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Kill Bill – Schizzi di Tarantino

Kill Bill – Schizzi di Tarantino My rating: 5 out of 5

Ogni scusa è buona per una maratona Kill Bill: persino la rassegna Tarantino di TheMacGuffin. Il concetto di “maratona” ha già dell’interesse: lo sapete tutti, Kill Bill è un dittico. Ma Tarantino ce l’ha scaramellata per anni con la storia che in realtà si tratta di un unico film, girato contestualmente, in maniera uniforme.

Vero. Hai ragione, Quentin, hai ragione. Posa la pistola. Mi ammetterai però che i due episodi che compongono Kill Bill sono due universi narrativi diversissimi, coerenti tra loro ma molto più coesi internamente, sia come ambientazioni che… NO! No Quentin non sparare! Ci arrivo con calma, abbi pazienza.

Kill Bill for Dummies

Partiamo dalla trama. Non ve lo scrivo nemmeno quando cominciano gli spoiler, che se non avete visto Kill Bill mi vergogno per voi. Bill è il capo di un’organizzazione di super killer a pagamento di nome Deadly Viper Assassination Squad. I membri della banda sono suo fratello Budd, la bionda Elle Driver, l’asiatica O-Ren Ishii, l’afroamericana Vernita Green e Beatrix, la protagonista assoluta del dittico. Anche se noi poveri stronzi che La Sposa si chiama Beatrix, come la Dulcinea di dantesca memoria, lo sapremo solo a metà del secondo volume.

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Scatta il bignami per brutte persone: Beatrix e Bill hanno una relazione. Beatrix ci rimane farcita. Il suo personale episodio di Non sapevo di essere incinta ha luogo nel bel mezzo di una missione pericolosissima, e la donna molla baracca e burattini sparendo nel nulla per proteggere il bambino. Bill crede che sia rimasta uccisa e non la prende troppo bene. La prende ancora peggio quando scopre che l’amante si è data alla macchia, e la ritrova a Pasadena all’altare con Gino Solitomino.

Per non saper né leggere né scrivere si presenta zufolando in chiesa con tutta la squadra di killer e fa un massacro. Beatrix sopravvive miracolosamente e rimane in coma per anni, ignara del fatto che la sua bambina, già formata nel grembo, è sopravvissuta, e che Bill la sta crescendo amorevolmente. Al risveglio il suo unico obiettivo è girare il mondo intero alla ricerca dei cinque motherfuckers autori del massacro, e porre fine alle loro vite nel modo più cruento possibile.

L’ultimo della lista, naturalmente, è Bill.

Un unico film o due film?

Kill Bill vol.1 si apre con l’assassinio di Vernita Green, e prosegue in flashback raccontando del risveglio di Beatrix e del precedente viaggio in Giappone per uccidere O-Ren Ishii – che tra le altre cose è solo il capo della Yakuza, con al soldo l’esercito degli 88 Folli. L’ambientazione di tutto il primo episodio è spiccatamente nipponica, con omaggi continui al cinema orientale (ripresi in misura minore nelle sequenze di Pai Mei del secondo episodio, omaggio ai kung-fu b-movies).

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Quello che intendo è che Kill Bill vol.1 è una vera e propria orgia di sangue con una fotografia satura, a predominanza rossa e gialla – accentuata dalla scelta di utilizzare il bianco e nero in alcune sequenze per riposare l’occhio e ricominciare a prenderlo a pugni dopo qualche secondo. Non ho contato quante persone uccide La Sposa, ma approssimando a cazzo di cane abbiamo O-Ren, Vernita, gli 88 Folli, Gogo, l’infermiere Buck, il camionista della sequenza in ospedale, e? Aiutatemi. Ci aggiriamo comunque intorno al centinaio. Chi conosce il numero esatto lo scriva nei commenti su Facebook, per amor di ossessione compulsiva.

Avete mai contato quante persone uccide Beatrix in Kill Bill vol.2? Facile. Una.

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Pensateci: Budd viene fatto fuori da Elle. Elle, tecnicamente, non viene uccisa. Tutto ci fa pensare che morirà nella roulotte di Budd ma Beatrix si allontana senza finirla, dopo averla accecata. La Sposa nel secondo episodio uccide solo Bill, e lo uccide con grande eleganza, senza spargimenti di sangue. Capite dove voglio arrivare? Ecco, se Tarantino lì all’angolo abbassa un secondo la pistola mi azzardo a scriverlo: Kill Bill è un dittico perché doveva essere un dittico. La coerenza interna dei due episodi è troppo marcata per passarcela come “beh, alla fine avevo tanto girato e l’ho spezzato a metà”.

