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Lammerda – Paranormal Activity: The Ghost Dimension

Lammerda – Paranormal Activity: The Ghost Dimension My rating: 1 out of 5

Che piaccia o meno, che la si sopporti oppure no, è indubbio che la fortunatissima saga di Paranormal Activity, specialmente con il primo capitolo, abbia cambiato il modo di fare cinema (in peggio) ed abbia dato vita ad una scia maleodorante di film a telecamera in mano – stile falso documentario, i cosiddetti mockumentary.

È fin troppo facile parlare male di queste tipologie di film, sarebbe come sparare sulla croce rossa, ma trovo anche ingiusto che proprio per questo non se ne possa parlare male; voglio dire: se un film viene proposto sul grande schermo, allora perché non analizzarlo e recensirlo come tale?

E allora iniziamo.

Presentiamo prima di tutti i personaggi protagonisti:

Ryan , padre della bimba – Sviluppatore di videogame
Emily , madre e moglie – ?
Mike (zio) , fratello di Ryan – ?
Leila , la bimba
Skyler , baby sitter – “Sposta i mobili in modo che non blocchino l’energia”

Teneteli a mente per la recensione!

Siamo nel periodo natalizio del 2013 e, tra il posizionare le luci e il montare l’albero, in un vecchio scatolone viene ritrovata una vecchia telecamera personalizzata…

Di solito hanno tre tubi di ripresa… questa ne ha sei! 

..che ben presto si dimostrerà in grado di captare segnali visivi di altre dimensioni, o in poche parole, di vedere il fantasma/demone – Toby , sotto forma di simil-particelle che ci accompagneranno per tutto il film.

Ancora sotto shock nel cercare di capire il perché ed il come, nel 2013, una persona qualunque dovrebbe e potrebbe continuare ad usare una vecchissima telecamera dopo i consueti 20-30 minuti di euforia iniziali, vado avanti nella visione del film ponendomi però una sola domanda: ma le cassette? I nastri? Come fa a filmare? Ma forse stavo andando troppo oltre…

Dalla visione delle vecchie videoregistrazioni in cassetta trovate affianco alla cinepresa capiamo che nel periodo che andava dall’88 al ’92 una ragazzina veniva continuamente sottoposta ad una sorta di rito, o più probabilmente una sorta di ipnosi, che inspiegabilmente dava modo alla bimba nella cassetta, quasi 30 anni prima, di descrivere in modo dettagliato alcune stanze della casa nel presente, tanto da riuscire anche ad osservare i due fratelli che guardavano le sue registrazioni.

Passiamo al giorno successivo e troviamo l’allegra famiglia più Skyler in cucina impegnata a preparare dei dolci, che con generosità e premura verso Mike gli confessa:

 La tua energia è bloccata Mike 

Ed è inutile direi riportarvi la risposta pronta e secca di Mike, che piazza un bel +10 sul tabellone.

Nel film scende la sera, così come incomincia ad arrivare la noia in chi guarda, e scopriamo che Skyler crede che quella telecamera riesca a captare qualcosa – mentre Mike vuole solamente godersi la serata in giardino sorseggiando vino e magari sostenendo discorsi di filosofia ed astrofisica per tutta la notte con lei. Purtroppo però rumori e strane ombre, ovviamente un sempre verde jumpscare, rovinano i piani dello zio, che scoprirà l’enorme coraggio che la baby-sitter possiede – riuscendo ad avvicinarsi ai rumori e alle zone buie senza alcun problema. Eh sì…

NB. Scopriamo pure che la cinepresa degli anni ’80 ha anche un perfetto e non rumoroso (a livello video – rumore video) visore notturno, wow! 

Da qui in poi ci sarà un crescendo generale di situazioni e avvenimenti inspiegabili che intrattengono poco e il più delle volte risultano stupidi e che a mio avviso oltrepassano il confine del credibile già nelle prime scene. Vi spiego.

