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Mr. Nobody: e se non fossi più costretto a scegliere?

Mr. Nobody: e se non fossi più costretto a scegliere? My rating: 5 out of 5

Vi siete mai chiesti “cosa sarebbe successo se…?”, a prescindere dalla vostra situazione, a prescindere da chi o cosa sareste potuti diventare, a prescindere anche dalla vita stessa. Soltanto “e se…?”. L’abbiamo fatto tutti, chi più chi meno, ma è purtroppo un tarlo che alberga nelle nostre menti, pronto a rosicchiarci certezze e farci crollare l’esile strada che ci costruiamo sotto i piedi. Così fa Mr. Nobody, così Jaco Van Dormael ci inonda occhi e mente con tutti i “what if” di una vita intera.

Facciamo un salto indietro (occhiolino occhiolino), perché stiamo parlando di un film che ha rubato gli occhi alla 66esima mostra del cinema di Venezia, facendo arrovellare critici e spettatori, facendosi amare alla follia o abbandonare dopo cinque minuti di orologio (magari anche meno). Io metto subito le mani avanti: Mr. Nobody è un capolavoro del cinema postmoderno, un viaggio fisico e mentale dentro la vita stessa, una corsa a perdifiato tra tende di velluto rosso. Vi siete mai chiesti cosa sarebbe successo se David Lynch avesse incontrato i Mark Gatiss e Steven Moffat di Sherlock? Molto probabilmente no, non siete squilibrati come me, però Mr. Nobody potrebbe essere un’ottima risposta. E non stiamo a questionare su cosa è uscito prima e quando, dopotutto il tempo è un concetto relativo, o secondo un certo esperto “time is a flat circle”. Decidete voi.

Quindi io inizierei a far partire uno stream of consciousness supportato da una seria dose di willing suspension of disbelief. Cavolo, ci credo che poi sto sulle balle alla gente, scusate. Vabbé, facciamo che inizio a vomitare parole tentando di trovare un senso a qualcosa come Mr. Nobody, che chi ha visto il film sa essere impresa molto ardua. Potrebbero anche esserci spoilerz, altrimenti sproloquio e basta mentre un po’ nel merito vorrei entrare. Quindi ora fate voi, dovete solo scegliere, che sarà mai?

mr. nobody stairs

Appunto. La scelta. Nemo Nobody (un fantastico Jared Leto non in overacting yo madafacca) è… Fermi tutti, chi è Nemo Nobody? Anche il meno acculturato intenderebbe il nome, che tradotto significherebbe proprio “Nessuno Nessuno”. Ulisse, se ci sei batti un colpo. Dai, scomodiamolo subito allora, perché se Van Dormael non ha almeno sentito parlare di Pirandello allora io sono un fenicottero rosa dedito alla numismatica. Nemo è proprio uno, nessuno e centomila, nella sua accezione più vasta e onnicomprensiva, un bambino/ragazzo/uomo che può essere tutto, rischiando quindi di non essere nessuno. E come fa a correre su questo pericoloso filo di lana? Torniamo sempre lì: scegliendo.

mr. nobody doctor

L’unico dato certo della trama è questo: Nemo ha 118 anni e nel 2092 è il solo uomo sulla terra che può ancora morire di vecchiaia, visto che il resto del mondo ha ormai raggiunto l’immortalità. Diventa così oggetto di un’ossessiva attenzione mediatica (vero Truman?) dato che tutti vogliono vedere cosa significhi morire. Inizia così a ripercorrere la sua vita con un giornalista e con un dottore che lo induce a scavare nei suoi ricordi. Ma Nemo ricorda tre vite, e continua ad affermare di averle davvero vissute tutte. Contemporaneamente? Chi lo sa, qua entriamo in gioco noi.

mr. nobody parent

Il punto focale è uno: la scelta di Nemo alla separazione dei genitori. Se rimanere in Inghilterra con il padre o andare in Canada con la madre. Un momento straziante da vivere, che può realmente cambiare tutta la tua vita in un soffio. E quindi come si fa? Non si sceglie, si vivono entrambi i futuri, si percorrono con la mente tutte le implicazioni che una decisione può portare. Ma anche in quel caso non esiste una scelta giusta o sbagliata, perciò c’è un solo modo per risolvere la cosa: eliminare la scelta e vivere tutto.

