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I Villeggianti – Il silenzioso e noioso tonfo del “made in Italy”

I Villeggianti – Il silenzioso e noioso tonfo del “made in Italy” My rating: 1.5 out of 5

Cosa mi è venuto in mente. Cosa. Diavolo. Mi è. Venuto in mente.

Io e le mie stupide convinzioni: da anni continuo, imperterritamente, a sostenere la rinascita del Cinema italiano; folgorato dalla bellezza di film di questo decennio come Veloce come il vento, Lo chiamavano Jeeg Robot e Dogman, rivedo anche nelle piccole produzioni nostrane la voglia di fare di nuovo scuola. Di tornare in auge grazie alle idee, al coraggio e giovani registi con le palle. La mia è una battaglia che porto avanti ogni giorno da buon sostenitore di una nuova generazione di talenti emergenti. Questa volta, però, sento in cuor mio di aver commesso un errore.

Direttamente da Venezia 75, è uscito in questo mese di luglio in Dvd e Blu-ray I Villeggianti (Les Estivants), film diretto e interpretato da Valeria Bruni Tedeschi, attrice e regista italiana naturalizzata francese. Già quello doveva essere un primo segnale. Non si rinnegano così le origini.

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Proprio alla scorsa mostra del Cinema mi gustai uno dei film tricolore in gara per la sezione Orizzonti, La Profezia dell’Armadillo, rimanendo piacevolmente sorpreso. E siccome non ho avuto il modo prima di oggi di poter recuperare I Villeggianti, mi sembrava giusto poter dare un’opportunità ad un’opera che sulla carta stuzzicava parecchio il mio appetito… E per questo ringrazio la Koch Media, per aver soddisfatto il mio appetito cinefilo.

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Oddio, soddisfatto. Folle ed ingenuo me.

A metà tra Fellini e il nulla cosmico

Anna (la Tedeschi) è una registra e sceneggiatrice, alle prese con il suo ultimo importante progetto. Oltre alla pressione per il lancio del film, deve convivere con la recente separazione dal fidanzato, Luca, che non vuole partire per la Costa Azzurra assieme a lei. La destinazione del viaggio è la villa di Anna: ad attenderla la sua strana famiglia, gli amici e gli spettri di un passato “schizofrenico”.

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I Villeggianti è una produzione italo-francese, targata Lucky Red per la sala e giunta a noi (in questo caso, a me) in home video grazie alla Koch Media. Oltre alla già citata Valeria Bruni Tedeschi, nel cast figurano Riccardo Scamarcio e Valria Golino, rispettivamente nei panni del fidanzato/marito e della sorella; assieme a loro attori transalpini di primissima fascia come Noémie Lvovsky e l’intramontabile Pierre Arditi. Purtroppo però, di tutte le ottime premesse e di tutti i motivi d’interesse, rimane ben poco: I Villeggianti è un film arzigogolato, artefatto e poco incisivo, vittima di una storia nata male e finita anche peggio.

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Con un’ispirazione neanche troppo velata all’8 1/2 di Fellini, la Tedeschi ripercorre la sua infanzia e la propria vita tra il passato e il futuro, tra progetti cinematografici fortemente autobiografici, stress, gioia effimera e tanta… tanta… noia. Una pellicola pretenziosa e ambiziosa, ma che di autoriale ha ben poco anche senza fare inutili paragoni felliniani: le vicende famigliari de I Villeggianti sono spente e si perdono in una serie di dialoghi costruiti a tavolino, mai realmente credibili. Ogni membro della casa, più che essere parte di un sogno ad occhi aperti, è un corpo estraneo e mal assortito con le vicende della sua protagonista, tanto che di loro non ci rimane nulla appena finiamo la visione del film. Una delusione corale incredibile. Narcolessia allo stato puro.

La piaga dell’over-acting

Lungi da me spargere altra benzina sul fuoco, ma quanno ce vò ce vò. Come già detto, non aiuta ad una storia poco sul pezzo una sceneggiatura sconclusionata, dal ritmo incostante e privo di alcuna coerenza con la narrazione. Nonostante la Tedeschi sia profondamente coinvolta a livello emotivo, non riesce mai a passare allo spettatore un briciolo di trasporto nella vicenda, tenendolo sempre a debita distanza. Allora, penserete voi, stiamo parlando di sentimenti centellinati e dosati? No, al contrario.

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L’assurdo è che con I Villeggianti si fa indirettamente riferimento ad film sbroccato pure nella recitazione: siamo di fronte ad un affresco dell’over-acting (non ai livelli del mio amico Nicola Gabbia, per l’amor del cielo), nevrotico e incontrollato come la follia insensata dei suoi snob e imborghesiti protagonisti. Dettaglio che ha dato non poco fastidio. Riccardo Scamarcio, dopo la buona prestazione ne Lo Spietato, qui ciondola per il set con la tipica faccia addormentata che pensavo di non vedergli fare più; Valeria Golino è letteralmente senza freni e a tratti irriconoscibile. In soldoni non rimane che una formula ripetitiva, in cui non brilla nessuno del cast e che non porta quasi a nulla, se non a una seconda parte ancora più onirica, spiazzante e delirante.

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Il film ambizioso che avrebbe dovuto consacrare la Tedeschi dopo La Pazza Gioia e lanciarla definitivamente nella cerchia dei giovani talenti “nostrani” è in realtà un’opera senza un’identità: troppo lontana dal Kammerspiel alla Perfetti Sconosciuti o dalla favola bucolica di Lazzaro Felice, I Villeggianti non ha niente a che vedere pure con la commedia francese. Né carne, né pesce… Un progetto nato già nel dimenticatoio di cui non sentiremo la mancanza. De I Villeggianti rimarrà solo il rammarico di un’enorme occasione sprecata… Ora in fondo capisco il perché di così poca pubblicità e clamore.

Se anche voi però volete farvi un’idea del film, qui il link per l’acquisto e vi aspetto sulla pagina Facebook per una bella smentita. Mi vanno bene anche solo due chiacchiere in compagnia. Basta solo che non pensiate che il Cinema italiano sia morto e sepolto…

Article written by:

Davide Casarotti

Antipatico e logorroico since 1995. Scrivo di Cinema da quando ho scoperto di non saper fare nulla. Da piccolo volevo fare il cuoco, crescendo ho optato per il giornalista; oggi mi limito ad essere pessimista, bere qualche birra con gli amici e andare al Cinema da solo. Giuro, non sono una brutta persona.

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