Feticci personali

E se ammettiamo che si tratta di due film (anche se di un corpus unico blah blah, legato e coerente blah blah) ho tutto il diritto di avere il mio Kill Bill preferito, giusto? Bene. Il mio Kill Bill preferito è il secondoComplice forse il fatto che il primo, nel 2003, mi aveva lasciata appesa come un salame al mega cliffhanger della bambina ancora viva, e discretamente incazzata. O la maggiore presenza di Michael Madsen meno manzo rispetto a Le Iene ma comunque buttalo via. O la sequenza claustrofobica nella bara. O… ma a chi voglio darla a bere.

Kill Bill vol.2 è il mio preferito per il confronto finale con Bill. E ora passerò da vecchia zia gattara ma quel lungo epilogo, da quando Beatrix esce sul retro della casa e la bambina finge di spararle a quando Bill fa l’ultimo dei cinque passi prima che gli esploda il cuore, mi fa scoppiare in lacrime incontrollabili ogni volta.

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Vogliamo parlare del monologo su Superman? O della metafora di vita e morte del pesce rosso di B.B.? No, non vogliamo parlarne. Perché ci sono quattro momenti ancora più emotivamente letali di questi, per il mio povero cuore. Durante la recente maratona ho appuntato scrupolosamente i minutaggi, a vostro beneficio.

I peggio pianti

  1. Primo piantino: quando Bill dice a Beatrix “sei morta, mamma”, dopo che B.B. le “spara”. (E sì, quel narcisista di Bill ha chiamato la figlia come le iniziali dei nomi dei genitori).
  2. Secondo piantino: quando Beatrix spiega a Bill i motivi del suo abbandono. (“Prima che quella linea diventasse blu ero una donna, ero la tua donna, ero un killer che uccideva per te. Prima che quella linea diventasse blu avrei potuto saltare da una moto sopra un treno in corsa per te, ma dal momento che quella linea era diventata blu non avrei mai più potuto fare quelle cose, mai più, perché sarei diventata madre. Riesci a capirlo questo?” – i brividi).
  3. Terzo piantino: quando è Bill a spiegare a Beatrix i motivi della sua reazione, a raccontarle del suo tenero cuore di killer spezzato, a giustificare la strage con un laconico “I over-reacted” che è già storia del cinema.
  4. Valle di lacrime: quando Bill chiede a Beatrix “come sto?” e lei risponde “sei pronto”. Ciao. Dove sono i Kleenex?

Lasciamo da parte la mia personale classifica dal titolo “mi chiamo Sara, ho un problema: vedo del romanticismo struggente in Kill Bill, per me è una storia d’amore bellissima, dite che c’è un legame tra questo e il fatto che le mie relazioni finiscono a schifo?” e concentriamoci sui temi. Che vi state già annoiando, lo so.

Subdole manovre per infilarsi nelle mutande (o nei calzini) della Thurman

Diciamocelo: Kill Bill per un’attrice come Uma Thurman è un vero e proprio regalo, quasi un omaggio (leggi: voleva portarsela a letto, e mi risulta che ci sia pure riuscito, e sì, dopo una dichiarazione d’amore del genere a Tarantino gliel’avrei smollata pure io). Kill Bill è un grande affresco al femminile, che riesce in un’impresa titanica, per un narratore uomo: raccontare una donna con delle motivazioni credibili.

Beatrix è un personaggio con obiettivi monodimensionali ma motivazioni sfaccettate, e da donna, e autentiche. Kill Bill riesce ad essere una riflessione profonda sulla coppia e sulla maternità, senza discostarsi dall’avant-pop tarantiniano: action, colorato, citazionista, basato sulla narrazione franta e sulla sceneggiatura solida. Ma mai così femminile, e (prima ancora) mai così intimo e umano.

Non so se si vi ho convinti o se continuerete a guardarlo concentrati sulla lunghezza della katana di Hattori Hanzo. L’importante, come ho detto all’inizio, è che ogni scusa è buona per spararsi la maratona. Quindi sapete cosa fare stasera, giusto?

Ricordatevi di fare un salto dai nostri amici di I Love CINEMA!

Article written by:

Sara Boero

Sua madre dice che è nata nel 1985, a lei sembrano passati secoli. Scrive da quando sa toccarsi la punta del naso con la lingua e poco dopo si è accorta di amare il cinema. È feticista di Tarantino almeno quanto Tarantino dei piedi. Non guardatele mai dentro la borsa, e potrete continuare a coltivare l'illusione che sia una persona pignola.

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