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Le 5 leggende, tra bambini, adulti e adolescenti

Le 5 leggende, tra bambini, adulti e adolescenti My rating: 4 out of 5

Prendete quelle simpatiche creature in cui avete creduto da bambini (se siete fortunati): Babbo Natale, il coniglio di Pasqua, la fata dei dentini e l’omino dei sogni (forse sugli ultimi due avrete da ridire, ma parliamo di miti americani, avete ugualmente capito l’antifona) e uniteli a combattere la minaccia dell’Uomo Nero. Non so voi, ma a me basta questo per cominciare già a pensare “geniale”.

Se poi ci mettete elementi come le braccia di Babbo Natale tatuate coi nomi dei bimbi buoni da un lato e quelli cattivi dall’altro, che il coniglietto di “-etto” ha molto poco ed è, invece, alto 1.80 metri e poco gentile, e che l’omino dei sogni comunica attraverso simboli fatti di polvere dorata che gli compaiono sulla testa, rincaro la dose di elogi.

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Ma Le 5 Leggende (2012, Dreamworks) va anche oltre: a voler dare qualche dettaglio in più sulla trama, posso aggiungervi che questi personaggi sono dei Guardiani, ovvero ciascuno di loro protegge una dote dei bambini, qualcosa che va a comporre la loro fiducia, di fatto, nella bellezza del mondo, tanto più che presso la fabbrica di Babbo Natale troviamo un globo che indica tutti i bambini che credono nei Guardiani, rappresentati – non a caso – da un sacco di piccole luci.

Di fronte alla minaccia dell’Uomo Nero, a.k.a. Pitch Black, la Luna – perché è lei che stabilisce chi sia un Guardiano e chi no – affianca ai 4 una nuova “leggenda”: Jack Frost. Ora, voi vi starete probabilmente chiedendo chi diavolo sia, e io vi risponderò dicendo che nell’immaginario inglese si tratta del portatore dell’inverno, e che teoricamente ha un aspetto piuttosto inquietante; ma siamo nel mondo dei cartoni animati, e qui Jack Frost è addirittura un adolescente, che passa le sue giornate in giro per il mondo a far nevicare qua e là, facendo ridere i bambini (e incazzare i guardiani) ma non riuscendo mai a prendersi il merito per quanto concerne il primo fatto, perché questi non credono in lui, e pertanto non lo vedono neppure.

Insomma che questo si ritrova catapultato presso la magione di Babbo Natale e proclamato guardiano con tanto di cerimonia e, da bravo adolescente, di fronte a cotanta regolamentazione e serietà proclama un chiarissimo “Che palle” parafrasato elegantemente.

I poveri elfi del Babbo cercano di mettere su una cerimonia in grande stile e non sono contentissimi di venire interrotti

I poveri elfi del Babbo cercano di mettere su una cerimonia in grande stile e non sono contentissimi di venire interrotti

Le carte in tavola cambiano quando si scopre che Jack non ha ricordi della propria infanzia, ovvero di qualcosa di antecedente alla sua vita da “leggenda” e il solo modo per ricordare è recuperare i propri denti da latte, che sono stati sottratti, insieme a quelli degli altri bambini, proprio da Pitch. Da quando egli fa ritorno infatti, complici gli Incubi (rappresentati sotto forma di cavalli neri) riesce a sabotare il lavoro di ciascun guardiano, a far sì che i bambini siano sempre più spaventati e credano sempre meno in loro, rendendoli sempre più deboli.

Sarà dunque Jack la figura determinante, che agirà principalmente per scoprire chi egli sia realmente (se a questo aggiungete una scena in cui Babbo Natale lo invita a trovare “il suo centro”, ovvero il proprio scopo di vita, capirete che la metafora con l’adolescenza prosegue). Sarà Jack a scoprire che l’Uomo Nero sembra apparentemente invincibile solo perché le persone non riescono a distinguere tra il credere nella sua esistenza e l’averne timore; è la paura che impedisce di credere, e quando non c’è altro che paura, non si può che andare a cercare “l’ultima luce“, l’ultimo bambino che ancora ha speranza, e l’ultimo appiglio in sé stessi.

Cosa fare per far sì che i bambini tornino a credere? Scendendo in campo con loro, aiutarli da vicino, insieme. Scoprire così che ci vuole davvero poco a rimanere bambini almeno nell’avere speranza, ci vuole poco a non avere paura: basta il divertimento. Jack scopre, così, il suo centro, ciò che lui protegge nei bambini, e come per magia, credendo in sé stesso, gli altri (bambini e guardiani) credono in lui. Ormai la frecciatina vi è chiara, non sto a ribadirvela.

"Noi ci saremo sempre, Jamie, e ora saremo sempre qui (indica il suo cuore). Questo in qualche modo rende anche te un guardiano!"

“Noi ci saremo sempre, Jamie, e ora saremo sempre qui (indica il suo cuore). Questo in qualche modo rende anche te un guardiano!”

Le 5 leggende quindi è un film d’animazione, ma, come sta accadendo molto spesso negli ultimi anni, non si rivolge strettamente ai bambini: parla agli adolescenti e agli adulti, ci ricorda quanto importante sia stata la nostra fantasia e la nostra forza di credere in qualcosa di ultraterreno, qualcosa che ci protegge e ci regala felicità. Ci mostra come il credere in qualcosa con una certa forza la possa rendere quasi reale, quantomeno ai nostri occhi, abbastanza da darci coraggio. Un film di animazione che ci parla di qualcosa di importante per tutta una vita, e lo fa attraverso adolescenza e infanzia, rimanendo comunque cartone animato, e dunque, piacevole e spassoso.

Cosa pretendere di più?

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1994, ma nessuno ci crede e ancora bersi una birra è complicato. Cinema, libri, videogiochi e soprattutto cartoni animati sono nella mia vita da prima che me ne possa rendere conto, sono stata fregata. Non ho ancora deciso se sembro più stupida di quello che sono, o più furba; pare però che il cinema mi renda, quantomeno, sveglia. Ah, non so fare battute simpatiche.

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