la fine del mondo
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La fine del mondo: un manuale sulla follia bizzarra dell’uomo uniformato

La fine del mondo: un manuale sulla follia bizzarra dell’uomo uniformato My rating: 4 out of 5

Cinque uomini, una macchina, una destinazione e dodici pub che sono il correlativo oggettivo di altrettante pinte di birra. Resoconto stimabile: cinque uomini ubriachi, una macchina distrutta, nessuna destinazione esistenziale e un totale di sessanta pinte di birra. Ok, alcolisti ne abbiamo? Per chi ha alzato la mano, un nocche contro nocche bello solido per voi, fratelli. Per tutti gli altri che invece vogliono un parere sobrio su La fine del mondo, beh, chiedo venia. ALLA SALUTE AMICI!

birra

Il freschissimo scettro del potere.

L’obiettivo del film è sbronzarsi a merda in compagnia e in un posto lontano da casa respirando i sapori e i fumi alcolici (e non solo) di dodici diversi pub sparsi per Newton Haven: un pub crawl coi controcazzi. Il nostro protagonista è altrettanto cazzuto, e come tale porta un vero nome da re: Gary KING (Simon Pegg, mostruoso). Ci tengo a sottolineare che le tre righe che precedono questa frase e che invece seguono la foto (in geografia ero bravissimo) vanno lette col tono di un commentatore sportivo, possibilmente di football americano, possibilmente nero e possibilmente ubriaco e incazzato perché la sua squadra preferita sta perdendo miseramente. Ovviamente la frase che invece precede questa frase va letta con toni normali e pacati, come quella che state leggendo in questo momento, ma da ora in poi ricominciate col commentatore ubriaco, nero, insomma avete capito.

Beh insomma, Gary King recupera dalle peggio vite noiose e strazianti che compongono la loro quotidianità e la loro vita sessuale i suoi quattro amici del liceo, tutti incredibilmente fighi e cazzuti, per portarli a percorrere il fottutissimo miglio d’oro. Per i diversamente abili che non hanno capito cosa sia quest’ultimo, ve lo ripeterò: DOVETE UBRIACARVI AMMERDA COI VOSTRI AMICI BEVENDO DODICI PINTE DI BIRRA IN ALTRETTANTI PUB DIVERSI, FIGHETTE! Perdonate la mia insolenza, sto scrivendo da ubriaco. C’è posto anche per voi diversamente abili e anzi, vi sono solidale, perché stando seduto l’alcol è completamente defluito e ora le mie gambe non esistono più. Se dovessimo fare una gara di corsa vincereste sicuramente voi. Ricordate che sono ubriaco.

la fine del mondo

Al centro Gary King attorniato dai suoi fighissimi amici. Sì, a sinistra c’è Bilbo Baggins a.k.a Watson.

Ma cosa può esserci di interessante nel vedere cinque coglioni che si sbronzano?

Innanzitutto loro non sono cinque coglioni che si sbronzano, no, loro sono cinque coglioni che percorrono il miglio d’oro per arrivare a “la fine del mondo”, ovvero l’ultimo pub, il che costituisce una delle tappe più importanti nel corso della vita di un uomo. Uomo in questo caso significa essere umano dotato di palle, non per fare i femministi s’intende, ma le donne non sarebbero in grado di sopportare una fatica così atavica e virile. Ricordate che sono ubriaco.

Seconda cosa di fondamentale importanza: è un film inglese. Niente lunga vita alla regina o cose simili, ma fanculo, ‘sti cazzo di inglesi tra musica e film ci sanno proprio fare. Credo che Edgar Wright… e chi cazzo è Edgar Wright?! Ovviamente il regista de La fine del mondo e Shaun of the Dead, lurido plebeo. Dicevo che Edgar Wright si meriterebbe di farne dodici di giri del miglio d’oro, per infine divorarsi un cornetto, chi doveva capire ha capito. L’inglese, o meglio uno tra i tanti in questo film, è semplicemente folle tanto quanto lo è il film che ha realizzato, il che ci porta al terzo motivo per cui è interessante vedere La fine del mondo: è totalmente impossibile annoiarsi. Chiunque dovesse provare noia nella visione di un film del genere è semplicemente apatico. Ho una brutta notizia per voi: ODIO I PESCI E LE LORO SCHIFOSISSIME FACCE APATICHE! Ricordate che sono ubriaco.

la fine del mondo

Tra battute spaccabudella e scene al limite del concepibile, il film sa muoversi anche oltre. Siamo arrivati al punto fondamentale di questa trattazione, l’alcol che scorre nelle mie vene sta lentamente scendendo e ora sono in grado di parlare con maggiore cognizione di causa, o se non è così, almeno lasciatemelo credere. La fine del mondo non è solo un film comico. COLPO DI SCENA CLAMOROSO! Sì beh, fate bene a essere entusiasti perché il livello concettuale e di spazio argomentativo che raggiunge la pellicola da circa la sua metà in poi è impressionante: ciò che era solo un film comico/demenziale (seppur con battute di livello) diventa ora un film che sa muoversi leggiadro come un usignolo e allo stesso tempo pesante come un cazzo di ubriaco che cammina: spazio a scene con tratti drammatici, al paradossale, al paranormale, alle incredibili sequenze di combattimento/splatter e ai significati umani, universali e modernamente adatti. So che vi starete chiedendo cosa devo essermi bevuto per immaginarmi una cosa del genere, ma vi giuro solennemente che è tutto vero.

Edgar Wright è semplicemente un genio e fanculo a chi dovesse negarlo. E poi che cazzo, nel film partecipa anche Pierce Brosnan che con quel pizzo è un figo che neanche il migliore dei mariti sessualmente attraenti. Ricordate che sono ubriaco.

pierce brosnan la fine del mondo

Ho detto tutto.

Questa recensione sembra un plagio alla poesia di Pascoli L’Assiuolo. Avete presente no? Quella che termina sempre con Chiù… vabbè, non importa, io non voglio concludere sempre con “Ricordate che sono ubriaco”, quindi aggiungerò questo per saturarvi lo spirito.

ACIDODESOSSIRIBONUCLEICO.

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Un paesaggio in ombra e una luce calante che getta tenebra su una figura defilata. Un poco inutile descrivere chi o cosa sono io se poi ognuno di voi mi percepirà in modo diverso, non trovate?

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