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Monsters University e la Pixar che cresce con noi

Monsters University e la Pixar che cresce con noi My rating: 5 out of 5

Dopo il “gioco” dei Toy Story, la Pixar ci frega ancora (le lacrime)

Che voi starete dicendo “no io non piango né per la Disney né per la Pixar né per nessuno” e io non vi credo. Qui si tratta di avere un cuore. Perché più toccanti della storia d’amore di Up o di quella dei due robot di WALLE (accidenti, mi viene da piangere solo scrivendo i titoli… ho un problema) possono esserci solo i tuoi personaggi preferiti che crescono insieme a te, come te.

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La chiamata all’appello

Monsters University esce nel 2013, e come ogni film d’animazione porta al cinema i più piccini. Tuttavia in qualsiasi sala si varcasse si potevano trovare (oltre ai genitori dei suddetti, più o meno gioiosi), a metà tra il divertito e l’imbarazzato, i ventenni-diciannovenni-diciottenni-quell’età lì (tra cui mi colloco così fieramente che al prossimo film mi porto le bandierine per farmi notare) accorrevano/accorrevamo quanto prima, perché se mamma Pixar decide di raccontarci come Mike Wazowski e James P. Sullivan (Sulley) si sono conosciuti, come sono arrivati a ciò che vedemmo in Monsters & Co. nel 2001, noi rispondiamo all’appello e corriamo al cinema.

Questo ci fa la Pixar, e sceglie di farlo (anche) attraverso le sue scelte di sequel-prequel: ci accompagna, sorridente, lungo la nostra vita, finge di mantenere il target unicamente su chi oggi ha l’età che avemmo allora, sui bambini, ma in realtà è soprattutto a noi che guarda, a noi fa presente che quei personaggi che ci hanno tenuto compagnia da piccoli sono passati attraverso ciò che stiamo vivendo ora. Sono con noi, vicino a noi. Anche quando si tratta di mostri.

La fregatura (leggasi: il genio)

Perché insomma, immaginatevi di avere assistito a 7-8 anni o giù di lì alla vita universitaria, le crisi di identità, la difficoltà a stabilire chi sei e chi vuoi essere, tutti drammi che vivono i personaggi di Monsters University. La Pixar sapeva che si sarebbe trattato di roba sprecata, almeno in parte. Dunque noi nel 2001 ci siamo visti la fabbrica di energia elettrica a base di urla e una vicenda piuttosto classica, basata su eroi e antieroi, una bambina, Boo, che reagiva ai mostri esattamente come avremmo reagito noi a quell’età. Mamma Pixar ci ha dato gli elementi per farci affezionare a Mike e Sulley come ci si affeziona da bambini, e ce li ha riportati in auge 12 anni dopo con un prequel – dunque visibile per la prima volta anche dai neo pargoli senza bisogno di aver visto Monsters & Co. – che ci dà di nuovo le caratteristiche che avevamo già conosciuto. Quindi ecco l’umorismo un po’ slapstick, l’ottima grafica, le buffonate, i personaggi con la loro caratterizzazioni, le peculiarità del mondo mostruoso rispetto al mondo umano, semper fidelis.

Questa volta, però, i nostri mostriciattoli stanno affrontando la crescita, come stiamo facendo noi. Come noi stanno scoprendo che ciò che si vuole da sempre è spesso più difficile da ottenere di quanto si avesse previsto, anzi, a volte non è nemmeno ciò che vogliamo davvero. E come noi, stanno scoprendo che non tutto ciò che ha valore è visibile alla prima occhiata (anche se di occhio ne hai uno molto grande), ma va scoperto, capito, richiede pazienza. Che sia il lavoro dei tuoi sogni o l’amico più importante che potrai mai avere.

Che poi quanto è carino Mike da piccolo?

Che poi quanto è carino Mike da piccolo?

Insomma…

103 minuti di film d’animazione, che attraverso la mai stancante piacevolezza dei cartoni animati ci mostrano tutte le difficoltà e le scoperte del crescere, e finiscono per commuoverci per come sanno capirci.

Questo è Monsters University: perché il vero mostro che abbiamo sotto il letto, quello che non ci fa dormire la notte, è il nostro diventare adulti. Ma anche da bambini cresciuti, c’è sempre la Pixar a vegliare su di noi.

"Tu non fai paura Mike, ma non hai paura di niente."

“Tu non fai paura Mike, ma non hai paura di niente.”

Ah, se siete fan della Disney, fate un salto su Impero Disney!

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1994, ma nessuno ci crede e ancora bersi una birra è complicato. Cinema, libri, videogiochi e soprattutto cartoni animati sono nella mia vita da prima che me ne possa rendere conto, sono stata fregata. Non ho ancora deciso se sembro più stupida di quello che sono, o più furba; pare però che il cinema mi renda, quantomeno, sveglia. Ah, non so fare battute simpatiche.

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