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Il maledetto United: non il solito film sul calcio

Il maledetto United: non il solito film sul calcio My rating: 3.5 out of 5

Chissà perché è così difficile fare un film sul calcio. Intendo un film bello. È lo sport più popolare, forse perché è quello con le regole più semplici. Quello che per i bambini è più facile replicare per strada. Da sempre ha attirato grandi nomi della letteratura, da Pasolini a Brera passando per Galeano. Ma quando poi si tratta di passare al grande/piccolo schermo, finisce quasi sempre per pagare dazio. I film che si salvano sono pochi. Su due piedi mi viene in mente Febbre a 90, poi alcuni lampi qua e là (generalmente partite sulla spiaggia, da Mediterraneo a Romanzo criminale) ma poco altro (di quel mega-spot di Goal abbiamo già parlato).

Feels.

Poi ho scoperto questo Il maledetto United. Film del 2009 diretto da Tom Hooper, il che è una discreta garanzia di qualità (Il discorso del re e The Danish Girl, tra gli altri). È tratto da un romanzo, ma la storia è vera.

Diciamolo subito: se non vi piace il calcio, forse potete passare oltre. Non è un film dove lo sport è co-protagonista, anzi. È assolutamente centrale. Ma se vi piace, amerete questo film.

La trama. Inghilterra, estate del 1974. Abbiamo due allenatori. Il primo è Don Revie, santone della pedata britannica, che alla guida del Leeds United (il “maledetto” del titolo) ha vinto tutto o quasi. La squadra si è guadagnato sul campo una solida fama di chi vince giocando sporco. Insomma quel vecchio sano football dove tibie e peroni saltano sotto la pioggia battente dello Yorkshire.

L’altro è l’istrionico Brian Clough (magnificamente interpretato da Michael Sheen, già eccellente in Frost/Nixon – Il duello). Clough allena il Derby County, una squadretta di seconda serie. Spendendo poche sterline viene promosso nel massimo campionato, che poi vince proprio davanti al Leeds di Revie. Le due squadre ed i due allenatori si odiano, Clough sputa veleno sui rivali che secondo lui vincono solo perché picchiano come fabbri. Senonché la nazionale inglese fallisce la qualificazione ai campionati del mondo e decide di cambiare allenatore. È un terremoto: il prescelto è Don Revie. Qualcuno deve sostituirlo sulla panchina del Leeds. Chi?

Incredibilmente, viene scelto proprio il suo rivale più grande. Quello che segue è il resoconto di 44 giorni assurdi, uno spettacolare fallimento, con le discese ardite senza risalite nel rapporto fra i giocatori del Leeds ed il loro nuovo allenatore. Che oltretutto per la prima volta in carriera non è seguito dal vice e amico fraterno Peter Taylor. Clough non ha paura, ha accettato perché ossessionato dalla voglia di vincere tutto e cancellare dalla memoria degli sportivi il nome del suo predecessore. Ma il mito di Revie era troppo ingombrante e non riesce a far breccia nei cuori dei calciatori. Dopo pochissime settimane tutti a casa.

Non è uno spoiler, ma vi dico che pochi anni dopo Clough entrerà nella storia vincendo letteralmente tutto quello che si poteva vincere con un’altra (fino a quel momento) squadretta da due soldi, il Nottingham Forest.

Una delle perle del film è il dibattito televisivo fra Clough e Revie. Clough subito dopo il licenziamento va in televisione immaginando di essere da solo, faccia a faccia con il giornalista. Non sapeva che la sedia vuota accanto alla sua sarebbe stata occupata da Revie. Sorpresa: è successo veramente. Gustatevi anche l’originale su Youtube, se avete qualche minuto.

Una menzione particolare per l’accento scozzese di Stephen Graham/Billy Bremner, storico capitano della squadra dello Yorkshire.

E per le tute viola dei giocatori. Le voglio, adesso.

 

Ok, non ho tempo di leggerlo, dimmi perché dovrei vederlo:

– Michael Sheen

– Se ami il football e le pettinature anni ’70

Article written by:

Simone Forte

Nato nel 1984. Nel 2012 scopro che l'anagramma del mio nome e cognome è "termosifone". Spero che scrivere di cinema senza averlo studiato per davvero non mi renda come quelli che leggono articoli complottisti sui vaccini e poi vanno a contraddire i medici. Io scriverò lo stesso, ma prometto di limitare al minimo indispensabile l'uso dei "................" e dei "!!1!!1!".

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