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Molière in bicicletta: un copione, due amici e sei ruote in riva all’Atlantico

Molière in bicicletta: un copione, due amici e sei ruote in riva all’Atlantico My rating: 4 out of 5

Guardarsi Molière in bicicletta è come concedersi una serata a teatro. A gustarsi Il misantropo, per la precisione. Solo che qui invece del palcoscenico ci sono le coste atlantiche della Francia del Sud. E la bella Celimene veste i panni di Francesca, estroversa divorziata italiana di mezza età. E Filinte altri non è che Gauthier, attore amatissimo dal grande pubblico grazie al suo ruolo nella versione con la r moscia di Grey’s Anatomy. E, dulcis in fundo, Alceste ha come alter ego moderno Serge, attore pure lui, ma ritiratosi dalle scene all’apice del successo a causa del suo sommo disprezzo per il milieu teatrale.

passeggio

Molière in bicicletta è uno di quei film deliziosi, francese fino al midollo ma senza quell’insopportabile puzza sotto il naso dei nostri cugini d’oltralpe; e del resto come potrebbe, con il sorriso malinconico di Fabrice Luchini a fare da protagonista? Attore noto ma non abbastanza, è perfetto per il ruolo di Serge Tanneur: trasposizione ai giorni nostri dell’Alceste ideato da Molière secoli or sono, disilluso dai colleghi arrivisti e senza scrupoli e disgustato dalle folle, decide di ritirarsi a passare una serena vecchiaia all’Île de Ré, modaiola isoletta nell’Atlantico e collegata a La Rochelle con un ponticello. Insomma, un buen retiro perfetto per godersi in pace gli ultimi anni e dedicati alle letture.

alceste

Ma si sa, gli idilli non sono fatti per durare: ecco infatti che Serge viene raggiunto dall’amico di vecchia data Gauthier Valence, impersonato da un Lambert Wilson che oltre ad avere un bel faccino dimostra anche di saper reggere la telecamera. Il motivo della visita? Semplice: riprendere in mano il copione e portare in scena nientemeno che Il misantropo, celebre opera in cinque atti dell’amato drammaturgo francese. E cinque sono anche i momenti salienti in cui viene declinato il film: l’iniziale tentennamento di Serge, l’entusiasmo per il progetto, la conoscenza di Francesca (Maya Sansa), la riscoperta dell’amicizia e dell’amore, per culminare nel disvelamento dell’amara verità e nel rifiuto definitivo per tutto ciò che è cosa di mondo.

recita

Uno dei tratti più interessanti di Molière in bicicletta è la fedeltà all’originale: su divani sfondati, in sella a una bici, in riva a una spiaggia battuta dal vento, Serge e Gauthier declamano i versi rispettando i canoni classici, le rime e la metrica alessandrina. Pesantuccio? Non se a farlo sono Luchini e Wilson, che riescono a rendere spensierata una commedia di per sé piuttosto ostica. Il tutto è ancora più intrigante se si considera che i due colleghi, entrambi smaniosi di indossare i panni di Alceste, decidono di provare a turno, scambiandosi i ruoli di volta in volta: e così il viveur Gauthier si ritrova imbrigliato nei panni di un recluso, mentre Serge, che poco ama le folle, deve confrontarsi con il personaggio di Filinte, grande amatore e spietato doppiogiochista. Gli attori finiscono per rimbalzare l’uno con l’altro, ritrovandosi riflessi negli occhi della propria nemesi e divenendo sempre più feroci a mano a mano che la pièce prosegue.

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A coronare il tutto, Francesca: figura un po’ stereotipata –  a partire dal nome – dell’italiana di mezza età che decide di cambiar vita e passeggiare sulle coste francesi con Jimmy Fontana nelle orecchie, sembra essere il trait d’union fra i due amici spesso in conflitto: certo, ma che succede se entrambi se ne innamorano? Beh, la storia di Alceste, Filinte e Celimene la sapete.

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L’accoppiata vincente tra il regista Philippe Le Guay e Fabrice Luchini prosegue: dopo il riuscitissimo Le donne del sesto piano, i due si confrontano con la letteratura patria, ci giocano e ne escono vincitori. Palese omaggio al teatro, Molière in bicicletta resta però a tutti gli effetti un’opera da grande schermo: il ritmo è incalzante, e le parole di Alceste si alternano alle riflessioni di Serge, in un rimando di specchi a tratti comico, a tratti triste, sempre poetico. Se poi ad accompagnare tutto questo ci sono le ostriche e l’oceano, beh, credetemi: dopo pochi minuti sarete già stati catturati dalla smania di procurarvi l’opera omnia di Molière, mollare tutto e girarvi la Francia su due ruote.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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