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La famiglia omicidi: Mr. Bean fa il prete, Patrick Swayze il playboy e la McGranitt l’omicida

La famiglia omicidi: Mr. Bean fa il prete, Patrick Swayze il playboy e la McGranitt l’omicida My rating: 3 out of 5

Pensate a un film con Kristin Scott-Thomas, e subito vi verrà in mente qualche sofisticato dramma da interno. Pensate a uno con Rowan Atkinson, e nella vostra mente scorreranno implacabili le immagini di una commedia demenziale. Pensate, ancora, a qualcosa con la mitica Maggie Smith, e vi sentirete immediatamente aristocratici. Pensate, infine, a Patrick Swayze, e non potrete liberarvi di fantasmi e vasi di coccio. Tutta gente lontana anni luce l’uno dall’altra, non è vero? Bene, ora immaginate di frullarli tutti insieme e versateli in un villaggio sperduto della campagna inglese: cos’altro può uscirne se non una stralunata, improbabile, divertentissima famiglia omicidi?

Girato nel 2005 da Niall Johnson, La famiglia omicidi racconta le vicende dell’imbranatissimo reverendo Goodfellow, noto ai più come Mr. Bean, e di consorte e prole: l’annoiata moglie Gloria, la figlia adolescente e vagamente ninfomane Holly e il piccolo Petey, non troppo sveglio e facile preda dei bulli. A fare da sfondo la ridente località di Little Wallop: un paio di campi, parecchie pecore e un sacco di colline. Comprensibile quindi che la povera Gloria trovi conforto nel golf, più precisamente nelle braccia del suo maestro Lance – un Patrick Swayze perfetto nella caricatura di se stesso.

Un’esistenza noiosa e prevedibile per tutti, almeno fino all’arrivo della nuova tata, Grazia: apparentemente una dolce e simpatica vecchietta, ma con un passato, come dire, burrascoso. Sulla carta dovrebbe essere gettata in galera e la chiave andrebbe buttata; nella realtà, i suoi metodi poco ortodossi e giusto un filino drastici porteranno in casa Goodfellow una serenità inaspettata. Lamentosi cani dei vicini, bulletti di quartiere, amanti invadenti: chiunque provi a intralciare l’armonia de La famiglia omicidi rischia, e pure parecchio.

Quando uscì, La famiglia omicidi venne accusato di aver stravolto la tipica commedia inglese con volgarità banali e superflue, quasi un cinepanettone in salsa british; di fatto, si tratta di una delle dark comedy più divertenti degli ultimi anni. Certo, rispetto ai modelli a cui strizza l’occhio doppi sensi e battutine si sprecano, ma è anche vero che nel frattempo sono passati decenni e, cosa più importante, che ogni singola parola vi farà sbellicare. Un esempio su tutti? Patrick Swayze pensando di parlare con la sua bella sussurra al telefono tutto ciò che le farebbe, e dall’altra parte risponde una sorniona Maggie Smith: “Sembra piacevole, quando si parte?”

A trama e dialoghi brillanti va aggiunto un cast di tutto rispetto, che si aggira per la Cornovaglia con il chiaro scopo di divertirsi: Rowan Atkinson fa quello che gli riesce meglio, Kristin Scott-Thomas si libera dai panni della donna di mezza età nevrotica e insicura e comincia finalmente a godersi la vita, Maggie Smith gigioneggia nel ruolo di se stessa, però con un coltello in mano. Ah, l’abbiamo già detto di quanto sia bravo Patrick Swayze a sfottere gli americani bellocci?

Divertente quanto Funeral Party, irriverente quasi quanto La signora ammazzatutti, e con in più degli attori che sembrano ragazzini a una gita di classe: La famiglia omicidi vi farà ridere, ridere e ancora ridere, con buona pace di chi sostiene che il cinismo non sia una delle cose più esilaranti sulla piazza.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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