei migliori personaggi della storia, l’uomo di cui non potrete fare a meno di innamorarvi, Il Conte, ovvero un Philip Seymour Hoffman fantastico:

Anni che vanno, anni che vengono, e i politici non faranno mai un cazzo per rendere il mondo un posto migliore, ma ovunque nel mondo, ragazzi e ragazze avranno sempre i loro sogni e tradurranno ogni sogno in canzone.

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(Il troncamento è per evitare qualunque spoiler possibile). Che dire, la meraviglia del potere che la musica ha sull’essere umano, della musica pazzescamente bella, dei personaggi che vorresti come amici di ogni giorno, l’importanza che l’amicizia ha e come essa nasca spesso in modi insoliti, il tutto in una commedia che ci fa comunque ridere tanto, ma anche commuovere, riflettere, su come chiunque siamo, ovunque andiamo, sarà sempre la musica a salvarci, a guidarci, a esprimerci, a renderci la vita un po’ più bella. Come fa I Love Radio Rock, anche alla milionesima visione.

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1994, ma nessuno ci crede e ancora bersi una birra è complicato. Cinema, libri, videogiochi e soprattutto cartoni animati sono nella mia vita da prima che me ne possa rendere conto, sono stata fregata. Non ho ancora deciso se sembro più stupida di quello che sono, o più furba; pare però che il cinema mi renda, quantomeno, sveglia. Ah, non so fare battute simpatiche.

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