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The Lobster

The Lobster My rating: 4 out of 5

Quando rimanere single ti riporta in mezzo alla catena alimentare

Ci sono un inglese, una francese, un greco e un’aragosta. No, non è una barzelletta, potrebbe essere tranquillamente l’incipit di un riassunto stile Twitter-140 caratteri di The Lobster, sorprendente pellicola greca dall’animo distopico.

David (Colin Farrell +20 kg) è un uomo di mezza età che vive in una società prossima e immaginaria, dove è divenuta consueta una pratica barbara tanto quanto bizzarra: sei single a 40 anni? Bene, ti diamo 45 giorni di tempo per trovarti un/a compagno/a e se non ce la fai ti trasformiamo in un animale a tua scelta.

Il tutto si svolge in un hotel, dove tra ronde di caccia tra i boschi e tranquilli idromassaggi si ha la possibilità di agguantare una preda e vivere felici e contenti mano nella mano. Nella foresta vivono i ribelli, simpatici amici che preferiscono lo squash al tennis, che gli ospiti della struttura possono narcotizzare con lanciafreccette tranquillanti per guadagnare un giorno in più da spendere alla ricerca di un partner.

 

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La storia porterà però David a porsi delle domande, ad andare oltre, a chiedersi se rinnegare i propri sentimenti sia la cosa giusta, a sovvertire quelle che sono in primo luogo le sue emozioni, incontrando una persona che risveglia in lui di nuovo il fuoco dell’amore (e la voglia di scopare). E anche a domandarsi se la masturbazione sia cosa buona e giusta.

Che negli stralunati dialoghi ci sia la mano di Lanthimos, co-scrittore e regista, è indubbio: quando parlano sembrano tutti dei ritardati, prendono pause di riflessione come quando a scuola ti dicevano di continuare la lettura a pag. 27 e tu stavi parlando con il tuo compagno di banco fregandotene altamente. Ed eri ancora a pagina 23. L’effetto è naturalmente voluto, crea l’alone surreale che avvolge ogni singolo personaggio della storia e funge da escamotage per segnare una netta linea di confine tra la nostra realtà e quella della pellicola, dove la gente appunto non parla come mangia e a volte non parla e non mangia proprio.

Nemmeno il caso di dirlo, non dirò niente sul finale, ma indubbiamente si rivela il momento più personale: per quanto riguarda i protagonisti coinvolti, sarà un momento di estrema empatia; per quanto riguarda lo spettatore invece potranno esserci due reazioni -> 1) Oddio è bellissimo 2) Oddio che merda.
Menzione speciale per la colonna sonora: musiche azzeccate alla perfezione, quasi in stile thriller. Gli archi accompagnano lo spettatore attraverso tutto il film, calando e aumentando di intensità in proporzione allo sviluppo della vicenda.

Per concludere, i 3 motivi che sicuramente vi spingeranno a guardare il film sono:
– Il culo della cameriera (per i ♂)
– John Reilly in mutande (per le ♀)
– Colin Farrell con i baffi e il doppio mento

 

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P.S. Non vi farò il pippotto del tipo “è un audace spaccato della società moderna, dove la solitudine può non essere solamente fisica, ma soprattutto interiore bla, bla, bla”. Dico soltanto che vale la pena vedere il film, un’ingegnosa e ben realizzata rappresentazione di come sarebbe il mondo se vietassero per legge le gattare e i vecchi marpioni che vanno in tangenziale in cerca del vero amore di una notte.

Article written by:

Giuseppe D'Amico

Classe '93, venuto al mondo in una metropoli di 5000 anime sull'Appennino abruzzese. Da ragazzino ascolta musica, legge libri e soprattutto guarda un sacco di film con i suoi teneri amichetti in cameretta, proseguendo poi fino ai 23 anni. Osserva molto e scrive bene, almeno questo è quello che gli dice sua madre.

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