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La prima notte di quiete: Alain Delon, gli Anni Settanta e, beh, Alain Delon

La prima notte di quiete: Alain Delon, gli Anni Settanta e, beh, Alain Delon My rating: 3 out of 5

Se gli Anni Settanta vi sembrano irrimediabilmente tutti uguali, tra pantaloni a zampa, desiderio di sovvertire lo status quo più per noia che per idealismo e un diffuso mal di vivere di fondo, beh, La prima notte di quiete non farà altro che confermare questi stereotipi. Ma ci sono almeno tre motivi per guardarselo: primo, c’è un Giancarlo Giannini ancora in fasce che già troneggia; secondo, compare quasi en passant un affresco di Piero della Francesca che farà versare qualche lacrima agli appassionati di storia dell’arte; e last but not least, il protagonista è Alain Delon, più bello, maledetto e irritante che mai. Ma bello, soprattutto.

Film del 1972 di Valerio Zurlini, La prima notte di quiete è tutto ciò che ci si può aspettare da quell’epoca: professore di lettere (Alain Delon, per l’appunto) con un passato lievemente oscuro e discretamente squallido alle spalle finisce a insegnare in una scuola di Rimini, provincia che più provincia non si può, dove ben presto ritrova le sue vecchie passioni, non ultima il gioco d’azzardo. Convive più per abitudine che per sentimento con Monica (Lea Massari), ma ben presto si invaghisce della studentessa più conturbante e meno ridanciana della classe, Vanina Abati, al secolo Sonia Petrovna.
È superfluo dire che le cose non sono facili: perché il bel professore non ha il becco di un quattrino, perché l’altrettanto bella allieva ha già un compagno molto meno intellettuale e con molto più senso pratico, perché, soprattutto, la gente mormora. Specialmente in una cittadina di mare che d’inverno ha ben poco a cui pensare.
Uno dei pregi de La prima notte di quiete è proprio questo: la Rimini che nessuno si aspetterebbe, soprattutto in un decennio che aveva ancora la fisionomia del boom economico. Grigia, vuota, per nulla allegra, superficialmente puritana e intimamente pettegola. Vanina, che ingenuamente aveva provato a calvalcare il volto più caciarone e scontato della città, ne rimane scottata a vita, marchiata dal paese come la ragazza facile e scema, quando invece legge Stendhal. L’unico a capirne l’animo più profondo è un forestiero, che in quanto tale viene guardato prima con curiosità, poi con sospetto e infine con astio. Una discesa agli inferi per una coppia troppo apertamente diversa per essere tollerata. Fa eccezione il personaggio di Giannini, il solo autoctono a non essere greve e bestiale; ma che per poter sopravvivere è costretto a trincerarsi dietro a una maschera di feste, sbronze e vacuità. 
La prima notte di quiete dimostra i suoi anni sia per tematiche – il bel professore e la giovane allieva era subito sotto a Woodstock come popolarità – che per dialoghi – politica, sesso, dramma – che per personaggi – raramente si sono visti protagonisti più stereotipati e insopportabili. Ma proprio per questo è un ottimo documento di quel periodo, oltre che una bella prova d’artista, seppur datata. Ah, e l’ho già detto che Alain Delon è bellissimo? 

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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