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L’Anna Karenina di Joe Wright e Keira Knightley: un’algida aristocratica in cerca di redenzione

L’Anna Karenina di Joe Wright e Keira Knightley: un’algida aristocratica in cerca di redenzione My rating: 3 out of 5

Anche se forse la maggior parte di voi non si sarà mai letta tutto il libro di Tolstoj per intero, la storia è più che nota: Anna Karenina (Keira Knightley), aristocratica moglie di un funzionario imperiale nella Russia di fine Ottocento, si reca a Mosca per far visita al fratello, un nobile allegro e superficiale che ha maldestramente tradito la moglie – “tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice lo è invece a modo suo”: almeno l’incipit per stupire gli astanti a suon di citazioni colte lo conoscete, dai.

Comunque: lì Anna conosce Aleksej Vronsky (Aaron Johnson), un affascinante ufficiale figlio della donna che ha incontrato in treno. L’attrazione fra i due è istantanea. Vronsky abbandonerà l’ingenua Kitty, innamorata di lui di un amore platonico e infantile, e seguirà Anna a Pietroburgo. Il loro legame li condurrà, in un crescendo di tensione, verso il dramma finale.

Aaron Johnson (L) stars as Count Vronsky and Keira Knightley (R) stars as Anna in Joe Wright’s ANNA KARENINA, a Focus Features release.Credit: Laurie Sparham

Quello che è meno noto è lo stile della regia: Joe Wright evita saggiamente il confronto con i modelli del passato e propone un impianto cinematografico a metà fra le atmosfere barocche di Baz Luhrmann e gli scenari ridondanti di Fellini: la storia si svolge in un teatro, dove i cambi di fondale e le coreografie elaborate accompagnano lo spettatore nella storia. Gli stucchi dorati si alternano a immobili distese di neve, come ad anticipare il contrasto che di lì a pochi anni spazzerà via quel mondo claustrofobico dove “si va a trovare un’amica se ha infranto la legge, ma non se ha infranto le regole”. E dove l’amica in questione, Anna, pagherà lo scotto della sua scelta, perdendo prestigio, figli e marito, e condannandosi a vivere un’esistenza di paranoia e insoddisfazione. A nulla varranno le attenzioni di Vronsky: nella disperata ricerca di un perdono, che Wright eleva a filo conduttore di tutta l’opera, Anna tornerà per sempre al treno che le aveva fatto conoscere il biondo ufficiale.

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Lo sguardo apprensivo di Keira Knightley e i sorrisi ammiccanti di Aaron Johnson però non bastano a trasmettere quel legame viscerale descritto da Tolstoj, anzi: si ha l’impressione che i due siano ingessati quanto l’ambiente da cui vorrebbero fuggire.

Applausi invece per Jude Law, insolito marito frustrato e compassato che vorrebbe, in un modo che si potrebbe definire religioso se non fosse dettato da mere convenzioni sociali, perdonare a tutti i costi moglie e amante.

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Ma su tutto l’impianto a farla da padrone sono le scene di ballo, vere protagoniste del dramma: il valzer riesce a prendere il posto degli attori e comunica molto più degli sguardi languidi che costellano tutto il film. Nel complesso quindi siamo di fronte a un bell’esercizio di stile, elegante e composto, dove la forma conta molto più della sostanza.

Anna Karenina

Insomma, l’opera – perché spesso assume i toni di una vera e propria messa in scena teatrale – ideata da Wright nel 2012 è da prendere per quello che è: da vedere quando ci si vuole immergere nelle atmosfere decadenti della Russia fin de siècle, ma se cercate la passione travolgente virate su altro.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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