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Old Movies

Loving Vincent: trionfo di colore nella ricerca di un mito

Loving Vincent: trionfo di colore nella ricerca di un mito My rating: 4 out of 5

Ahimè, amanti dell’arte e del cinema, avete letto bene. OLD MOVIES. Purtroppo potete arrovelarvi quanto volete, cercare nei meandri più nascosti dei cinema di fiducia, pagare oro colato al bigliettaio, andare dai registi a reclamare, ma ciò non cambierà questa triste sorte. Loving Vincent è stato un film, meglio un evento, proiettato nei cinema italiani solo il 16, 17, 18 ottobre (salvo qualche cinema furbetto che lo ha proiettato a oltranza). Io, a differenza di voi comuni mortali, questo evento l’ho visto, quindi cominciate a rosicare fino alla morte. Sono sempre stato bravo a farmi nuovi amici, ma ancora di più a rendermi amichevole. Eddai non disperate! Niente musi lunghi, prima o poi il lume dello streaming riaccenderà le vostre speranze (ma è illegale quindi non ditelo a nessuno). Non mi smentisco mai.

Ah, dimenticavo: sarà proiettata una replica del film il 20 novembre. Biglietti subito now!

loving vincent

È vero che Van Gogh è l’artista mainstream per eccellenza (a merito, non vanifichiamo il suo grandissimo genio), ma davvero il solo interesse spregiudicato dei “fan” del pittore olandese è bastato a sfondare i record di incassi? Voglio dire, in tre giorni Loving Vincent ha incassato più soldi dell’attesissimo e acclamatissimo sequel di Blade Runner. Dentro di me sono consapevole che la stragrande maggioranza del “popolino” (giusto per citare Caparezza) si è recata al cinema solo in virtù della fama goduta dal defunto artista (e cito anche Nitro, ma quante ne so?!), essi stessi consapevoli che generalmente il loro interesse verso il cinema è direttamente proporzionale all’interesse di Van Gogh per il suo orecchio destro. Crudele e spietato, questi sono i miei soprannomi.

Tuttavia il sottoscritto preferisce far finta che alla gente interessasse per davvero quest’azzardato progetto (non fraintendete, la gente davvero interessata c’è stata) e che quindi si sia recata al cinema sì per vedere un film che parla di Van Gogh, ma anche e (forse) soprattutto per vedere COME parla di Van Gogh. Questo è il motivo per cui scrivo, altrimenti questo articolo non avrebbe ragione di esistere.

Van Gogh

Perché Loving Vincent è stata un’esperienza unica?

Per prima cosa è utile specificare che questo non è considerato (né considerabile d’altronde) un film, quanto invece un film d’animazione. Chiedete a Wikipedia, lei sa tutto. Io per comodità espressiva continuerò a chiamarlo film. I due registi (Dorota KobielaHugh Welchman) hanno deciso di produrre un film-esperienza su Van Gogh usando un linguaggio, o sarebbe meglio dire, una visione conforme a quella del pittore stesso. In termini pratici questo è in assoluto il primo film interamente dipinto su tela. E che cazzo significa?

Significa che è stata riunita una troupe di 125 artisti i quali hanno in primis rielaborato oltre mille dipinti preesistenti, dopo di che hanno dipinto su tela le scene che si vedono nel film vero e proprio raggiungendo un totale di 65000 fotogrammi. Infine per dare al tutto un tono animato si è ricorso al caro e vecchio rotoscope, di cui noi abbiamo già parlato altrove, misto ad altre tecniche. Il risultato è una completa immersione in una visione (passatemi il termine) vangoghiana delle vicende: sostanzialmente è come vedere tanti quadri di Van Gogh in movimento.

Sensazione straniante inizialmente, perché il movimento impresso ai dipinti produce una sorta di effetto distorsivo al quale bisogna abituarsi, ma passati i primi cinque minuti diventa tutto fruibilissimo. Chiaramente la scelta dei registi è stata un azzardo, ma alla fine hanno avuto ragione loro: il lato visivo del film è spettacolare e soprattutto unico e irripetibile, la scelta delle immagini da mostrare è altrettanto precisa ed è proprio la scelta registica a donare grande intensità, e il tutto è diretto con grande abilità (con mia grande sorpresa, essendomi i registi, polacca una, britannico l’altro, completamente sconosciuti).

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Ma Loving Vincent non è “solo” arte e tecnica. La pellicola mette in mostra un vero e proprio dramma, vissuto, e profondamente significativo per la sua persona, da Vincent Van Gogh. La cosa interessante è che la “ricomposizione” della vita dell’artista non avviene attraverso il suo punto di vista, ma attraverso varie focalizzazioni di persone che lo hanno conosciuto e che parlano di lui prima e dopo la sua morte. Sì, spoiler, Van Gogh è morto. Ebbene il film è ambientato DOPO la morte dell’olandese, il che permette di dare un giudizio a posteriori che, per quanto riguarda un personaggio discusso come fu lui, apre prospettive parecchio interessanti. Senz’altro Loving Vincent è un film toccante, che ci trasporta all’interno della vita di Van Gogh e arriva quasi a farci provare quello che ha provato lui in vita, sempre in bilico tra genio e pazzia.

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La vera pecca della pellicola è costituita dalla struttura della sceneggiatura. Badate bene, non dalla sceneggiatura, ma dalla sua struttura. Il problema è che la narrazione assume la forma di una sorta di thriller poliziesco, dove il protagonista più va avanti più scopre indizi sulla vita del pittore, fino ad arrivare alla presunta verità. Ma questo (che già è inadeguato per quello che in un certo modo è un biopic) è realizzato in modo troppo meccanico e macchinoso: durante la proiezione si ha proprio la sensazione che la narrazione prosegua in funzione della ricerca degli indizi e che questi ultimi siano piazzati troppo sotto il naso del nostro “detective”. Il film perde un po’ la sua natura e tende a svanire l’aria di mito che aleggia sulla figura del compianto Vincent. Che poi cazzo detective mio, togliti quella merda di giacca che mi tiri un pugno in un occhio ogni volta che ti guardo.

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Vi lascio una citazione dal film pronunciata da un’amica/donna/fidanzata/tiziaconcuiscopava Van Gogh, che a mio avviso riassume bene il sentimento presente in tutto Loving Vincent.

Non esisteva dettaglio della natura troppo piccolo o troppo umile. Lui amava tutto della vita.

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Un paesaggio in ombra e una luce calante che getta tenebra su una figura defilata. Un poco inutile descrivere chi o cosa sono io se poi ognuno di voi mi percepirà in modo diverso, non trovate?

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