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Necropolis: paura e peccato sotto il ventre di Parigi

Necropolis: paura e peccato sotto il ventre di Parigi My rating: 4 out of 5

Normalmente non ho particolari problemi con i luoghi chiusi, a parte gli ascensori che stanno su, ma per finta. Tuttavia durante la visione di Necropolis, horror del 2014, qualche problema di ansia l’ho avuto anche io. Un senso di costrizione al petto e angoscia esistenziale.

Uscito all’estero col titolo As Above So Below (più evocativo rispetto al titolo italiano), sotto la regia di John Erick Dowdle, Necropolis è la storia dell’archeologa Scarlett Marlowe, interpretata dalla sconosciuta Perdita Weeks. La giovane è figlia di un eminente scienziato, morto suicida a causa del  suo fallimento della vita: non essere riuscito a trovare la mitica pietra filosofale. Scarlett trova alcuni indizi preziosi in Iran e decide di continuare l’opera del padre, che la porteranno in un’indagine da incubo sotto le fondamenta di Parigi, nelle mitica Città dei Morti.

 

Sono possibili Spoiler grossi, vaghi e non.

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Trama de paura o forse no…

La trama di Necropolis quindi è un po’ diversa dai soliti horror. Partiamo con un’indagine dai risvolti interessanti, anche se la ricerca della pietra filosofale è un po’ il clichè over 9000 delle storie a tema archeologico. La parte iniziale del film è un intrigante misto di piccoli misteri, visite di straforo nelle cattedrali parigine e trucchi chimici per trovare indizi e tracce nascoste. Il tutto accompagnato dalla sacrosanta telecamera del mockumentary, che per fortuna qui non balla tanto da farti desiderare un Travelgum. I fratelli Dowdle, ricordiamolo, sono anche i registi di Devil e di quella botta di film allucinante che porta il titolo di The Poughkeepsie Tapes, deviatissimo finto documentario su un killer fissato con le VHS e movenze da ballerino psicopatico mascherato.

Qui lo stile è molto diverso, e la paura è una sorella stretta dell’ansia, un sentimento strisciante che non sa bene dove dirigersi. Per buona parte del film infatti la fa da padrone l’atmosfera, il buio, la costrizione claustrofobica. La paura dell’ignoto si respira nei tunnel bui, per motivi fantasiosi ma anche prosaici. Potrebbe esserci un fantasma? Sì certo… ma anche senza un demonio, un mostro in camicia da notte o un pazzoide armato, le catacombe di Parigi non sono uno zuccherino. Il rischio di perdersi e fare la fine del ratto è altissima, e questo è un fatto paurosamente reale.

Paura nel labirinto

Dando un’occhiata in giro ho notato che Necropolis è stato piuttosto criticato e sottovalutato dal pubblico. L’accusa è che ormai la gente si sia scartavetrata le balle stancata dei mockumentary, e che la trama presenti un gran calderone di riferimenti culturali, religiosi e alchimistici, tipo una bagnacauda di Harry Potter. Sullo stufamento del found footage sono in parte d’accordo, visto che il binomio telecamera ballerina = paura e cagozzo assicurato non sta ormai in piedi (vedi The Gallows, presentato come uno dei film più spaventevoli degli ultimi anni… mah). Tuttavia la presenza della telecamera (protagonista molto eroica, dato che finisce in acqua e sangue e piglia le botte senza rompersi) è un gustoso condimento al film, una buona scusa per creare un ritmo da mitraglia, una corsa di eventi concatenati fino a un finale da catarsi.

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Veniamo all’altro punto “dolente” del film. Che ve devo dire, a me il misto di riferimenti letterari/religiosi mi fa sempre cantare. C’è il labirinto tanto caro a Minosse, la Torah, l’Antico Testamento. Un gran casino? Sì, è un bordello, ma stranamente funziona. E ci porta in un’atmosfera da paura sottile e gustosa. E ciò è bene. In questo caso il regista ha scomodato pure l’epicissimo Dante, per dare una lettura delle catacombe di Parigi. E ha fatto bene. Quei sotterranei sembrano la trasposizione reale dei peggiori gironi dell’Inferno dantesco, un labirinto spettrale e oscuro dove non ci sono fiamme, ma le anime sono incatenate nelle propria paura e nei propri errori. Andando avanti, i riferimenti prendono la piega ansio-religiosa, spiegando come l’Uomo e Dio siano  profondamente legati, come le cose siano concatenate, e come il tutto è il contrario di tutto. Come in cielo così in terra. Come sotto così sopra. Da qui il richiamo al titolo. Queste frasi non sono un semplice trucco intellettuale  per sollevare una trama che potrebbe essere semplice e forse banalotta, ma nascondono  una chiave di lettura su cui si basa il punto fondamentale del film: l’espiazione.

La paura di se stessi

Esiste la paura dell’ignoto, la paura del buio, dei fantasmi, di mille cose. Ma esiste anche una paura molto più terra terra e umana, di cui secondo me non si parla molto negli horror. La paura dei propri errori e la paura di rettificare. Potrei fare una delle mie solite analisi sociologiche fondate sul nulla, ma questo è il MacGuffin, non un saggio di Umberto Eco. E comunque non riesco a pensare perchè ho la febbre e il naso grosso come un popone. Quindi ve la butto là: la nostra società ha totalmente censurato il senso di responsabilità individuale? E perchè una persona ha paura di pagare un proprio debito morale? Necropolis dà una risposta un po’ diversa dal solito a questo quesito.

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La risposta al dilemma morale in questo caso è talmente ovvia che non ci si pensa subito. Come si fa quando uno ha una paura fottuta di perdonare se stesso? Alcuni protagonisti di questo film hanno dei segreti, torti commessi che devono finalmente riconoscere. Ma sono torti commessi nei loro stessi confronti, sensi di colpa trascinati negli anni. I peccati, quindi, vanno rettificati. Ma la cosa non è così facile. Il peccato più grande, in Necropolis, è l’autodannazione, il non perdonarsi un errore o un torto, vivere con un senso di colpa che avvelena l’anima e l’esistenza. Solo perdonando se stessi il peccato potrà essere rettificato, solo così il futuro potrà essere cambiato, e solo così si potrà uscire dal labirinto, a riveder le stelle.

 

Nota a margine: lo so che è impossibile ma vi giuro che, minchia, in un cunicolo del film c’era un tizio uguale a Palpatine!

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Nasce nel 1990 in mezzo ai colli toscani dove impara la dura legge della provincia. Coltiva la sua passione per i libri,il cinema,il disegno e la misantropia. Le piace confrontarsi con persone disagiate almeno quanto lei.

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