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Io non sono qui, il fantastico omaggio del cinema a Bob Dylan

Io non sono qui, il fantastico omaggio del cinema a Bob Dylan My rating: 4 out of 5

È una cosa ormai risaputa, visto che ne parlano continuamente tutti i media, che Bob Dylan (all’anagrafe Robert Allen Zimmerman) sia il vincitore del premio Nobel per la letteratura 2016. Una notizia che ha destato scalpore, visto che Bob sarebbe un cantante di professione e pure discreto (sarcasmo), ma non uno scrittore. Ma Dylan non è nuovo a vincere premi di ogni genere, anche al di fuori del suo raggio di azione, infatti nel suo palmares possiamo contare anche un premio Pulitzer e un Oscar (migliore canzone) a cui ora si va ad aggiungere il Nobel. L’anno prossimo pallone d’oro, titolo di uomo più elegante del mondo e completiamo la bacheca.

Sorvolando sull’assegnazione, giusta o meno che sia (secondo me si poteva evitare), è indiscutibile che Bob Dylan sia un grandissimo cantastorie, tanto che ha pure un grandissimo film a lui dedicato. Una visionaria (o strana, molto strana) biografia, Io non sono qui del regista Todd Haynes. Perciò oggi per voi ecco la mia recensione del film sul menestrello del rock più famoso del mondo e novello premio Nobel (è il mio sogno vincerlo… maledetto).

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Trama: diciamo che non è semplicissimo spiegare la trama di questo film. Il film è composto da diverse storie, sei per l’esattezza, con ognuna un protagonista differente che rappresenta un particolare momento della vita di Bob Dylan.

I sei personaggi (e sei impersonificazioni di Bob Dylan) a farci compagnia sono:

  • Woody Guthrie (Marcus Carl Franklin). Ragazzino di colore amante della musica folk, che incarna la sua passione giovanile.

 

  • Jack Rollins (Christian Bale). Cantante che si lascia attrarre dalla fede, tanto da diventare pastore, che rappresenta il suo avvicinamento alla religione.

 

  • Jude Quinn (Cate Blanchett). Cantante rock che viene sonoramente fischiato perché “colpevole” di essere cambiato rispetto agli esordi, personificazione del progressivo abbandono della musica folk per un sound molto più rock.

 

  • Billy McCarty (Richard Gere). Personaggio che sembra solamente una persona schiva mentre in realtà è il famoso criminale Billy the Kid, anima fuorilegge e ribelle di Dylan.

 

  • Robbie Clark (Heath Ledger). Famosa star del cinema che interpreta con successo il cantante Jack Rollins (vedi sopra), inscenando le vicissitudini familiari avute con la prima moglie.

 

  • Arthur Rimbaud (Ben Whishaw), sì quel Rimbaud che qualche cosa poetica pare l’abbia scritta, rappresentazione dell’ispirazione di Dylan e che forse è il riferimento al fatto che sia considerato un poeta (il Nobel potrebbe star lì a dimostralo).

Le sei vicende si intrecciano dall’inizio alla fine, mischiandosi e delineando quei fatti e quelle scelte centrali nella vita del grandissimo cantautore e che ne hanno fatto una figura mondiale.

 

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Parlare di questo film non è per nulla semplice. NON è un film biografico vero e proprio, ma più un omaggio (pare anche gradito dallo stesso Dylan, un po’ come il Nobel) del regista Haynes al cantante. Le storie hanno lo scopo principale di evidenziare i fatti salienti della vita della star ma anche quello di incuriosire lo spettatore su una figura molto particolare come è quella di Dylan. I vari personaggi che interpretano una parte di Bob (che cosa contorta da dire) sono tutti interessanti e hanno un loro fascino all’interno del lungometraggio. Ci viene delineata una figura complessa, molto profonda e colta, ma allo stesso tempo anche contraddittoria e con le classiche arie e capricci da star. D’altronde per una rock star con una carriera così lunga non poteva essere altrimenti.

 

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Il film è a tratti onirico, tanto da farti chiedere “ma che caspita sto guardando” e non tutto è di immediata comprensione. È una pellicola da vedere, ascoltare e apprezzare pian piano che ci si avvicina al finale e si comprende sempre più il meccanismo dietro alla storia. Era molto facile realizzare un mattone tremendo con un’impostazione del genere, ma la sceneggiatura è ben organizzata e rende il film un paradiso per occhi e orecchie. Gran merito della buona riuscita sta nella fotografia e chiaramente nella musica, ma non avevamo dubbi conoscendo l’autore.

Ho trovato decisamente azzeccati anche i costumi, che sono molto “rock” e fanno rimpiangere i tempi passati a dispetto di questi scempi odierni che siamo costretti a vedere. Il successo del film va in gran parte al cast. Sia gli interpreti dei vari Bob Dylan, che gli attori di contorno (Julianne Moore, Michelle Williams, Charlotte Gainsbourg, etc.), ben si amalgamano e rendono la vicenda scorrevole. Bale e Wishaw sono bravissimi: il primo non è nuovo a ottime interpretazioni mentre Wishaw ha un ruolo con lui da solo, in bianco e nero, a parlare con la telecamera e regge la scena egregiamente (forse una delle parte più toste). Heath Ledger ha la parte da star del cinema che potrebbe essere benissimo la storia della sua vita e difatti la conduce alla grande. Ma se proprio vogliamo trovare la migliore interpretazione, beh, non c’è ombra di dubbio sia quella della Blanchett.

 

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Cate inscena un Bob Dylan androgino, spiazzante, vizioso (fumo e droghe) e irritabile. La somiglianza con il cantante è davvero mostruosa. Una interpretazione sontuosa che ruba la scena alle altre, in fondo se sei persone fanno lo stesso personaggio (in contesti diversi) e una si erge a migliore tocca dirlo. Non concepisco come abbia fatto a non vincere l’Oscar per questo ruolo, sono andato a vedere chi ha vinto quell’anno (2008), e ho scoperto che l’ha vinto Tilda Swinton per Michael Clayton. Cate te l’hanno rubato! Al ladro!

In definitiva vi suggerisco di guardare questa biografia sognante di Bob Dylan. Vi consiglio di tenere pronto lo smartphone con Shazam, perché le immagini ma soprattutto le canzoni della pellicola vi conquisteranno e non potrete fare a meno di riascoltarle.

E comunque giocatevi alla SNAI Bob Dylan Pallone d’Oro 2017.

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Leva 1987, ingegnere meccanico di professione e Nerd per hobby. Amo viaggiare (soprattutto in aereo, adoro gli aeroporti), guardare film (in particolare i drammoni con una bella attrice), serie TV, leggere (fumetti e non), conoscere nuova gente ed esprimere la mia opinione. La mia filosofia di vita è : "Sii forte e paziente, un giorno questo dolore ti sarà utile." ... o perlomeno lo spero!

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