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Il mago di Oz, nessun posto è bello come casa

Il mago di Oz, nessun posto è bello come casa My rating: 5 out of 5

Basterebbe prendere le battute di questo film (naturalmente anche le canzoni) per mettere Il mago di Oz nella lista dei miei film preferiti All Time. Non sono l’unico a pensarla così, infatti questo musical è considerato come una delle pellicole che rappresenta meglio il genere, e più in generale come uno dei migliori film di sempre. Sulla scia canterina e sognante di La La Land (non so a voi ma a me è piaciuto un sacco), ho deciso di buttarmi sul genere e di raccontarvi di quello che fu “amore a prima vista” con questo film (e direi anche a primo ascolto), che pur essendo degli anni ’30 (ebbene sì, parliamo del 1939) ancora oggi mantiene inalterato il suo charme.

Pronti a seguire il sentiero dorato per arrivare al grande e potente mago di Oz?

Trama: la giovane e ingenua Dorothy Gale (Judy Garland) vive in una fattoria del Kansas insieme agli zii e al suo amato cane Totò, che ne ha appena combinata una delle sue. L’adorabile cagnetto ha appena morso la signora Almira Gulch (Margaret Hamilton), una riccona brutta e antipatica, ma molto influente in quel contesto rurale. Dorothy corre a casa per cercare conforto negli zii che però sono più preoccupati dalla fattoria, e allora chiede aiuto ai tre contadini che lavorano per loro. Ma Hunk (Ray Bolger) è capace di dirle solo che ha la paglia nel cervello, mentre Hickory (Jack Haley) prende le sue difese dicendo che la signora Gulch non ha cuore e infine Zeke (Bert Lahr) le dice che dovrebbe affrontarla direttamente, salvo poi mostrarsi un gran codardo (che possono sembrare inezie e invece sono informazioni importanti al fine della storia).

La perfida Almira, dopo il morso canino, va così alla fattoria reclamando l’animale di Dorothy in maniera che possa punirlo a dovere e con il suo “potere” riesce a portarglielo via. Il cane però riesce a scappare e a tornare dalla sua padrona. La ragazza così decide di scappare di casa per poter stare con il suo adoratissimo Totò, cercando un posto oltre allarcobaleno dove poter vivere serenamente.

Nella sua fuga la ragazza si imbatte nel professor meraviglia (Frank Morgan), un mago ciarlatano che suggerisce alla ragazzina di tornare a casa visto che la zia è malata, cosa non vera ma che convince la giovane al rientro.

Ma una terribile tempesta è in arrivo, anzi una vera e propria bufera. La ragazza arriva a casa ma non trova nessuno e viene tramortita da una finestra che cade nel momento di massima forza dell’intemperia. Dorothy inizia a sognare e si riprende ma si ritrova catapultata nel fantastico mondo di Oz, un mondo popolato di streghe (buone e cattive, di cui una accoppata cadendole in testa con la sua casa) e da un sedicente mago, il grande Oz.

Dorothy riuscirà a tornare a casa? Riuscirà a contrastare la perfida strega dell’Ovest? Riuscirà a tenersi le sue favolose e magiche scarpette rosse, che la strega cattiva vuole sottrargli? Chi incontrerà durante il suo viaggio? Dov’è il Kansas?

Per saperlo dovete seguire il sentiero dorato con Dorothy e raggiungere il grande mago di Oz, che magnifiche cose fa… o perlomeno così dice!

Voglio essere chiaro da subito, questo per me è il musical per eccellenza (scusatemi vari La La Land and co.). Il film sembra un cartone animato Disney (potrebbe starci benissimo come la versione con attori in carne e ossa, che va di moda ora) per come è strutturato: mondi fantastici, personaggi strani e adorabili, canzoni bellissime, streghe cattive e presenza di una morale nella storia (o fiaba?).

Il film è un classico della storia del cinema che ha più di 70 anni, ma sembra non risentire del tempo che passa. Oggi farebbe ridere un film del genere, non avrebbe il successo che ebbe quando uscì ma è ovviamente bene collocare un film nel suo tempo. Nell’era degli effetti speciali e dei computer a qualcuno potrebbe sembrare impossibile che una volta si girassero film con mostri che erano semplicemente dei pupazzetti mossi da altri. Eppure molti film vecchi sono ancora oggi pietre miliari del cinema. L’uso del bianco e nero nella prima e ultima parte del film aggiungono un effetto nostalgia dell’Hollywood che fu ma servono soprattutto a separare la realtà dalla fantasia. Il musical diretto da Victor Fleming (che dopo Via col vento probabilmente si era abituato ai successi mondiali) ha la sua forza nella sua protagonista indimenticabile, perfettamente calata nel contesto (funziona tutto: scenografia, musica, cast e sceneggiatura). Il film ha una morale bellissima, legata al concetto di “casa” come luogo in cui si è felici e con le persona che amiamo, tanto che non esiste altro luogo dove si possa trovare più gioia (concetto un po’ diverso da quello trattato in Brooklyn). Le coreografie sono più che apprezzabili (va sempre considerato che parliamo di un film degli anni ’30) così come i costumi.

Fermi tutti! Qui mi aspetto la vostra faccia esterrefatta dopo l’ultima mia affermazione, considerando che abbiamo un leone con i bigodini, una strega e un uomo di latta con un trucco che manco Moira Orfei. Beh ma il punto è proprio quello, non si vuole andare verso un realismo assoluto ma far intendere che si è in un mondo di fantasia. Quindi chi se ne importa se il leone è pezzente e l’uomo di latta usa un oliatore giocattolo? Il messaggio arriva forte e chiaro lo stesso.

Nel mondo di Oz tutto è concesso. E comunque Umpa Lumpa Vs Mastichini 2 a 0.

La recitazione è volutamente esagerata (espressioni con occhi fuori dalla orbite, facce stralunate, gente che inciampa ogni due passi e pianti che manco a “C’è posta per te”), ma è coerente con il contesto del film.

Gli interpreti dimostrano ottime doti canore e danzerecce. Buona (se non ottima anche la sinergia tra gli attori). In questo lungometraggio non c’è al centro una storia d’amore ma ben quattro persone (Dorothy, Leone, Uomo di latta e Spaventapasseri), perciò l’alchimia tra di loro non era una cosa così scontata.

Judy è praticamente perfetta per la parte. Qualora oggi volessero fare un remake (dio ce ne scampi) non augurerei a nessuna di prendere la parte e confrontarsi con la Garland. La Dorothy inscenata è davvero una ragazzina impaurita, ingenua e amorevole. Judy ha una voce magnifica tanto da aver reso la canzone più famosa del film, la magnifica e inarrivabile Somewhere Over the Rainbow, un brano unico e imitatissimo (se sei un cantante non puoi non averne fatto una cover).

Ecco, quando canta quella canzone è il mio momento musicale preferito nella storia del Cinema.

Impossibile non fantasticare e viaggiare con la mente ascoltandola… un momento… fermi tutti… dove sono finito?

“Totò, ho l’impressione che non siamo più nel Kansas.”

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Leva 1987, ingegnere meccanico di professione e Nerd per hobby. Amo viaggiare (soprattutto in aereo, adoro gli aeroporti), guardare film (in particolare i drammoni con una bella attrice), serie TV, leggere (fumetti e non), conoscere nuova gente ed esprimere la mia opinione. La mia filosofia di vita è : "Sii forte e paziente, un giorno questo dolore ti sarà utile." ... o perlomeno lo spero!

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