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Lungo il cammino de “Il miglio verde”

Lungo il cammino de “Il miglio verde” My rating: 5 out of 5

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Tratto dall’omonimo romanzo partorito dal genio di Stephen KingIl miglio verde ci trascina nel braccio della morte del carcere di Cold Mountain, nel lontano 1935. Qui, Paul Edgecombe, interpretato da un ottimo Tom Hanks, è a capo della squadra di guardie carcerarie che si occupano del “miglio verde”, soprannominato così dal colore del pavimento che percorrono i detenuti prima di andare ad essere fritti sulla sedia elettrica. Paul e i suoi compari hanno un carattere insolitamente umano per dei secondini, rispetto a quello a cui siamo abituati da altre opere (vedi ad esempio Le ali della libertà, per rimanere in tema King). La loro priorità è mantenere i condannati a morte i più tranquilli possibile nel corso della loro attesa della signora con la falce. Non mancherà ovviamente lo stronzissimo aguzzino di turno, il carissimo Percy Wetmore, cui desidererete ficcargli quel suo manganello dove non batte il sole dopo i primi dieci minuti di film. Sarà lui ad accompagnare in cella al grido di “uomo morto che cammina” il detenuto John Coffey, un enorme bestione di colore più pompato di Schwarzenegger, condannato per aver violentato ed ucciso due bambine.

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Al nostro Coffey (“si dice come il caffè, ma scritto in maniera totalmente diversa”), fanno compagnia nel settore dei condannati a morte Eduard Delacroix, un mangia-rane piuttosto bruciato che si innamora alla follia di un simpatico topino da lui nominato mr. Jingles, e lo schizzatissimo Warden, che ha alcune allegre abitudini come tentare di strangolare le guardie o tentare di pisciargli addosso.

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Paul Edgecombe capirà subito di non trovarsi davanti ad un uomo come tutti gli altri. Come può un bambinone che piange perché ha paura del buio e che “voleva solamente aiutare” aver compiuto un crimine così orrendo?

Il miglio verde è un film che non può non lasciare il segno nel vostro cuore. A meno che non siate insensibili ai livelli di Frank Gallagher di Shameless, se avete seguito la storia del gigantesco John Coffey (le stesse iniziali di Jesus Christ, coincidenze??) avrete versato ben più di una lacrima per quest’opera unica nel suo genere.

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Il miglio tratta un’infinità di tematiche particolarmente calde: spazia dalla questione della pena di morte al concetto di attesa della morte stessa. Ma il punto centrale dell’opera è il male. E quello trattato non è un male astratto, che avviene per il fato o rappresentato da creature diaboliche di fantasia. È il male più reale che esista, a cui si è talmente assuefatti da non riuscire più a vederlo, ed è quello che gli uomini commettono sugli altri uomini, “tutti i giorni, in ogni parte del mondo“.

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Se non avete ancora visto questo capolavoro, fate un favore a voi stessi: percorrete, guidati dall’abile mano del regista Frank Darabont, Il miglio verde.

Article written by:

Edoardo Canepa

Genovese classe '93, di giorno è un timido e serioso bancario, di notte un nerd assatanato di serie tv, libri, film e videogiochi. Vive in città ma è campagnolo dentro. Adora alla follia Stephen King, la birra e le tartarughe.

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