Come in ogni falso documentario che si rispetti, viene deciso di lasciare sparse per casa delle videocamere durante le ore notturne, proprio per monitorare quello che avviene. E in fin dei conti si può benissimo affermare che il film vero e proprio inizia da qui, quando al calare della prima notte compare un titolo di testo che ci avvisa che si tratta della notte #1. Ma quelle scritte in editing chi ce le ha messe? Ma non era tutto in presa diretta? Ma …?

Ma ritorniamo alla spiegazione: una ripresa ci mostra come un’entità perfettamente visibile sorga affianco al letto di Leila e ci rimanga per svariate ore, fino a svegliarla ed intrattenerla con un breve ed apparentemente insignificante dialogo.

Potrebbe mai essere normale, dopo un episodio del genere, comportarsi come se non fosse successo nulla? Quelle telecamere sono state posizionate per monitorare il tutto, e com’è possibile che non ci sia preoccupazione o terrore nei genitori dopo questo avvenimento? Qualsiasi persona sana di mente, dopo aver visto una cosa del genere, avrebbe chiesto aiuto, avrebbe cambiato casa o almeno, se proprio non voleva far nulla di radicale, non avrebbe fatto ritornare a dormire la bimba nella propria stanza!

Il crescendo è generale man mano che le notti passano: apparizioni sempre più frequenti, manifestazioni anche violente, la bimba che diventa sempre di più distaccata e una bella e sana rincorsa per casa da parte dell’entità verso i due fratelli (e no, non sto scherzando!).

Da qui in poi, per chi mastica questi genere di film, è discesa pura: si scopre che gli strani simboli con cui Leila ha abbellito la sua stanza sono simboli di una congrega oscura, capace di aprire poi il contatto diretto con la dimensione del fantasma. Viene chiamato un padre esorcista, si arriva all’apice con le situazioni paranormali fino al classico esorcismo.

L’esorcismo, che rappresenta la parte finale del film, senza girarci troppo intorno è fatto male, sia nel senso logico sia in quello registico, e contiene un solo punto degno di nota: quello degli effetti visivi.

 

Per concludere, vi dico che il finale è insignificante, privo di sorprese, e lascia nello spettatore solo due emozioni contrastanti: quella di felicità e libertà poiché il film finalmente è terminato, e quella di tristezza e disperazione poiché oltre al denaro si è speso anche del tempo che nessuno ci restituirà indietro. Inevitabilmente però la prima dopo all’incirca 30 secondi prenderà il sopravvento, portandoci nelle ore successive a ridere delle assurdità che abbiamo visto. Il giorno dopo invece il tutto ci sembrerà solamente un brutto sogno, non brutto nel senso di spaventoso ma brutto nel senso visivo del termine, ed il pomeriggio successivo non ricorderemo già la maggior parte delle scene.

In sintesi:

Paranormal Activity: The Ghost Dimension Non è altro che l’ennesimo film inutile, scialbo, e che dimenticheremo già il giorno successivo. Ci sono enormi buchi nella sceneggiatura e sul livello logico, la recitazione è quella che è, i colpi di scena assenti e rimane tutto scontato sin dall’inizio.
Da salvare, a mio avviso, ci sono solamente gli effetti visivi, curati dalla splendida Industrial Light & Magic , che fanno il loro lavoro e soprattutto permetto di guardare il film fino in fondo. Rassicurante anche il fatto che la bimba abbia preso soldi da questo film e che potrà continuare gli studi di recitazione, sperando in qualcosa di buono.

Voto 1: solo perchè meno non posso dare.

Article written by:

Salvatore Annarumma

Ho un anno in più di X-Files. Eredito dai miei zii la dipendenza al cinema. Crescendo cerco di capire come funziona il cinema: scrivo qualcosa, giro corti e sviluppo l'interesse per gli effetti visivi. Intraprendo un percorso di studi che mi porta a diventare un digital compositor. Adoro le serie TV, l'horror, i thriller, la fantascienza e il cinema sperimentale (chi non conosce Begotten dovrebbe far penitenza). Ah, non posso far a meno di guardare B-Movie: quando il mondo capirà realmente il loro valore sarà ormai troppo tardi.

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