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L’estate addosso: qualcosa che rimane dentro anche se ormai non c’è più

L’estate addosso: qualcosa che rimane dentro anche se ormai non c’è più My rating: 4.5 out of 5

Stasera Jovanotti concluderà il suo tour estivo nella meravigliosa spiaggia di Linate (perdonatemi il sarcasmo da ligure che rosica per il concerto saltato ad Albenga) e tra pochi giorni saluteremo la bella stagione. Quindi è il momento perfetto per tirare fuori la recensione del film L’Estate Addosso, regia di Gabriele Muccino.

La trama è molto semplice: Marco rischia di passare l’estate a Roma, ma poi prende e con la scusa di andare a salutare un amico dal particolare soprannome, Vulcano, parte per San Francisco. Con sorpresa, e un pochino di scazzo, scopre che sarà accompagnato da Maria, una ragazza carina che però non riesce a sopportare. La sua reazione ricorda molto quella dei bambini quando sentono la frase: “Ce l’hai già la fidanzatina?” e nella migliore delle ipotesi rispondono con una smorfia di disgusto mentre non vedono l’ora di riaccendere la Playstation. Io sono rimasto uno così fino alla fine dell’adolescenza, purtroppo poi ho ceduto anch’io al fascino femminile e… Inevitabilmente anche la mia vita ha iniziato a complicarsi.

Arrivati negli Stati Uniti scoprono che saranno ospitati da una coppia, nel vero senso della parola, di amici di Vulcano. Maria esordisce con il piede giusto chiamandoli froci e probabilmente per galanteria, non viene abbandonata sulla strada verso casa.

La convivenza tra questi ospiti è il pretesto per raccontare la storia di una vacanza diversa dalle altre, nella quale ognuno scoprirà se stesso. Sarà che soffro della sindrome di Peter Pan, ma già dalla prima inquadratura, monologo compreso, ho voluto tantissimo bene a Marco. Mentre alla fine viene voglia di aspettarlo all’aeroporto per accoglierlo con un inutile e allo stesso tempo sincero: “Andrà tutto bene, non ti preoccupare”

Tornati a casa, difficilmente tutto sarà come prima visto che dopo ogni viaggio si torna un pò cambiati, felici si e con gli occhi pieni di malinconia. Le vacanze, sembra assurdo, però creano stress. Così invece di girare il mondo ho passato l’estate sognando le vite degli altri, cercando ispirazioni dentro vari film d’autore. In realtà sono povero, ma detto così suona sicuramente meglio.

(Ps Quanto è bello Moonrise Kingdom)

 

Matt e Paul, si dimostrano super friendly nei confronti dei nuovi arrivati, iniziando a istaurare con loro qualcosa di più di una semplice amicizia. Prendendo in prestito una frase di un mio vecchio amore nascosto(lei non lo saprà mai),  possiamo definire questo nuovo rapporto come il classico incontro meteorite. Un esplosione di complicità, affetto, simpatie e chi più ne ha più ne metta, che colpisce e stordisce subito due o più persone nel momento in cui si conoscono.

A differenza del più banale colpo di fulmine, qui la distanza è un fattore fondamentale perché molto probabilmente, dopo il momento dei saluti, le sfortunate vittime di quest’incontro non si rivedranno mai più.

Matt, Paul, Marco e Maria, hanno incrociato tutte e quattro le loro vite in un momento dove il tempo sembrava non finire mai, respirando una strana felicità.

San Francisco diventa  così un moderno Locus Amoenus, il posto perfetto per vivere l’estate, forse l’ultima da ragazzi.

Muccino gira un film interessante e ricco di sfaccettature. Un po’ on the road, romanzo di formazione, teen drama e  forma di protesta sociale contro una borghesia ricca e bigotta.

Maria all’inizio rappresenta proprio la classica figlia di buona famiglia, viziata e con la puzza sotto il naso. Il suo personaggio, grazie all’interpretazione molto pulita di Matilda Lutz, compie una maturazione. Forse il risultato finale è un pochino esagerato, ma è la causa di una ribellione covata nel tempo e sempre soffocata da una famiglia oppressiva e troppo protettiva. Si innamora dell’uomo sbagliato, cerca di dimenticarlo in un modo ancora più sbagliato e alla fine è costretta ad accettare la sua trasformazione.

Brando Pacitto, invece ha un non so che di Vaporidis anni 2000′.  Lo so che l’avete dimenticato, anche se scommetto che è stato uno dei vostri attori da guilty pleasure.  Anche Marco è un po’ sfigatello, cinico e con un modo tutto suo di essere romantico. Un giovane Holden romano, con una paura fottuta del futuro e di non riuscire a realizzare i sogni.

Dai come si fa a non volerli bene.

Il trailer, stroncato  senza mezzi termini dal nostro Federico Asborno, l’ho trovato ingannevole. Altro che film diabetico alla Moccia. Poi il finale è veramente bastardo, anche se poteva essere ancora più stronzo, ma dannatamente perfetto riprendendo il tema della morte iniziale. Vabbè forse sarebbe stato effettivamente  troppo pessimista e drammatico, però… quanto erano belle le prime stagioni di Black Mirror?

Un’altra cosa che ho trovato particolare, è che il film sia stato distribuito su Netflix in lingua inglese. Se da una parte fa strano che un film con regista e protagonisti italiani abbia solo la versione sottotitolata è divertente e realistico vedere le dinamiche relazionali tra i due turisti e la coppia americana.

Adesso sono sicuro che se non vi è venuta voglia di andare a vedere il film, darete almeno un ascolto alla canzone omonima di Jovanotti. Tra l’altro la melanconia che si respira nel testo grazie alla collaborazione con Vasco Brondi aka ex Le Luci Della Centrale Elettrica è presente anche nella trasposizione cinematografica

L’Estate Addosso è il film perfetto per salutare l’arrivo di settembre, prima che il vento si porti via tutto, tranne quel qualcosa che ci rimane dentro anche se ormai non c’è più.

Article written by:

Nicolò Granone

Simpatico, curioso, appassionato di cinema, sono pronto a esplorare l'universo in cerca di luminosi chicchi di grano da annaffiare e far crescere insieme a voi, consigliandovi ogni tanto film da scoprire qui alla luce del Sole.

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