notte dei morti viventi romero 1968
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La notte dei morti viventi: tra violenza e conflitto razziale

La notte dei morti viventi: tra violenza e conflitto razziale My rating: 5 out of 5

Correva l’anno 1968 e George Romero decise di cambiare il modo di fare horror al cinema.

Questo fa di lui il capostipite di ben due rivoluzioni culturali, contando la moda hipster di indossare spessi occhiali quadrati. Ma delle derive fashion ci occuperemo in un altro articolo, promesso (tanto ormai quando mento l’avete capito).

Quando si afferma con onestà e innocenza: “è stato Romero a inventarsi gli zombie!” c’è sempre qualche stronzetto saccente che salta su citando titoli precedentiLa notte dei morti viventi, inforca gli occhiali hipster di cui sopra e si lustra le unghie sul giacchino di velluto. Tornate pure a spuntarvi la barba e ad allacciarvi le scarpe di legno, cari miei. Perché gli zombie sono sì un’antica tradizione haitiana, e sono sì stati ripresi nella cultura occidentale con riletture interessanti e tristemente poco note prima che Romero ci mettesse lo zampino. Ma lui li ha re-inventati come li conosciamo, e come ci fanno sognare ad occhi aperti sin da quando eravamo bambini (o quello era il topino dei denti? Poco importa).

notte dei morti viventi romero 1968

La notte dei morti viventi è il primo film di Romero, prodotto da lui stesso, un piccolo collettivo di amici e conoscenti e il risicato contributo di qualche finanziatore morto di fame. Il budget era indegno e solo un pietoso bianco e nero sgranato salva in corner trucco e scenografia poverissimi. Nulla può, invece, contro il canismo della maggior parte del cast: tanti interpreti di La notte dei morti viventi non erano neppure attori – ma amici di amici, disposti a lavorare per un panino al prosciutto e una maglietta con scritto “La mia mancanza di espressività sta per entrare nella storia e ancora non lo so”.

La pellicola di Romero dà scandalo: viene accusata di essere troppo cruenta, sadica. Particolarmente sgradita alle associazioni genitori la scelta di far divorare un padre da sua figlia trasformata (roba che The Walking Dead a stento s’azzarda). E no, non ho scritto spoiler prima di svelare quel dettaglio. Enn’amo, è un cult horror di cinquant’anni fa. Se non lo sapevate non è un problema mio ma vostro, e oserei aggiungere grave.

La trama è scarna: all’improvviso, i morti cominciano a risvegliarsi e a cercare di mangiarsi i vivi. Fine. La sceneggiatura è interamente basata sulle relazioni di sette personaggi impegnati a sopravvivere una lunga notte in una casa isolata, sotto assedio da parte dei morti viventi: una ragazza traumatizzata dalla fine violenta di suo fratello, un emerito stronzo con moglie e marmocchia, una coppia di fidanzatini amorevoli con scritto in fronte Deja-Mort e Ben. Ben è il protagonista. Ben è l’unico personaggio cazzuto. Ben è quello che fa il possibile per salvare la baracca, e che si sbatte come un mulo a inchiodare porte e finestre. Ben è un eroe positivo.

Ben è inequivocabilmente nero.

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Malcom X era morto tre anni prima, Martin Luther King quello stesso anno. Non era proprio un momento sereno, per quanto riguarda l’integrazione razziale. Romero giura sulla testa del canguro che la scelta di inserire Duane Jones (l’attore che interpreta Ben) nel cast si deve solo al suo ottimo provino. Certo. E aggiunge: “il riscaldamento globale invece si deve solo ai paguri”.

La notte dei morti viventi è un film con alle spalle tematiche politiche e sociali forti, e nemmeno troppo celate. Emblematico il conflitto tra Ben e il padre di famiglia inetto e stronzone, che sfocia in violenza (oltre ad anticipare una tematica usata e abusata nel filone horror zombie: il pericolo non sono solo i morti viventi, ma soprattutto i vivi con l’encefalogramma piatto). E ora vi spoilero il finale del film: dopo una notte intera passata a farsi un culo così per tenere unito il gruppo e a beccarsi palate di merda, Ben è l’unico sopravvissuto nella casa. Le squadre di soccorso arrivano all’alba a ripulire la zona dagli ultimi morti viventi. Ben esce dal suo rifugio e si affaccia alla finestra per attirare la loro attenzione e farsi portare in salvo. Da lontano notano che è negro lo scambiano per uno zombie, gli sparano in testa e lo ammonticchiano con gli altri corpi da bruciare. Titoli di coda.

Serve aggiungere altro o vi ho convinti?

Forse Romero voleva solo consegnarci, con un horror d’intrattenimento scandaloso per l’epoca, la fotografia di un momento storico orrendamente travagliato e ingiusto a livello sociale, ma pasticciare con gli zombie è stato fatale. E ha dato il la a tutto quello che ne è seguito (con esiti più o meno felici anche da parte sua, si veda Zombie). E se sono stata una bambina felice, cresciuta a pane e cervella, io mi sento di puntare un grato ditino verso di lui, il vecchio George.

Amo, follemente amo, La notte dei morti viventi. Non importa se i Minacciosi Zombie In Cortile sono sempre gli stessi quattro barboni ubriachi col cerone colato. Non importa se i muri delle stanze sembrano (?) pezzi di cartone umidiccio recuperati da un vicolo. Non importa neppure se metà del cast ha l’aria di chiedersi “ehi, dov’è il mio panino al prosciutto?”; né se certi tagli di scena sono segati in due talmente male da farti chiedere seriamente se al banco di montaggio ci fosse Stevie Wonder.

Queste sono cinque stelle piene.

Aiutateci a salvare il mondo dagli zombie! Come? Partecipate alla nostra Easter Apocalypse

Se gli horror sono la vostra passione, fate un salto dai nostri amici di Film esageratamente da paura!

Article written by:

Sara Boero

Sua madre dice che è nata nel 1985, a lei sembrano passati secoli. Scrive da quando sa toccarsi la punta del naso con la lingua e poco dopo si è accorta di amare il cinema. È feticista di Tarantino almeno quanto Tarantino dei piedi. Non guardatele mai dentro la borsa, e potrete continuare a coltivare l'illusione che sia una persona pignola.

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