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LAMMERDA – Single ma non troppo

LAMMERDA – Single ma non troppo My rating: 1 out of 5

Io, quando guardo certi film, piango. Piango fortissimo. No, non per la commozione, né per la fatica nel digerire l’impepata di cozze della sera precedente, no: piango per l’invasione crescente di quelle stramaledette commedie americane che, saltuariamente e per una dose di puro, sano autolesionismo, mi infliggo, piango perché poi mi tocca pure recensirle, piango perché mi prendono per sfinimento. Nun ce la faccio ‘cchiù. 

Attenzione, non datemi della pseudo-intellettuale snob il cui palato fine gusta soltanto cinema d’essai, anzi: sono affetta da una forma di adorazione viscerale per Hugh Grant, e quando mi attacca la ridarella sono cavoli amari, ma Single ma non troppo è stata davvero la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e per questo entra a far parte di diritto della mirabolante rubrica LAMMERDA, di cui oggi avrò il piacere e l’onore di occuparmi.

Single-ma-non-troppo

In effetti, più MMERDA di così si muore, una pellicola che potrebbe essere assurta come perfetto paradigma di tutte le banalità di cui abbonda il genere cinematografico della commedia, un film (malamente) sorretto da un parterre quasi tutto al femminile: da Dakota Johnson, la (poco) erotica zoticona di Cinquanta sfumature di Grigio, a Rebel Wilson, spessa all’inverosimile (in tutti i sensi – questa era un po’ bastarda, lo so), per arrivare immancabilmente ai due soliti gnoccoloni di rito, in questo caso Nick Bateman e Dan Stevens.

Insomma, cast alquanto mediocre, trama peggio: un gruppo di donne single con l’ormone inferocito lasciate a piede libero nella Grande Mela, con canonico lieto fine, e vissero tutti felici e contenti.

Single ma non troppo

E qui mi sale l’odio: ma se vogliamo fare davvero un film anticonformista, dove la donna è finalmente libera di mostrare la propria libera, prepotente sessualità, allora perché non andare fino in fondo? Perché concludere con un forzato ritorno alla consolidata consuetudine, da favoletta di quint’ordine, e non, che so, con la protagonista che scarica l’insulso di turno a calci nel deretano sulla tangenziale, magari da un’auto in corsa, splendida metafora, ben poco figurata ma tanto efficace, di tutti i bidoni subiti dal gentil sesso a livello mondiale?

Semplice, perché siamo un branco di ipocriti. Perché al cinema, se una donna è single, non è libera di agire consapevolmente, di vivere il proprio corpo e la propria intimità con cervello e sana voglia di divertirsi, ma finirà immancabilmente per diventare una povera derelitta in preda all’alcol e ad autodistruttivi deliri ovulatori, e il tutto perché?! Perché l’astinenza gioca brutti scherzi, e la single moderna, anche se calza un tacco 12 e beve Porn Martini, sotto sotto non aspetta altro che accalappiare un involucro dall’apparenza testosteronica.

Dakota Johson - Rebel Wilson

Ma suvvia, caro Ditter, possibile che nel 2016 ci devi propinare ancora di queste fesserie?! Ma forse sbaglio io ad attribuire ad un povero regista semisconosciuto la causa di tutti i mali: se i modelli che ci circondano sono un’ottantenne che mantiene una ragazza di 21 che ha già capito fin troppo bene come si va avanti a questo mondo, una serie infinita di Belen che ci deliziano con la loro chiappa soda, soubrette che pensano che Montalcini sia la marca di un vinello da supermercato, allora questi film di MMERDA ce li meritiamo.

Eccome se ce li meritiamo…

Article written by:

Arianna Borgoglio

Giornalista freelance, 26 anni, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e in Informazione ed Editoria, coltivo le mie passioni con tenacia e voglia di mettermi in gioco. Tra queste scrittura, letteratura, cinema, storia dell’arte, cucina – intesa come amore per il buon cibo più che predisposizione verso i fornelli! - viaggi, musica e chi più ne ha più ne metta. Nelle mie recensioni sono spietata... q.b., ma non è colpa mia: è che mi disegnano così ;)

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