Old Movies

La pelle che abito – Svestirsi di ogni certezza

La pelle che abito – Svestirsi di ogni certezza My rating: 4.5 out of 5

Avete presente Pedro Almodóvar, quel regista spagnolo che di solito dirige film molto passionali, con situazioni spesso strappalacrime? Beh dimenticatevelo, perché La pelle che abito fa venire letteralmente i brividi.

Almodóvar cambia pelle

Robert Ledgard, interpretato da Antonio Banderas (vi risparmio le battute sulla gallina Rosita), è un chirurgo affermato che abita in una mega villa dove tiene sottochiave la sua paziente Vera. La ragazza viene sottoposta a una terapia transgenetica illegale, mediante la quale Robert vorrebbe realizzare un prototipo di pelle sintetica molto simile a quella umana. Ad arricchire il quadro intervengono altri personaggi di contorno quali la governante Marilia e il figlio delinquente Zeca, che un giorno irrompe nella villa creando non poco scompiglio.

Quando si dice un tipo viscido

Fino a qui niente di eclatante. Drammi interpersonali (Robert ha una situazione famigliare talmente ingarbugliata che neanche il programma C’è posta per te riuscirebbe a districare), recitazione concitata e situazioni grottesche: nulla a cui il regista spagnolo non c’ha già abituato. Anzi, la prima parte del film è addirittura vagamente soporifera.

Ma poi sei costretto a svegliarti di botto.

Quando la narrazione del film inizia a toccare piani temporali diversi e tutte le carte nascoste vengono scoperte, non puoi che esclamare (se sopravvivi al colpo che potrebbe coglierti): Almodóvar è un fottuto genio!

Un thriller vestito da drama

Nel giro di un paio di scene, infatti, il film da drammatico diventa thriller e lo fa senza neanche chiederti il permesso. Quando capisci cosa ha veramente subito Vera (scusate il gioco di parole), sentirai le tue certezze sull’universo sgretolarsi. Almodóvar ti schiaffa in faccia una verità tremenda: nella vita non si può essere sicuri di nulla, neanche del propria carne.

Qui qualcuno sta per passare un brutto quarto d’ora.

Nel farlo, il regista riesce anche a domare un genere ostico come quello del thriller. Infatti, nonostante la seconda parte del film sia ricca di suspense, Almodóvar mantiene quel tocco di introspezione tipico del suo stile. I personaggi de La pelle che abito si interrogano su loro stessi: su chi sono e da dove vengono. Le relazioni tra di loro sono sfaccettate, complesse, al limite del patologico. Il rapporto tra Vera e Robert, in particolare, sfiora la Sindrome di Stoccolma, lasciando lo spettatore dubbioso se tifare o meno per la coppia. Banderas e Elena Anaya, interprete di Vera che ritroveremo anche in Wonder Woman, creano una chimica molto particolare, retta su un gioco di sguardi che lascia trapelare più cose di mille parole. Da sottolineare è inoltre la mimica dell’attrice che, compiendo dei movimenti e dei gesti singolarissimi simili alla coreografia di un contorsionista, fa assomigliare il corpo di Vera a una bambola o a un manichino.

Il Circo Togni è in città?

Anche la fotografia e la messa in scena fanno la loro parte egregiamente. Scenari carichi di arredi e di cromie si alternano ad atmosfere più asettiche, nelle quali spicca solo qualche macchia di colore rosso, quasi a simboleggiare il lieve barlume di passione che ancora pulsa nel cuore di Vera.

Il finale poi è un vero e proprio pugno allo stomaco, pieno di pathos ma allo stesso tempo semplice, quasi anticlimatico.

Purtroppo, oltre al consigliarvi Tarantola  di Thierry Jonquet, libro dal quale la pellicola è tratta, mi tocca chiudere qui, in quanto è molto difficile parlare di questo film senza rivelare il fattore clou. E poi cos’altro dovrei aggiungere per farvi capire che questo è un film assolutamente da non perdere?

Non gli dò il massimo solo per la parte iniziale un po’ soporifera, fattore che, per uno che soffre di insonnia, non può essere trascurato.

Article written by:

Avatar

Io e il cinema compiamo gli anni nello stesso giorno e questo mi ha illuso che ci fosse una qualche predestinazione dietro ai miei natali (cosa che si sta sementendo con il passare del tempo). I miei amici mi chiamano Pierpolemica perché ho il vizio di distruggere film e serie tv, sopratutto quelli più amati. Per questo, esiste una discreta lista di persone che mi odia e sono sicuro che, scrivendo per MacGuffin, questa si allungerà sensibilmente.

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi