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Jackie, una Portman da Oscar inscena alla perfezione lo straziante dolore di un lutto

Jackie, una Portman da Oscar inscena alla perfezione lo straziante dolore di un lutto My rating: 3.5 out of 5

Si tende spesso a dire che dietro ogni uomo potente e di successo ci sia sempre una grande donna. Questa affermazione può sicuramente essere considerata vera se parliamo del 35° presidente degli Stati Uniti d’America John Fitzgerald Kennedy e di sua moglie, la First Lady, Jacqueline Kennedy, nota solamente come “Jackie”. Jackie è stata forse la First Lady più famosa (anche se Bill Clinton nel ruolo avrebbe potuto regalarci gioie), soprattutto per il fatto di essere una donna affascinante, colta ma ahimè purtroppo per essere rimasta vedova durante la presidenza del marito.

Siete pronti ad immergervi nella mente di Jackie e lasciarvi travolgere dal dolore e dai sentimenti di una donna rimasta vedova/sola?

Trama: a pochi giorni  di distanza dall’uccisione del marito John Kennedy (Caspar Phillipson), avvenuta in quel di Dallas per mano del pazzo Lee Harvey Oswald, la vedova Jackie (Natalie Portman) riceve a casa sua un giornalista (Billy Crudup) che intende intervistarla su quello che è appena successo. Il giornalista la incalza non solamente sull’assassinio del marito, ma anche sui giorni in cui ella andava in televisione per mostrare agli americani le stanze della Casa Bianca, in maniera tale che loro potessero familiarizzare con i Kennedy e la presidenza. La narrazione si evolve perciò su due binari, quello presente relativo all’intervista e quello passato in cui Jackie ricorda i due anni di presidenza passata e quel maledetto giorno di Dallas. Ma le domande “scomode” sono dietro l’angolo e Jackie ne è consapevole e pronta per affrontare tutte le questioni che le verranno poste, compresa quella del suono del proiettile che ha spappolato la testa dell’amato marito .

Quanto riuscirà Jackie ad aprirsi e a confessare al giornalista quello che realmente prova? Il giornalista riuscirà a pubblicare interamente l’intervista o ci saranno divieti dall’ex First Lady sulle cose che può scrivere? Il dialogo con il giornalista darà la possibilità a Jackie di elaborare il suo lutto?

Per avere le risposte dovrete recarvi al cinema e passare un’ora e mezza con Natalie Portman, che non è mai una cattiva idea.

Il film di Pablo Larraín è un viaggio nella mente di Jackie, per mostrare le varie fasi legate alla perdita che la vedova Kennedy ha dovuto sopportare. Generalmente in un lutto ci sono 5 fasi (negazione, rabbia, speranza, depressione e accettazione), non propriamente distinte tra loro ma spesso in concomitanza. Quest’opera biografica mostra alla perfezione alcune di queste fasi e risulta davvero facile per lo spettatore capire il tumulto emotivo che investe la ex First Lady.

Il film ha una fotografia grigia, con colori tenui e spenti, che permettono alla pellicola di collocare il film nel passato (parliamo di anni 60) ma la funzione principale è quella di demarcare in maniera netta le cose positive o cruciali del film, che sono colorate. I colori più accessi infatti riguardano i vestiti di Jackie (quello rosa del giorno dell’assassinio, quello rosso, le rose che le offrono) oppure il sangue, elemento chiave che come dice l’ex First Lady deve mostrare agli americani cosa hanno fatto al suo John.

Un altro elemento importante è la colonna sonora di Mica Levi. La musica greve che accompagna i momenti più difficili, emotivamente parlando, è contraddistinta da suoni forti e squillanti che quasi disturbano la visione da quanta forza riescono ad imprimere alle immagini. Non a caso è infatti arrivata una candidatura all’Oscar come migliore colonna sonora.

La sceneggiatura è concentrata sulla figura di Jackie, tutto il film ruota intorno a lei. L’unico personaggio che ha qualche scena in più rispetto a tutti gli altri, naturalmente escludendo quello della Portman, è quello di Robert “Bob” Kennedy (Peter Sarsgaard) che ha una certa positività. Spesso Natalie è sola nella scena e gira frastornata nelle ampie stanze della Casa bianca, quasi come se quella casa fosse la sua mente e lei fosse in balia degli eventi. Pazzesca la scena del cimitero, riguardante la scelta della tomba di JFK, con Jackie che con camminata sincopata attraversa le varie lapidi piantate nel terreno. La forza emotiva di questa scena (davvero di grande impatto) è l’apice del dolore e dei sentimenti provati dalla vedova Kennedy in quella che è la fase di rabbia/negazione.

Eleganti e bellissimi i costumi, riprodotti alla perfezione (anche qua candidatura infatti).

Arriviamo infine alla recitazione: i personaggi di contorno sono bravi (segnalo una delle ultime apparizioni del compianto John Hurt nei panni di Padre Richard, che ha il compito di allietare il dolore della signora Kennedy) ma sono solo un di più all’unica e vera protagonista. La Portman porta in scena la sua migliore interpretazione di sempre, molto superiore al Cigno Nero con cui ha vinto l’Oscar. Natalie si era sempre distinta come un’attrice bellissima (ha un’eleganza e classe paragonabile solamente ad Audrey Hepburn) che però aveva sempre un limite sull’espressività. Probabilmente con gli anni ha studiato o semplicemente è maturata e in questo film mostra una performance totale, che travolge lo spettatore. La sua recitazione non è tutto dolore e sofferenza, come dimostra la scena del concerto alla casa bianca in cui Jackie è rapita ed estasiata dalla musica oppure come nell’occasione del ballo con suo marito John in cui ci mostra smisurato amore.

Naturalmente Natalie Portman è stata candidata agli Oscar 2017, come migliore attrice protagonista. Probabilmente faranno vincere Emma Stone, così premiano La La Land e sono tutti contenti (quelli dell’Academy), ma io faccio apertamente il tifo per Natalie e la sua Jackie.

Il film non è all’altezza della sua interprete, o semplicemente la Portman è troppo grandiosa.

Alla gente piacciono le favole, ma non ci sarà più nessuna Camelot“.

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Leva 1987, ingegnere meccanico di professione e Nerd per hobby. Amo viaggiare (soprattutto in aereo, adoro gli aeroporti), guardare film (in particolare i drammoni con una bella attrice), serie TV, leggere (fumetti e non), conoscere nuova gente ed esprimere la mia opinione. La mia filosofia di vita è : "Sii forte e paziente, un giorno questo dolore ti sarà utile." ... o perlomeno lo spero!

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