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Lucky: la libertà di non morire mai

Lucky: la libertà di non morire mai My rating: 5 out of 5

Lucky è morto. Harry Dean Stanton ci ha lasciati il 15 settembre 2017, qualche giorno dopo l’uscita del suo ultimo film da protagonista, senza dubbio un piccolo capolavoro.

L’esordio alla regia di John Carrol Lynch ci porta dentro gli ultimi giorni di vita di questo personaggio, a metà tra il burbero Walter Kowalsky, interpretato da Clint Eastwood in Gran Torino e il folle Don Chisciotte di Jonathan Pryce. Alla soglia dei 90 anni Lucky è un uomo che prende la vita con filosofia, consapevole di essere inevitabilmente arrivato praticamente alla fine.

Ogni cosa scomparirà, io, tu, tu, tu, queste sigarette, tutto sarà oscurità e vuoto e non rimarrà niente. E cosa ci possiamo fare? Sorridere.

Le sue giornate seguono la stessa routine: lo yoga mattutino, il solito caffè seduto allo stesso tavolo, la sigaretta in bocca e le parole crociate da compilare. Viene rappresentato non come il solito pensionato triste che vive per inerzia, ma come l’ultimo cowboy. Un uomo fuori dal tempo, che se ne frega della frenesia del mondo contemporaneo, capace di aspettare felice e accettare quasi in silenzio il suo destino. 

Lucky è il testamento di un’icona del cinema americano, attore in oltre 50 film tra i quali si può citare Alien, Paris, Texas, Una storia vera, This Must Be The Place, senza dimenticare poi il recente successo della serie Twin Peaks.

Leggendo alcuni di questi titoli si nota la presenza come regista di David Lynch, che qui ritroviamo seduto al tavolo del bar, triste e disperato perché è scappata Roosvelt, la sua tartaruga, pardon, testuggine.

In un’America rurale, abbandonata a se stessa, quest’uomo magrolino con i capelli bianchi sarà capace con poche e semplici parole di interrogarsi sulla condizione umana. Harry Dean Stanton, consapevole che nulla sarà per sempre, si mette a nudo davanti alla telecamera. Dimentica il suo status da star del cinema per tornare a essere un semplice uomo, pieno di debolezze e paure da nascondere.

Un po’ come succede in Roma, la storia è lenta, per permettere allo spettatore di soffermarsi maggiormente sui dettagli, ascoltare il suono di una fisarmonica o perdersi con la vista tra la sabbia e i cactus. Sono due viaggi all’interno di società talmente diverse rispetto alla nostra, con persone capaci di insegnarci ad apprezzare quei piccoli momenti di felicità che spesso tendiamo a trascurare.

Che io sappia nessuno è immortale e capiterà a tutti noi.

Lucky non è morto e forse neanche Harry Dean Stanton. Fin quando i suoi film continueranno a farci emozionare, rimarrà in vita.

Article written by:

Nicolò Granone

Simpatico, curioso, appassionato di cinema, sono pronto a esplorare l'universo in cerca di luminosi chicchi di grano da annaffiare e far crescere insieme a voi, consigliandovi ogni tanto film da scoprire qui alla luce del Sole.

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