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Invito a cena con delitto: la sagace parodia dei romanzi gialli

Invito a cena con delitto: la sagace parodia dei romanzi gialli My rating: 4.5 out of 5

Ridere di gusto è una cosa che mi capita raramente quando guardo un film comico. Ancora più difficile è ridere con il cervello, prima che con la pancia. Invito a cena con delitto riesce a creare entrambe le cose, e pure in maniera magistrale. Ecco, adesso avrei voluto fare una battuta stupida, tipo dire “cacarella” ad alta voce e fare finta che la cosa non mi faccia ridere nonostante i miei 24 anni. Caro me del futuro, se stai leggendo queste cose spero che questa demenza non ti abbia abbandonato. È una qualità.

Ma ora torniamo al film, perché, di sicuro, se avete inavvertitamente aperto questo articolo vorrete sentir parlare di questo capolavoro della comicità. È inutile negarlo: Invito a cena con delitto è un must della risata consapevole, un mitragliatore di gag studiate in maniera certosina, una sonora e perfetta presa per il culo agli scrittori di gialli. E anche ai loro personaggi. Soprattutto ai loro personaggi.

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Facciamo prima un brevissimo accenno alla trama. Un eccentrico milionario, tal Lionel Twain (nientepopodimeno che Truman Capote, pieno di autoironia) invita nella sua villa i cinque migliori detective del mondo per giocare con loro, dimostrando quanto sia superiore in astuzia e capacità deduttive. In un turbinio di tranelli, sfide e attentati alle loro vite, Twain metterà alla prova coloro che si professano come i guru dell’investigazione forense. Ma sarà davvero così?

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Caliamo subito la maschera (chi ha visto il film perdonerà l’orrida battuta): Invito a cena con delitto è per chi ama i gialli e per chi ha la consapevolezza di non prendersi troppo sul serio. Tutto il film gioca costantemente con le conoscenze pregresse dello spettatore sul mondo dei detective privati, incasellandone uno dopo l’altro con le loro manie, i loro vizi e le loro (poche) virtù. Insomma, i personaggi restano prigionieri della carta, incapaci di essere altro che non invenzione di qualcuno.

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Ma è proprio quel qualcuno il vero colpevole. Colpevole di voler ingannare a tutti i costi il lettore, di inventarsi intricati misteri volutamente aggrovigliati, di non dare lo spunto per la deduzione finale a chi scorre le pagine. Il lettore deve essere spiazzato, è una regola aurea. Invito a cena con delitto si fa beffe proprio di tutto questo, facendoci chiedere se è davvero bravura quella degli scrittori o semplice ricerca ossessiva del colpo di scena.

Il film lo fa però nella maniera più divertente possibile. Crea personaggi speculari dei vari Poirot, Miss Marple, Sam Spade (con il tocco di classe della scelta dell’attore, lo stesso che interpreta il tenente Colombo) e via discorrendo, per andare quindi a colpire Agatha Christie, Dashiell Hammett e in senso lato tutti gli scrittori di genere.

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Invito a cena con delitto è una summa di tutti i romanzi gialli che avete letto. Tolto lo schema di base, cioè Dieci piccoli indiani della Christie, la pellicola riesce a mescolare sapientemente gag e riferimenti al mondo da cui è nata. Dopotutto stiamo parlando di una messa in scena teatrale, di un gioco deduttivo creato esclusivamente per il diletto dello spettatore. Già i titoli di testa ci dicono quello che andremo a vedere: marionette che danzano sopra un palcoscenico. Come noi quando leggiamo un romanzo tentando di capire whodunit.

Ma a mantenere il filo conduttore teso come una corda di violino è la risata. Battute taglienti, proverbi improbabili, maggiordomi ciechi e cuoche sordomute. Invito a cena con delitto vi terrà sempre con il sorriso pronto a scattare, ammassando una situazione grottesca dopo l’altra come un quadro di Picasso volutamente cubista. “Cacarella, Edoardo ricordati che ti fa ridere la cacarella, lascia perdere Picasso”.

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Mattatore in prima linea è lui, l’immenso Peter Sellers, che indossa gli occhi a mandorla per l’occasione (riprendendo un personaggio di una serie di romanzi polizieschi del 1925). E come lui tutti gli altri, a partire dall’esilarante Jamesignora Bensignore, il cieco maggiordomo della villa. E qui non si può che applaudire dinnanzi alla bravura dei nostri doppiatori. Si sa che spesso e volentieri siamo riusciti a trasportare l’idea originale della battuta in italiano (se ne parlava qui), e questo è proprio uno di quei casi.

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Invito a cena con delitto riesce a trasformare le gag linguistiche inglesi nel miglior modo possibile, adattandole bene anche per i cari il film si guarda in lingua originale altrimenti muore il Cinema. L’unica pecca è nel titolo, che poteva essere tradotto in maniera letterale, dato che racchiude già in sé il senso della pellicola. Ah, io non ci provo mica, ve lo scrivo e poi fate voi, non faccio il traduttore, suvvia. Comunque è Murder by Death. Sbizzarritevi.

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Resta il fatto che Invito a cena con delitto è un film splendidamente teatrale. E ci credo, è scritto da un commediografo, grazie al membro maschile. Una pellicola che prende sagacemente in giro sé stessa e un mondo così osannato da pubblico e critica, infilandoci tutti i topoi possibili e ribaltandoli nella maniera più dissacrante.

E no, se ve lo steste chiedendo non ci sono Holmes e Watson. Dovevano eh, ma la loro parte è stata prima ridotta e poi tagliata. Evidentemente Arthur Conan Doyle è troppo perfetto per essere deriso. Come? No, non sono un fan sfegatato di Sherlock Holmes e di tutte le sue avventure cartacee, cosa avete capito?

P.S. Fate vedere Invito a cena con delitto a Gosho Ayoama. Quello che scrive e disegna Detective Conan per capirci. Magari si rende conto che sta un tantino esagerando. Ma giusto un tantino eh.

Article written by:

Edoardo Ferrarese

Folgorato sul Viale del Tramonto da Charles Foster Kane. Bene, ora che vi ho fatto vedere quanto ne so di cinema e vi starò già sulle balle, passiamo alle cagate: classe 1992, fagocito libri da quando sono nato. Con i film il feeling è più recente, ma non posso farne a meno, un po' come con la birra. Scrivere è l'unica cosa che so e amo fare. (Beh, poteva andare peggio. Poteva piovere).

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