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Le Fidèle – L’ultima corsa

Le Fidèle – L’ultima corsa My rating: 3 out of 5

Sfrecciando a tutta velocità, Bénédicte, detta Bibi, vince facilmente le corse di campionato. Lei è una giovane e sensuale pilota professionista che si disinteressa del mondo che la circonda per concentrarsi solo sulle auto. Con Gino, detto Gigi, però sembra diversa. Tra i due nasce una impetuosa relazione fin da subito. E anche se lei si concede completamente, lui rimane misterioso e vago sul suo passato. Ma per Gigi è tempo di cambiare. Bibi è troppo importante per lui e non vuole perderla. È pronto a confessargli che è un abile rapinatore di banche e che quello che sta per fare sarà l’ultimo colpo della sua vita. 

Le Fidèle porta nel titolo il cuore del film. La fiducia è un bene prezioso in una relazione. Bibi e Gigi ci provano. Bibi non ha problemi a raccontare la verità. Gigi, invece, ha raccontato bugie fin da piccolo e la menzogna ormai fa parte di lui. Tutto ciò che fa e lo circonda è una falsità. Il suo appartamento è vuoto. Il lavoro che dice di fare non esiste. Solo Bénédicte è vera. La sua sensibilità lo contagia a tal punto da voler migliorare.

Adèle Exarchopoulos (La vita di Adele) e Matthias Schoenhaerts (Un sapore di ruggine e ossa) sono una coppia che ha chimica sullo schermo e, anche se le scene d’intimità sono rade, il loro rapporto è vero e intenso. Pensato come un action movie, il film di Michaël R. Roskam è un potente dramma sull’identità, su come perdiamo facilmente le coordinate del sè davanti la presenza del vero amore. La nota di criminalità e di vendetta che c’era in Bullhead qui però lascia spazio ad una sfera più intima e privata.

Il tono melodrammatico è dominante e si affianca ad uno sguardo incuriosito e atemporale. Il tempo infatti in Le Fidèle ha solo la parvenza di essere lineare, perchè si piega alla percezione dei protagonisti dei pericoli che corrono e della loro irrequietezza. Un singhiozzo emotivo che percorre tutta la pellicola, rendendola originale per montaggio ma che rischia di non essere apprezzata da un pubblico più generalista. Il respiro cresce sempre di più in prossimità del finale, ingigantendo le parti e portando la narrazione sui piani dei grandi romanzi d’amore del Novecento (penso a Cent’anni di solitudine). Questo può essere considerato audace per il giovane regista belga. Tuttavia lo stile neo-noir e l’accattivante fotografia permette a Le Fidele di sposare al meglio il melodramma e l’azione.

Article written by:

Marco Perna

A volte mi piace credere che essere nato nello stesso mese di Fellini e un anno dopo la sua morte abbia influenzato, in qualche modo, la mia vita e di conseguenza anche il mio amore per il surreale e la settima arte. Poi torno in me e mi accorgo di non avere Borsalino grigio e sciarpa rossa ma una profonda passione per il cinema e tutto ciò che viene considerato bello. Mi sono cimentato dietro la telecamera ai tempi del DAMS a Torino, dove mi sono laureato, ma parlare di cinema mi piace quasi di più che farlo.

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