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John Wick, o come il cinema d’azione ha ancora qualcosa da dire

John Wick, o come il cinema d’azione ha ancora qualcosa da dire My rating: 4 out of 5

Keanu Reeves, alias John Wick spacca i culi nel film action definitivo del più recente passato (ovviamente rimasto in sordina).

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Una banda di giovani rampolli russi decide di fare il torto alla persona sbagliata, rubando la Mustang e uccidendo il cane (ultimo ricordo della moglie appena morta) al John Wick di turno che, per pura combinazione, è anche il killer più cazzuto e incazzoso che la storia della mala (gli stessi che forse hanno ucciso l’Uomo Ragno) ricordi.

Il tutto per dire che Neo Keanu Reeves torna nei panni dell’antieroe tenebroso, mettendo in scena un revenge movie (di cui è anche produttore) capace di non esagerare e non annoiare in nemmeno una sequenza, ma soprattutto di non essere un mix di ignoranza/banalità come la trilogia di Taken – Io vi troverò (scusami Liam Neeson, per me sarai sempre e solo Qui-Gon Jinn).

Capiamoci, ignoranza ce n’è e ne scorre a fiumi così come il sangue, ma in John Wick vediamo quale sia il potere della messa in scena e della regia che al cinema contano più di qualsiasi soggetto/sceneggiatura. Uno dei punti di forza del film è che, pur partendo da presupposti visti e stravisti (il protagonista non è un tizio qualunque che deve allenarsi a togliere-la-cera-mettere-la-cera per fare il culo ai cattivoni, ma è già il King dei Pugni Che Massacrano e Delle Pallottole Che Spappolano), riesce a introdurci in un micromondo criminale costruito alla perfezione; un mondo talmente sopra le righe e fantasioso da risultare quasi parodico nei confronti degli eroi e degli stilemi dell’action, e il tutto senza essere grottesco o nemmeno lontanamente comico.

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Sono il signor John Wick, spacco culi.

Keanu Reeves, poi, forte delle sue cinquanta e passa primavere, tiene più botta più che mai, e in certe sequenze (coreografate così bene che santiddio quanto mi son gasato) ci manca solo che si fermi, guardi in macchina e allarghi le braccia come Ibrahimovic quando la spara all’incrocio da quaranta metri.

“No è problema mio”, dice Keanuimovich.

In John Wick facciamo conoscenza con un mondo criminale fatto di atmosfere da fumetto e un gusto per il gotico underground (sottolineato dalla calzantissima scelta di Killing strangers di Marylin Manson come main theme) che è la sorpresa più lieta di tutte.

«Lui non è esattamente l’uomo nero. Lui è quello che mandi ad uccidere l’uomo nero…»

Il darkissimo (si può superlativizzare italianamente un anglicismo? Fottesega l’ho appena fatto) assassino di Keanu Reeves alloggia in alberghi che sono anche porti franchi dove i criminali trovano rifugio e si trovano per un Martini, paga in monete d’oro dei becchini specializzati in ripulitura di scene del crimine e deve obbedire a un codice morale imposto dalla stessa comunità di assassini. Il tutto emerge come uno scenario compiuto e ben sfaccettato, che apre sicuramente ad eventuali (e già confermati) seguiti perché oltre ad offrire un’azione di primo piano la colloca in modo eccellente in un ambiente che intriga e del quale lo spettatore sente di non averne abbastanza.

Per il resto ci troviamo di fronte un cast di primo piano che mette in scena comprimari del calibro di Michael Nyqvist, Willem Dafoe e Ian MacShane che sfruttano al meglio le loro parti risicate (ad eccezione di Nyqvist che è anche l’antagonista) per andar a rimpolpare una trafila di personaggi volutamente poco spessi (ma è un action, non scartavetrate la ciolla per John Wick quando poi vi esaltate per Fast & Furious) funzionali ad una trama ovviamente lineare, prevedibile, ma che non annoia mai.

In sostanza: John Wick è una figata estrema se avete voglia di ignorantate ben fatte (e son fiero di essere proprio io a consigliarvelo, in culo a chi mi dice che ho il nasino all’insù).

Article written by:

Federico Asborno

L'Asborno nasce nel 1991; le sue occupazioni principali sono scrivere, leggere, divorare film, serie, distrarsi e soprattutto parlare di sé in terza persona. La sua vera passione è un'altra però, ed è dare la sua opinione, soprattutto quando non è richiesta. Se stai leggendo accresci il suo ego, sappilo.

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