Mr. Nobody è proprio la summa del pensiero pirandelliano, riportato e adattato però quasi cent’anni dopo. Ci fa vedere ogni singolo svincolo di una vita, come potrebbe cambiare tutto per una semplice foglia che cade o un uovo sodo cotto in pentola. E noi ci immergiamo in questo turbine di storie parallele e alternative allo stesso tempo, riportando la vita di Nemo sulla nostra pelle, perché anche noi abbiamo avuto quei momenti cruciali, quegli istanti che hanno cambiato le cose, magari vissuti anche senza saperlo.

C’è una strofa della canzone Malinconia di Luca Carboni che può essere applicata a Mr. Nobody, soprattutto a come il film si rapporta alle nostre vite. (Il soggetto è proprio la malinconia, ma non fossilizzatevi, tutto è relativo).

È sentirsi vicini e anche lontani

È viaggiare stando fermi

È vivere altre vite

È sentirsi in volo dentro agli aeroplani

Sulle navi illuminate

Sui treni che vedi passare

Capite perché questo film è difficilmente classificabile? Perché il rischio è voler cercare per forza un senso a tutto, quando in realtà sono le sensazioni trasmesse, sono le emozioni che ti fa provare, è lo sguardo interiore che Mr. Nobody ci costringe a proiettare che conta, in un turbinio di spazio e tempo che ci frammenta per poi farci tornare ad essere infinite essenze diverse.

mr. nobody mars

Quindi poco importa se un Nemo nato in un racconto va su Marte per spargere le ceneri di una sua ipotetica moglie ancora in vita, perché fa comunque parte di lui, e anche parte di noi. (Jared Leto che va su Marte, ha, che grasse risate). La nostra mente non può ancorarsi alla semplice routine, non può accettare di essere catalogata con un maglioncino a scacchi e una macchina rossa. La nostra mente va oltre, deve farlo.

mr. nobody nemo anna

Perché altrimenti come potremmo sentir bruciare sulla pelle l’amore più forte della nostra vita, vederlo andare via, ritrovarlo e poi forse scoprire che non è mai esistito? Questa è la condanna e il dono di Nemo: poter vedere e vivere tutto, e quindi poter soffrire ed essere felice infinite volte più del mondo intero.

Ma quindi quale vita è quella vera? È il dottore tatuato che gli induce quei ricordi? O forse sono solo un parto di una mente vecchia che ormai mischia tutte le carte senza trovare quella giusta nel mazzo? Non importa. Van Dormael sfreccia con la macchina da presa da una dimensione all’altra, veloce come il battito d’ali di una farfalla. Ci consegna un mosaico da ricomporre, che solo noi, al chiuso della nostra anima, possiamo fare. Sono i pezzi ad essere importanti, non la loro collocazione.

mr. nobody old nemo

Mr. Nobody si diverte con noi, come Nemo con il giornalista, sparge briciole di pane guardandoci mentre ci danniamo per trovarle tutte. O forse vuole solo farci tendere il nostro filo di Arianna, la nostra vita di Nemo, anche se un indizio sul finale ci viene dato, con quel nome pronunciato prima di esalare l’ultimo respiro. Dopotutto un bambino corre sempre dalla mamma…

E quindi?

Quindi si ritorna sempre lì: la scelta. Ma Mr. Nobody, dopo averle sviscerate tutte, decide di eliminare alla radice il problema. Lo fa nella maniera più nostalgica, quella che ogni singola persona al mondo ha sperimentato almeno una volta nella vita: tornare indietro. La dolorosa incertezza del futuro viene cancellata, tutto si riavvolge come il nastro di una videocassetta.

Nemo può letteralmente rivivere, e noi con lui. Si torna a sognare per sempre, a quando il mondo era più giovane e noi avevamo ancora tutto da perdere.

Article written by:

Edoardo Ferrarese

Folgorato sul Viale del Tramonto da Charles Foster Kane. Bene, ora che vi ho fatto vedere quanto ne so di cinema e vi starò già sulle balle, passiamo alle cagate: classe 1992, fagocito libri da quando sono nato. Con i film il feeling è più recente, ma non posso farne a meno, un po' come con la birra. Scrivere è l'unica cosa che so e amo fare. (Beh, poteva andare peggio. Poteva piovere).

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