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Jane Eyre: il regista ha letto il libro?

Jane Eyre: il regista ha letto il libro? My rating: 2 out of 5

Quando un cinefilo si trova davanti all’adattamento cinematografico dei suoi libri preferiti la reazione è sempre ambivalente, con un’oscillazione costante tra la curiosità e l’ODDIONOOH! Quando ancora ero una cinefila ingenua e inesperta, la prospettiva di vedere in sala i miei personaggi preferiti della carta mi riempiva di curiosità ed euforia. Saltellavo contenta come una capra fino al cinema e mi preparavo a rivivere l’incantesimo del libro. Magari le premesse erano ottime: ottimi attori, ottimi registi, ottima storia… cosa poteva andare storto?

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L’ultimo stupro letterario a cui ho assistito è stato quell’abominio di Anna Karenina con Keira Knightley e un tale che interpretava il fichissimo Vronskji,  ma aveva la faccia di Paperetta Yè Yè. Quello è stato veramente un brutto momento. Mi sentirei meglio se i registi ammettessero di ispirarsi (alla lontana) al prodotto cartaceo per farne un film che va in direzioni diverse. Invece ogni volta se ne escono con questa frase: Abbiamo cercato di rappresentare al meglio lo spirito implicito del libro. Grazie, davvero. Ecco perché al cinema mi sono dovuta sciroppare lampi di genio come la morte coriandolosa di Voldemort e Anna Karenina sempre rappresentata come una zozza con la moralità di un serpente a sonagli.

Devo ammetterlo, però. Su Jane Eyre di Cary Fukunaga (quello di True Detective per intenderci) qualche speranza la nutrivo. La trama molto stringata è la seguente: Inghilterra, milleottocento e rotti, Jane Eyre rimane orfana di padre e madre e viene adottata dalla zia, che ovviamente si rivela essere una grandissima stronza. A dieci anni Jane viene spedita in orfanotrofio, tra punizioni ed epidemie improvvise di tifo. Passano gli anni, Jane diventa insegnante e viene assunta come istitutrice di una bambina a Thornfield Hall. Il padrone di casa, tale Rochester, si innamora di Jane e decidono di sposarsi. E ovviamente parte il casino.

NIENTE DA DIRE SULLA RICOSTRUZIONE. MA…

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A differenza di altri film, la Jane di Fukunaga è fisicamente perfetta, grazie al visino pallido ma piacevole di Mia Wasikowska. Chi ha letto il libro sa che la protagonista ultrasfigata della storia non è fisicamente “bella rispetto ai canoni del tempo”. Tuttavia abbiamo avuto delle Jane che esageravano in un senso o nell’altro. Per cui o erano delle modelle o dei tegami improponibili. Stavolta abbiamo una protagonista azzeccata nel fisico e negli atteggiamenti e un’ottima ricostruzione di castelli lugubri, costumi ottocenteschi e collinette tipicamente inglesi con soffici pecorelle. Allora perché a un certo punto il film mi crolla senza speranza?

JANE EYRE E ROCHESTER: IL VUOTO INTORNO AL NULLA FARCITO DI NIENTE

A suo tempo il libro fece scalpore perchè per la prima volta veniva narrato l’amore e il desiderio attraverso gli occhi di una donna; ve lo ricordate, no, quel periodo lungherrimo in cui si pensava che le donne fossero del tutto sprovviste di ormoni e istinti della zona lombare?

Qui la cosa si fa interessante. Abbiamo una donna consapevole dei propri sentimenti e delle proprie emozioni. Ciò non toglie il fatto che Jane sia una ragazza razionale, indipendente e testarda come una capra. Nel braccio di ferro verbale non la batte nessuno. I due protagonisti quindi a livello mentale non risparmiano un colpo: parlano di tutto, si confidano, si provocano, si stuzzicano, si avvicinano e si allontanano in continuazione. È grazie a queste conversazioni se nel libro capiamo bene quanto sia forte l’attrazione e l’intesa tra loro.

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Allora perché nel film tutto ciò è completamente ASSENTE?

Nel film di Mister Giapposvezia l’impressione dominante è che Jane e Rochester stiano insieme perché sono stati sorteggiati alla tombola. Poche cose sono più irritanti di vedere i due protagonisti che si innamorano e di non capire perché. Colgo l’occasione per dire che l’espressività di Fassbender in questo film è talmente elevata che da qui in poi verrà chiamato Tostapane Rochester. Jane e Tostapane ogni tanto parlano. Ogni tanto e usando metafore. Poi abbiamo Tostapane che fa l’aria triste e grugnisce come un cinghiale della maremma. Poi il silenzio. Inquadrature perfette di campi inglesi, colline silenziose, la pioggia britannica, uccellini che cantano. Tutto molto bello.

Ma minchia, per quale motivo questi due si innamorano pazzamente se parlano due volte e di niente? Sono talmente riservati e dotati di self control che da loro non traspare un minimo di sentimento. La bruciante passione che dovrebbe divampare tra loro qui è ridotta a una robina tiepida, che sa di poco. La dichiarazione d’amore di Tostapane, uno dei momenti più romantici e drammosi della letteratura inglese, qui è di una noia e di una formalità abissale. Nemmeno nella Bassa Padana ho visto tanto piattume.

E NIENTE, ROCHESTER OGNI TANTO SMATTA

A un certo punto però qualcuno degli sceneggiatori ha un breve guizzo e costruisce una scena che mi strappa di bocca un sacrosanto Emmacheccazzoperòòò...

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Parlo della scena in cui (MEGASPOILER) Jane Eyre scopre che Tostapane Rochester l’ha chiesta in sposa, nonostante abbia già una moglie. La gentile consorte è una pazza pericolosa con tendenze piromani rinchiusa in soffitta. La famiglia aveva costretto il povero Tostapane a sposarla per aumentare il patrimonio di famiglia. Jane decide di scappare e lasciare Tostapane nonostante il suo grande amore, e lui per poco non la mena! E si butta in ginocchio tipo cinema muto.

Ma seri? No, scusate, mi avete trasformato l’energico e passionale signor Rochester in un modello di Hugo Boss tutto leccato e flemmatico e poi mi fate vedere che gli parte la brocca e cade in ginocchio sui ceci?

Altro punto a sfavore è la mancanza della lunga spiegazione di Rochester sul perché non abbia semplicemente deciso di mollare la moglie in un manicomio. Un vero peccato, perché è proprio da quel dialogo che capiamo quanto questo personaggio apparentemente sarcastico e prepotente sia in realtà un uomo di grande umanità e compassione.

Insomma, Jane Eyre mi ha strappato come unico commento un “MEH.” Meh per i silenzi trascinati, le sospensioni random e un Fassbender secondo me per nulla adatto al personaggio.

Ergo, andrò di corsa a rivedermi la versione targata BBC.

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Nasce nel 1990 in mezzo ai colli toscani dove impara la dura legge della provincia. Coltiva la sua passione per i libri,il cinema,il disegno e la misantropia. Le piace confrontarsi con persone disagiate almeno quanto lei.

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