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Lo chiamavano Jeeg Robot

Lo chiamavano Jeeg Robot My rating: 4 out of 5

La penultima volta che sono stata al cinema mi hanno piazzato a tradimento il trailer di Lo chiamavano Jeeg Robot: non sapevo assolutamente nulla del progetto, ma ha catturato la mia attenzione come di solito riescono a fare solamente le grosse esplosioni, gli zombie e gli addominali scolpiti.

Premetto che di esplosioni ce ne sono un paio (non così memorabili), ma di zombie e addominali nemmeno l’ombra. Metteteci anche che, in quanto brutta persona ad honorem, parto ingiustamente prevenuta nei confronti dei film italiani. Anni e anni di fratelli Muccino mi hanno preparata alle peggio cose e mi hanno convinta che Dio è morto.

E poi, quel trailer: quel trailer sospeso a metà tra “è il film della mia vita” e “è la peggiore vaccata dai tempi di Troppo Belli“. E una vocina nella mia testa che urla “devi vederlo!” (mentre l’altra risponde “uccidili tutti!” – ma questa è un’altra storia).

Il regista, Gabriele Mainetti, according to Wikipedia (perché mi documento approfonditamente prima di scrivere una recensione) è al suo primo lungometraggio. E se la gioca con un progetto decisamente originale, che sono sicura gli darà parecchie soddisfazioni a livello di critica, e che nel frattempo gli è già valso il più alto riconoscimento cui un regista possa ambire. Mi riferisco ovviamente alle quattro stelline su TheMacGuffin. Non sono cinque perché a scrivere il pezzo è una stronza, e per i motivi che vi dirò in seguito.

Enzo è un criminale romano di mezza tacca, interpretato (benissimo) da un Claudio Santamaria che improvvisamente, con la maturità, mi è diventato il gemellino di Vincent Gallo. Un bagno nel Tevere lo porta a contatto con delle scorie radioattive, che come da migliore tradizione nei film non ti regalano una morte atroce ma dei superpoteri fichissimi. Il nostro, però, non ha decisamente la vocazione da supereroe, e sfrutta la sua forza sovrumana per mettere a segno colpetti ai Bancomat e ritirarsi a guardare i pornazzi nel suo appartamento.

Finché arriva una ragazza. Nemmeno lei è la canonica Squinzia Da Supereroe: prima di tutto è sciroccata forte. È fanatica di Jeeg Robot ed è convinta che Enzo ne sia l’incarnazione. Ha dei traumi relazionali molto profondi e sogna ardentemente un eroe senza macchia e un vestito da principessa, nei peggio sobborghi romani. Cerca da subito di convincere Enzo a trasformarsi in un vendicatore mascherato in salsa vintage anime.

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Non può mancare un Supercattivo: lo Zingaro (l’ottimo Luca Marinelli, già visto in Non essere cattivo) è un piccolo capobanda criminale un po’ sfigato, ex comparsa a Buona Domenica e appassionato coverizzatore di Anna Oxa, con l’ossessione della celebrità. Si mette nei casini con una gang napoletana di cui ha perso il carico di coca e cerca di sfangarla recuperando informazioni sui superpoteri di Enzo, diventato in pochi giorni una star del web grazie alle telecamere di sicurezza che lo hanno ripreso in azione.

Non vi spoilero altro perché poi mi dite che sono cattiva, ma visto che semplicemente mi disegnano così e in realtà ho un cuore di burro vi spiego perché dovreste assolutamente vederlo:

  • È originale: è un bel film “di supereroi”, ma ben calato nella realtà italiana – in particolare romana. E, beh, è la prima volta che mi imbatto in un progetto del genere.
  • Santamaria spacca: è bravo e in parte, convincente, divertente e senza sbavature.
  • È da nostalgiciLo chiamavano Jeeg Robot solleticherà i ricordi della generazione dei diversamente giovani, strizzando l’occhio in maniera furbetta ma non fastidiosa alla poetica dei cartoni animati che tanto ce la facevano salire da bambini.

E quindi? Perché il braccino corto e le quattro stelline? No, non solo perché sono una stronza. Il fatto è che sono una grande fan di Kick Ass. Un progetto completamente diverso, americano, tratto da un fumetto underground. Che però a sua volta giocava con il luogo narrativo del supereroe, stravolgendolo: in Lo chiamavano Jeeg Robot, soprattutto nella parte finale (dalla prima “resa dei conti” all’epilogo) ho sentito tantissimo il rinculo di Kick Ass. E l’effetto deja-vu mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

Io comunque Jeeg ve lo consiglio, a mio rischio e pericolo. Se l’avete già visto sommergete la pagina Facebook di TheMacGuffin di commenti, che sono curiosa di sentire la vostra.

Prometto che me li vado a leggere.

Article written by:

Sara Boero

Sua madre dice che è nata nel 1985, a lei sembrano passati secoli. Scrive da quando sa toccarsi la punta del naso con la lingua e poco dopo si è accorta di amare il cinema. È feticista di Tarantino almeno quanto Tarantino dei piedi. Non guardatele mai dentro la borsa, e potrete continuare a coltivare l’illusione che sia una persona pignola.

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